Che affitti da truffa: «La casa non è sua»
BROGLIANO. Ha intascato almeno sei caparre. Va a processo per aver dato in locazione la stessa abitazione ad alcune famiglie della valle prima di far sparire le proprie tracce
Pubblicità mirata su pubblicazioni del settore e annunci appesi alle bacheche pubbliche, con un nome e un numero di telefono. Poi, un'offerta molto vantaggiosa: affittasi appartamento tricamere di quasi 100 metri quadrati con garage doppio a 300 euro al mese in zona tranquilla.
Era il luglio 2007 quando alcuni immigrati risposero all'appello. Dall'altro capo del telefono, secondo l'accusa, rispondeva Massimo Andrea Chiodi, che oggi ha 57 anni e vive a Bologna. Sarebbe stato lui ad orchestrare truffe in mezza Italia, Brogliano compresa, ed ora dovrà risponderne in un processo nel quale il suo difensore ha fatto unificare svariati fascicoli diversi sparsi in numerose procure del Nord Italia.
In base a quanto è stato ricostruito, la tecnica adottata dal bolognese era sempre la stessa ma era talmente ben affinata da risultare molto efficace. Chiodi pubblicizzava un appartamento in affitto a prezzi indubbiamente vantaggiosi in contesti discreti, se non buoni. Quindi, con modalità diverse, riusciva ad ottenere o la complicità (a loro insaputa) di agenzie immobiliari o più spesso di proprietari che effettivamente intendevano affittare un alloggio di proprietà. «Ho trovato un inquilino, se mi date le chiavi gli faccio vedere l'appartamento». In questa maniera mostrava la futura casa di solito ad immigrati. Dopo averli convinti, si faceva pagare - in nero - tre mesi di caparra (900 euro, nel caso) e fissava una data per la consegna di chiavi e alloggio. Il giorno prefissato i futuri inquilini si presentavano all'appuntamento, ma lui non c'era e spariva nel nulla.
Nel caso di Brogliano le famiglie raggirate sarebbero state 6, tutte di extracomunitari. L'appartamento per loro sarebbe stato in un complesso di recente costruzione nella nuova zona residenziale, a due passi dall'ex sede del supermercato Coop. Le vittime si rivolsero al proprietario, che non sapeva nulla di quei contatti, e poi ai carabinieri. Furono quelli di Bologna a dare un nome al presunto truffatore.D.N.
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