Assalto al rame. Spogliati i paletti della ciclabile
VANDALI. Ieri notte tolta la copertura a 60 pali nella zona più buia. Presi di mira dai ladri di metallo ma il bottino è molto esiguo Fortuna : «La disperazione non basta a giustificare questi gesti»
Rame, rame e ancora rame. Nell'ultimo periodo, l'oro rosso è diventato preda del maggior parte dei furti, soprattutto in Valle dell'Agno.
L'ultimo caso in ordine di tempo è quello dell'altra notte: nella pista ciclabile, nel tratto dietro via Terragli, sono stati portati via 60 copri paletti in metallo. Il bottino è magro: stando al prezzo del rame sul mercato internazionale (circa 7 euro al chilo) e al peso complessivo degli ornamenti portati via (al massimo 600 grammi), il ricavato della vendita non supererà di certo i 5 euro. Il danno per le casse del Comune, invece, si aggira tra i 500 e i mille euro. Sul posto sono intervenuti gli agenti del consorzio di polizia locale “Valle Agno” del comandante Daniele Vani per un sopralluogo.
L'assessore ai lavori pubblici, Giovanni Perazzolo, che è anche presidente del consorzio è più rassegnato che arrabbiato, al contrario di quanto è accaduto in passati episodi di vandalismo: «Rischiare un furto per un bottino tanto misero - spiega - dà il senso della fame che c'è in giro. Avevamo fissato il rame in modo da rendere difficile un furto, ma la notte e la zona nascosta hanno semplificato il lavoro dei ladri. Ora - aggiunge l'assessessore - procederemo con la sostituzione, optando però per la lamiera: un materiale senza valore».
Perazzolo trova anche il modo di fare una battuta: «Proporrò all'ufficio tecnico di spalmare i copri paletti di pece, almeno i ladri rimarranno incollati».
Il presidente di Confindustria Vicenza, mandamento di Valdagno, Giuseppe Fortuna, prima spiega perché il rame sia così “gettonato”: «È il metallo comune con il valore più alto sul mercato - precisa - ed è anche quello più facilmente riconoscibile da un occhio inesperto. Esistono altre leghe con una buona quotazione ma sono meno individuabili».
Poi Fortuna si scaglia contro chi compie questi gesti, non spinto dalla disperazione ma «dall'egoismo. La congiuntura economica è grave, ma chi vive qui ha imparato a sopportare la crisi con dignità. In più, dopo il furto c'è la vendita: chi acquista la refurtiva è colpevole tanto quanto il ladro: certe aziende - conclude il presidente Fortuna - dovrebbero imparare ad operare con trasparenza nel settore».
Karl Zilliken
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