mercoledì, 23 maggio 2012

Valdagno

CAMBIA:

«Il Cric non si tocca Scendiamo in piazza»

PROTESTA. Grido d'allarme di Progetto Salute. Levata di scudi delle categorie economiche e del volontariato  contro il paventato trasferimento in un centro sanitario di Padova
21/02/2012
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Il vecchio “San Lorenzo”. K.Z.

«Eravamo scesi in strada in 10 mila nel 2002, per non perdere l'ospedale: siamo pronti a farlo anche questa volta». Fronte compatto quello che si sta creando in città, capitanato da Diego Zattera, presidente dell'associazione Onlus “Progetto Salute Valle Agno" (che raggruppa categorie economiche e associazioni di volontariato), per non far diventare realtà il trasferimento a Padova del Cric, il Centro regionale per la ricerca sull'invecchiamento cerebrale. Prima la non attivazione dei 6 posti letto predisposti, ora la partenza a fine mese del primario Carlo Gabelli senza aver provveduto alla nomina di un sostituto. «Ci sono tutti gli elementi per la chiusura del Centro al “San Lorenzo” ed il suo trasloco all'Oic alla Mandria di Padova, struttura privata - spiega Zattera - Il Cric non si tocca: scendiamo in piazza per difenderlo». Giuseppe Fortuna, presidente del raggruppamento valdagnese di Confindustria Vicenza, afferma che «la città perde un altro pezzo: è una situazione pesante che si respira a pieni polmoni». Gianluca Cavion, presidente del mandamento cittadino dell'Assoartigiani, aggiunge: «Il trasferimento del Cric dimostrerebbe investimenti buttati e uno sperpero di denaro pubblico vergognoso». Gli fa eco Vittorio Vencato, referente cittadino della Cna: «La Regione ha finanziato la struttura con 500 mila euro predisponendo 6 posti letto che non sono stati attivati in 3 anni dall'inaugurazione». Un Centro sanitario «irrinunciabile anche perché, con l'innalzamento dell'età media della popolazione - aggiunge Enrico Soprana, presidente mandamentale di Ascom-Confcommercio - i problemi legati alla terza età saranno sempre più frequenti. Dobbiamo muoverci per trovare una soluzione che non sia la riduzione dei servizi».
Stando a Zattera, «i segnali erano percepibili e, già da almeno un anno, ci si chiedeva perché la struttura non fosse a pieno regime. Eppure i soldi dalla Regione erano arrivati. Il San Lorenzo scricchiola: non vorremmo che questo fosse solo il preludio di una decisione più radicale». Scendere in piazza? L'Avis, che conta mille 300 donatori solo in città, non si tira indietro. «È vergognoso pensare al trasferimento - afferma il presidente Giancarlo Mingardi - dopo la fatica che abbiamo fatto per ottenerlo». Si sente «disarmato» Giampietro Massignani, presidente del Tribunale dei diritti del malato: «Dall'inaugurazione del 2009 ad oggi, i segnali c'erano e chi si è mosso per non attivarlo probabilmente era già a conoscenza della permanenza del Cric in città solo a tempo determinato».

Veronica Molinari

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