mercoledì, 23 maggio 2012

Valdagno

CAMBIA:

«Uccise il vicino, a processo»

CORNEDO. La procura ha chiuso le indagini sul delitto di Cereda avvenuto nel settembre scorso dopo una furiosa lite. Contestati all'omicida i futili motivi e di aver usato un levarino come arma. La difesa cercherà di risarcire la moglie della vittima prima del giudizio
07/02/2012
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Il pm Toniolo, il medico Galassi e gli investigatori dei carabinieri| L'omicida Tiziano Zordan| La vittima Flavio Sartori

A processo per aver ucciso il vicino di casa. La procura ha chiuso le indagini a carico di Tiziano Zordan, contestandogli l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dall'utilizzo di un'arma. La difesa avrà venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere un interrogatorio, poi il pubblico ministero Antonella Toniolo chiederà che Zordan, operaio di 40 anni, venga giudicato per aver ammazzato Flavio Sartori.
La tragedia avvenne a Cereda di Cornedo la sera del 23 settembre scorso. Vittima e assassino abitavano fianco a fianco, in due villette a schiera in via Giarrette, e i rapporti di vicinato erano compromessi da tempo. Quella sera, dopo aver avvertito un rumore provenire dalla casa dei vicini, Sartori, pensionato di 58 anni, urlò: Zordan scese in garage e dopo una furiosa discussione colpì il vicino con un levarino di ferro, fracassandogli il cranio con alcuni colpi. Sartori morì in ospedale nella notte.
Il caso ha suscitato polemiche e prese di posizione. Zordan agì per esasperazione contro quel vicino troppo solerte, a detta dei residenti della zona, a segnalare i rumori. Amava il silenzio, e non accettava trasgressioni. I precedenti vicini avevano trovato una nuova sistemazione; non così Zordan, il quale aveva fatto non pochi sacrifici per comprarsi della porzione di bifamigliare. La sera del dramma, al figlioletto dell'operaio era caduto in terra un rotolo di carta da alimenti. Era stato questo rumore a scatenare le proteste della vittima, che venne trovata in garage in un lago di sangue, come emerse dai rilievi dei carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Valdagno.
Zordan, inizialmente ricoverato in stato di choc, fu arrestato dai militari dei capitani Ghinelli e Gandolfi e del luogotenente Ferrante. Ma in carcere restò poche ore, perchè il giudice Gerace, considerando che non aveva precedenti e che non è una persona pericolosa, gli concesse subito gli arresti domiciliari. La misura cautelare è tuttora in vigore: Zordan, che vive dai suoceri a Valdagno, può andare al lavoro dove è stimato e considerato. Per l'operaio e padre di famiglia, tutto il vicinato ha sempre avuto parole di elogio.
In queste settimane, i difensori di Zordan - gli avv. Paolo Mele junior e Flavio Pana - stanno cercando di verificare se è possibile aiutare la vedova Sartori. Con il suo legale, l'avv. Nicola Mele, cercheranno un accordo per il risarcimento in modo da rendere meno pesante la pena. In aula, infatti, Zordan rischia molti anni di galera.
«A distanza di mesi, non si è ancora reso conto di quello che è accaduto quella sera. Ha agito con un impulso che derivava da anni di sopportazione», hanno sottolineato ieri i legali dell'operaio.

Diego Neri

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