mercoledì, 23 maggio 2012

Thiene

CAMBIA:

Caldogno Bacino si torna agli indennizzi

CALDOGNO. Dietrofront sull'ipotesi di esproprio. Giovedì il progetto  approderà in Commissione tecnica regionale. La terra rimarrà ai contadini. Risarcimento più alto per chi ha  il terreno nella cassa A, partendo da una base di 60 mila euro
20/02/2012
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Lorenzo Altissimo. ARCHIVIO

Niente espropri sul bacino d'invaso di Caldogno: si torna all'ipotesi originaria dell'indennità di allagamento e la terra rimarrà ai contadini. «L'idea dell'esproprio era circolata solo per una delle due casse - commenta l'assessore all'urbanistica del Comune di Caldogno Alberto Moschini - ma alla fine la Regione ha deciso di optare per la servitù».
Un passo indietro che fa felice Coldiretti e scontenta invece il comitato rappresentato da Gianfranco Farina, più propenso a cedere i terreni alla Regione, evitando così l'onere della pulizia dei fondi.
La grande opera idraulica che servirà a contenere le piene del torrente Timonchio ora ha una scadenza: giovedì 23 febbraio il progetto definitivo approderà in Commissione tecnica regionale. Un passaggio più formale che sostanziale; l'approvazione appare scontata, soprattutto dopo che l'impatto in falda è stato escluso (lo dice lo studio dell'Università di Padova) e l'area inquinata da rifiuti, aggirata.
L'unico rischio è quello di “sforare” i 41.5 milioni di euro già stanziati per l'opera. Se le previsioni di spesa saranno rispettate, l'iter dovrebbe procedere spedito: a marzo la gara, a settembre l'assegnazione, a dicembre l'apertura dei cantieri. Tempi di realizzazione: due anni. «Forse anche meno», dicono a Venezia. Il preavviso di gara è già stato pubblicato sul sito della Regione Veneto.
Risolti i dubbi sul versante tecnico, l'ultimo scoglio è l'accordo con i proprietari dei terreni. Gli affiliati Coldiretti hanno appreso con soddisfazione la notizia del ritorno alla servitù di allagamento. «Era un punto fondamentale - commenta il presidente Diego Meggiolaro - le imprese agricole hanno la necessità di continuare a lavorare e a produrre e potranno farlo all'interno del bacino. Anche il ristoro ha raggiunto una base ragionevole, 60 mila euro a ettaro, che potrà aumentare dove la terrà verrà scavata. Per noi va bene così».
E chi non ci sta? «Non possiamo puntare la pistola addosso a nessuno: ciascun proprietario farà la sua scelta» replica Meggiolaro. Se necessario la Regione potrebbe ricorrere all'esproprio coatto.
Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi. «Rispetto al preliminare - spiega Moschini - è aumentata di 300 mila metri cubi la capacità e sono cambiate la arginature, che avranno un minore impatto. Il definitivo verrà reso pubblico dopo l'incontro del 23».
A breve il Comune incontrerà i proprietari per illustrare i meccanismi dell'impianto risarcitorio. «Ci saranno due indennizzi: più alto per chi ha il terreno nella cassa A, che secondo i modelli statistici verrà utilizzata una volta ogni tre anni, minore per la cassa B, che verrà riempita mediamente ogni 15 anni».
E i 7 mila metri quadri dove giacciono sepolti quintali di spazzatura? «Non ci sarà mai l'acqua sopra. Lì passerà l'argine che divide le due casse».

Gli affioramenti di acqua a Novoledo? «Sono dipesi dalle piogge che da ottobre a dicembre 2010 hanno spinto la falda verso l'alto, ma il bacino d'invaso non avrà impatto sulla falda» afferma Lorenzo Altissimo, direttore del Centro Idrico.
Tra chi si oppone al progetto c'è il “Comitato per la Difesa del Creato”, costituito da don Francesco Meneghello e presieduto da Galdino Pendin.
I motivi della contrarietà a un'opera che, secondo i progettisti di Beta Studio, avrebbe evitato l'alluvione di Ognissanti? La paura che la pressione del bacino sulla falda possa far affiorare l'acqua nelle case della frazione, come avvenuto a dicembre del 2010. Per questo circa un anno fa la Regione aveva incaricato il dipartimento Image dell'Università di Padova di approfondire la questione. Lo studio, portato a termine dal prof. Andrea Rinaldo, dall'ing. Giulia Passadore e del prof. Mario Putti con la collaborazione del Centro Idrico di Novoledo e costato alla Regione quasi 100 mila euro, ha permesso di azzerare con modesti interventi di mitigazione l'impatto del bacino sulla falda. «Gli allagamenti negli scantinati - hanno stabilito gli studiosi - dipendono dai livelli pleziometrici e si verificherebbero anche in assenza delle casse di espansione sul Timonchio».
Si potrebbero verificare problemi solo qualora non venissero realizzati gli interventi di “isolamento" tra la cassa e la falda (già inseriti nel progetto definitivo) e nell'ipotesi in cui la falda si trovasse già a livelli elevati prima del riempimento della “vasca”. P.MUT.

Paolo Mutterle

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