La crisi colpisce le micro imprese Disoccupati record
INCHIESTA. Nel 2011 c'erano quasi 800 iscritti nelle liste di mobilitàUn fenomeno che fatica a venire a galla proprio per le dimensioni delle aziende. La stretta creditizia penalizza anche quelle sane
La crisi continua a farsi sentire e adesso colpisce duramente soprattutto le piccole imprese. Quelle da quattro o cinque dipendenti, che quando chiudono i battenti fanno troppo poco rumore per essere notate.
EMERGENZA. L'allarme arriva dai sindacati, che chiedono maggiore attenzione per le micro realtà, un'effettiva politica di aggiornamento e orientamento dei lavoratori in mobilità o in cassa integrazione e il ricorso ad ammortizzatori sociali contenitivi, come il contratto di solidarietà.
A fine 2011 erano 176 i thienesi iscritti alle liste di mobilità, numero che sale a quasi 800 se si considerano anche i residenti nei Comuni del circondario. La città dunque, con i sui 23 mila abitanti, non se la passa proprio bene se pensiamo che a Schio, che di cittadini ne conta quasi il doppio, i residenti iscritti al Centro per l'impiego sono 259 e a Valdagno 139.
PICCOLE IMPRESE. «Come sindacato siamo molto preoccupati soprattutto per le realtà più piccole - chiarisce subito Grazia Chisin della Uil - quelle da tre, quattro o cinque dipendenti. Con questa crisi le stiamo perdendo e il fenomeno rischia di passare inosservato, anche se i drammi personali sono reali. Paghiamo poi una grossa lacuna: il lavoratore che gode dell'ammortizzatore sociale è lasciato a sé stesso. Il sistema non è in grado di garantirgli un reale aggiornamento, la certificazione delle competenze e un orientamento verso quei settori dove magari c'è maggior richiesta di impiego».
CREDITO. «Le piccole imprese sono quelle con le maggiormente le difficoltà di accesso al credito - spiega Michele Gregolin, funzionario provinciale della Fiom-Cgil, responsabile dell'Alto vicentino - il paradosso è che questa stretta mette in ginocchio anche aziende che potrebbero essere virtuose, perché hanno ordini, cui non possono però far fronte a causa della mancanza di liquidità».
«Le aziende più grandi in molti casi sono alle prese con una riduzione dei margini di guadagno - aggiunge - e spesso una delle strade intraprese è quella di tagliare sul personale. Bisognerebbe invece valutare anche soluzioni diverse alla cassa integrazione o dalla mobilità, come il contratto di solidarietà, che consente a tutti di lavorare, ad orario ridotto, con l'80 per cento dello stipendio. In questo modo il dipendente non perde la propria professionalità ed è presente in caso di un aumento del carico di lavoro. Inoltre, l'impatto psicologico è minore».
SPERANZA. Più fiducioso Stefano Chemello, della Fim-Cisl.
«A dicembre la situazione sembrava più preoccupante - dice - adesso invece vediamo che il ricorso reale alla cassa integrazione è inferiore rispetto alle richieste presentate a fine anno. In ogni caso il momento critico non è passato, soprattutto per le piccole imprese, numerose nelle nostre zone. Anche il Governo, se vuole margini di trattativa, deve impegnarsi a creare vere strategie di sostegno e reinserimento dei lavoratori tagliati fuori dal mercato del lavoro».
Alessia Zorzan
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