Rubavano abiti per vestirsi come le amiche
IL CASO. Barriere culturali e problemi economici all'origine del gesto. Due ragazzine nordafricane in un paio di mesi avevano sottratto abbigliamento per 2000 euro
Vicenza. Volevano vestire all'occidentale. Erano attirate dagli abitini corti, dalle scarpe con il tacco o da quelle pubblicizzate in tv. Volevano insomma condividere con le loro coetanee un po' di civetteria adolescenziale. Ma probabilmente si scontravano con le barriere culturali dei genitori e con l'impossibilità di avere i soldi per acquistare ciò che agognavano. Così due ragazze marocchine, una delle quali minorenne, residenti nel Thienese, hanno pensato di arrangiarsi. Facevano shopping a modo loro in un rinomato negozio di abbigliamento e calzature della città e senza passare dalla cassa. Si limitavano a staccare il dispositivo antitaccheggio prima di uscire. Lo facevano in maniera maldestra perchè non erano professioniste del taccheggio e a volte lo strappo comprometteva anche il tessuto, che veniva irrimediabilmente lacerato. In quei casi l'abitino veniva riposto nello stendino e l'obiettivo cambiava. In due mesi le giovani hanno asportato merce per circa duemila euro, fino a sabato scorso, quando qualcosa non ha funzionato: una di loro ha dimenticato di togliere il magnete antifurto e il sistema d'allarme ha iniziato a suonare. Le due sono fuggite ma sono state anche subito pizzicate dagli agenti della polizia locale. Fine del sogno. Le ragazzine, prima di essere acciuffate, avevano gettato in un giardino abiti e scarpe per un valore di 181 euro, il loro ultimo colpo. Hanno anche provato a negare l'evidenza ma poi sono crollate e hanno cominciato a snocciolare, davanti ai vigili e alla commessa, i numeri della loro attività da dicembre a fine gennaio. Solo nel primo mese dell'anno si sarebbero appropriate di merce per un valore di 965 euro. Altri 800 circa erano l'ammontare di dicembre. Calcolando che sono state colte con le mani nel sacco e che hanno ammesso il resto, c'erano i presupposti per attivare l'azione penale, ma l'intervento del padre di una delle due e la disponibilità a chiudere un occhio da parte del titolare del negozio hanno cambiato il finale della vicenda. Il genitore ha voluto rifondere subito il danno; è andato a casa, ha preso 181 euro e li ha portati al negoziante. Poi ha promesso che avrebbe contattato i genitori dell'altra ragazza per rimborsare anche il resto della cifra. A patto che non ci fossero conseguenze per le due ragazzine. Alcuni clienti che hanno assistito alla scena hanno raccontato anche che il padre, infuriato per ciò che è venuto a galla, (e chi non lo sarebbe) non avrebbe gradito il gusto troppo occidentale della figlia. C'erano vestitini un po' troppo “scoperti" per intenderci, con troppi lustrini e quindi non adatti ad una giovane marocchina.Ma questo è un canovaccio già sentito.
Dennis Dellai
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1 laveder_marco 01/02/2012 19:09 495 commenti
non vedo nessun commento del giornalista..è chiaro che è stata riportato il giudizio del padre..l'italiano è una lingua precisa che non lascia spazio a dubbi..forse qualcuno dovrebbe leggere meglio l'articolo e nn solo i commenti o parti dell'articolo..non cè mai scritto che il direttore abbia regalato le cose..semplicemente si fa pagare e ritira la denuncia penale non è buonismo che è sbagliato per carità ma è buon senso e logica..certo qualche ora di volontariato o cose simili nn sarebbero stati male ma se a 18 sono cosi furbe??perche sono state furbe?a me sembra una cosa fatta da delle persone immature e basta..però ognuno la propia idea e secondo me per la maggior parte i suoi figli sono perfetti quelli degli altri no quindi bisogna rinchiuderli ma se capita a vostra figlio e figlia?vorreste una condanna penale?