«Integrazione, serve uno scatto»
INTERVISTA/1. Giovanni Luigi Fontana parla da protagonista di 25 anni di politiche di aggregazione dell'Alto Vicentino«Il traforo “scontato” funziona ma c'è il rischio che la politica tariffaria cambi in futuro»
L'integrazione dell'Alto Vicentino compie 25 anni. I primi passi furono compiuti nel 1987, quando prese corpo l'idea di un tunnel che finalmente unisse due vallate divise da una montagna. Il traforo fra Schio e Valdagno fu inaugurato il 3 luglio 1999. Giovanni Luigi Fontana fu uno dei principali artefici del progetto d'integrazione. Con il suo intervento parte l'analisi di questo quarto di secolo ad inseguire un sogno. Lei è stato l'"ideologo" ed uno dei promotori del traforo Schio-Valdagno e del processo di integrazione. Da cosa nacque l'esigenza? Quali passi concreti sono stati compiuti? Nel periodo 1987-1991 Valdagno scivolava sempre più a valle e per Schio era chiaro che grossi progetti, come quelli per l'area Lanerossi-Conte, che allora mi trovavo a gestire, non potevano avere successo senza adeguati bacini di utenza. Si dovevano portare la pianificazione e i servizi ad una scala territoriale dalle dimensioni (una trentina di comuni) e dalla popolazione (oltre i 200 mila abitanti) adeguate. Il cammino avviato con molte iniziative, tra cui, fondamentale, la realizzazione dello Schio-Valdagno Pass per ragioni diverse, è poi proseguito lentamente e a fatica. Tuttavia, in alcuni ambiti, si sono realizzati passi in avanti, specie laddove si è operato nel solco di politiche consorziali già collaudate che hanno permesso, nei loro recenti sviluppi di raggiungere risultati molto positivi. Il traforo Schio-Valdagno rappresenta l'opera-simbolo dell'integrazione, ma l'infrastruttura, a distanza di due lustri, non è ancora compiutamente decollata. Quali i motivi a suo parere? Se si consultano i progetti e i documenti dell'epoca, si può vedere come la concezione, la scelta sul tracciato, le modalità di realizzazione dell'opera si inscrivessero interamente all'interno del disegno di integrazione urbana e territoriale dell'Alto Vicentino. Se, dopo l'inaugurazione, il traforo ha fatto fatica a decollare è perché le azioni per l'integrazione sono state troppo limitate e troppo lente. Va detto che hanno inciso anche altri fattori, tra cui la politica tariffaria. Non è un caso che con l'acquisizione della società da parte dei Comuni, e poi della Provincia, e con la conseguente riduzione del prezzo si è passati da un milione a un milione e mezzo di passaggi annui, con bilancio in utile, se sono bene informato, di 3-400 mila euro, un risultato non di poco conto. Ma ora serve uno scatto, mentre ci sono altri rischi. Quali, professore? Le Province sono in fase di ristrutturazione. L'Amministrazione provinciale dovrà liberarsi di Vi.Abilità che gestisce il tunnel, il quale potrebbe quindi ritornare in concessione ad una società che potrebbe adottare una politica tariffaria molto diversa, snaturando la funzione del traforo come essenziale strumento dell'integrazione. La crisi economica può rafforzare le esigenze di integrazione, data la necessità di razionalizzare i servizi, a partire da quelli sanitari. Come va ridisegnata l'integrazione con Thiene e Valdagno sotto questo profilo? Sicuramente la crisi attuale e la riduzione di risorse pubbliche in settori di primaria importanza per la popolazione costringono a rivedere l'assetto dei servizi con logiche di razionalizzazione e di integrazione, per realizzare economie di scala e mantenere uno standard qualitativo possibilmente non al di sotto del livello cui siamo abituati. Centrale è in questa fase il ridisegno delle unità sanitarie locali da parte della Regione. Bisogna che la sanità dell'Alto Vicentino non si dequalifichi e che il ruolo del nuovo ospedale di Santorso sia ben definito in rapporto alle altre strutture del territorio. Altrimenti nelle logiche campanilistiche a perderci è sempre il cittadino.
Mauro Sartori
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