mercoledì, 23 maggio 2012

Schio

CAMBIA:

Negozi chiusi, il Consiglio unito

CONSIGLIO COMUNALE. In aula tutti d'accordo contro le liberalizzazioni, divisi sulla “giornata da dedicare al Signore”

L'emendamento di Paola Maso del Pd volto a sottolineare le radici ebraico - cristiane della festa è stato alla fine ritirato
10/02/2012
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La seduta consiliare dell’altra sera a palazzo Garbin. S.D.C.

Domenica negozi chiusi ma non per andare a messa.
È quanto ha deciso l'ultimo Consiglio comunale nella seduta di mercoledì, quando è stata votata all'unanimità la proposta della consigliera Silvia Pietribiasi, capogruppo della Liga Veneta, di vietare l'apertura domenicale degli esercizi commerciali oltre a quelle già previste dalle deroghe.
La seduta, iniziata con serenità sulla difesa «della nostra cultura e la tradizione del popolo Veneto», aveva trovato il generale consenso sulle motivazioni contrarie alla liberalizzazione per «salvare le tradizioni», come aveva precisato Pietro Da Dalt, della civica Uniti per Schio, o perché «penalizzano i piccoli negozi», come sottolineato da Roberto Gasparini, capogruppo della lista “Luigi Della Via sindaco”. Ma di fronte all'emendamento della consigliera Paola Maso, vice capogruppo del Pd ed insegnante di religione, di aggiungere la motivazione religiosa a conferma della criticità delle liberalizzazioni, in aula si è scatenato un vespaio. Pur nelle nobili intenzioni di affermare che già nella Bibbia era previsto un giorno di riposo e che le nostre generazioni si sono formate con la domenica, giorno da dedicare a Dio e alla famiglia, l'idea non è piaciuta. È stato Luigi Santi, a nome della Lega Nord, a far valere la laicità della proposta: «Distinguiamo la religione dalla politica. Non deve esserci nessuna commistione, perché qui le radici ebraico-cristiane non c'entrano nulla; altrimenti dovremmo difendere anche i lavoratori che fanno i turni e devono lavorare anche nelle festività religiose».
A sostenere il leghista si è alzato anche il consigliere democratico Vasco Bicego a ravvisare «un pericolo di discriminazione di una tale motivazione verso chi non è cattolico e una possibile causa di tensione sociale verso le altre minoranze religiose ed etniche della nostra città, con cui viviamo una buona integrazione sociale». L'apertura dei negozi anche alla domenica, secondo la Pietribiasi, «stravolge completamente l'assetto dello svolgimento delle attività commerciali, vanifica le deroghe di cui gode la città, non aumenta né l'occupazione, né i consumi, e peggiora le condizioni di lavoro dei commessi».
Tanti i motivi economici, sociali,culturali e politici, ma niente religione, nonostante le recenti parole di ammonimento della curia berica. Che sarà meno contenta di quanto accaduto l'altra sera in aula: l'emendamento di Maso, dopo una sospensione dei lavori, è stato ritirato. Tutti d'accordo invece sul “no” alle domeniche aperte.

Michele Trabucco




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