Negozi e festività La città si divide sugli orari liberi
INCHIESTA. Commesse e titolari contrari, clienti disponibili alla novità. «I consumatori sono sempre gli stessi e non aumenterebbero» «È giusto liberalizzare, così i prezzi potranno scendere»
Città divisa sulla liberalizzazione degli orari dei negozi. Le domeniche aperte non trovano d'accordo chi deve lavorare. «Per me - confessa Michela Vanin, commessa del Cad di piazza Almerico - è una proposta ridicola perché Schio non è una città turistica, né di montagna, dove la gente si ferma e alloggia per un periodo di tempo e dove c'è un grande via vai di persone nuove. L'apertura di domenica ha senso solo se avviene sotto le feste o nel mese di dicembre, altrimenti non serve». Anche Cristina Zanandrea, della Casa del Cuoio è d'accordo sulla “assurdità" di una tale iniziativa. «L'apertura domenicale colpisce soprattutto i negozi a conduzione familiare come il mio. E non è vero -rincara la titolare - che i costi del personale e di gestione sono compensati dal maggiore fatturato. Qui da noi la gente, i clienti, i consumatori, sono sempre gli stessi. Alla mattina c'è poca gente in giro, poi il nulla fino alle quattro del pomeriggio e poi un po' di movimento fino alle 18.30 - 19. Allungare gli orari non cambierebbe niente». Di parere opposto chi ha vissuto in grossi centri, dove il movimento è favorito proprio dai negozi aperti più a lungo, come riferisce Valentina Statuti. «Io ho vissuto in grandi città e mi sono abituata a trovare i negozi aperti fino a tardi. Per questo sono d'accordo nell'allungare gli orari, purché questo sia nel rispetto delle politiche del lavoro e non sia uno sfruttamento del personale». Rende la città più viva. Anche Roberta Dal Santo è favorevole in quanto offre nuove opportunità di lavoro: «Abbiamo bisogno di dare ulteriori spazio per inserire persone nel mondo del lavoro, soprattutto donne, e incrementare la loro presenza negli ambienti di lavoro». Per ora la legge delle liberalizzazioni sembra scontentare chi conosce bene i propri clienti e prevede che maggiori aperture non portino a cambiamenti rilevanti nelle abitudini di spesa degli sclendesi. Ma c'è anche chi vede un'opportunità per "dare una sveglia" alla città, come spiega Franca Panozzo: «È giusto aprire di più. Questo favorisce la concorrenza e abbassa i prezzi. In tutto il mondo si stanno muovendo in questa direzione, e noi non possiamo restarne fuori. È anche un aiuto a noi consumatori». Un altro parere diverso lo ha espresso Marco Scillieri, che considera “dannoso" per i piccoli esercizi un tale provvedimento ed inutile per l'economia. «Aumentare gli orari -precisa - non fa aumentare il portafoglio dei consumatori. Non si può allargare la torta del consumo semplicemente aprendo i luoghi. Se io ho un certo budget per la mia spesa, giornaliera o mensile che sia, non vado a spendere di più solo perché il negozio sotto casa è aperto di domenica o più a lungo. Io poi di domenica non vado proprio a far compere». Le posizioni sono chiare mentre le strategie ancora in itinere, per il fatto che c'è il contenzioso tra Regione e governo. I negozi delle catene commerciali stanno per ora a guardare per capire che decisioni saranno prese.
Michele Trabucco
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