mercoledì, 23 maggio 2012

Schio

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Don sotto accusa Il vescovo: «Verità rapida»

SCHIO. Il presule sabato ha fatto visita alla parrocchia di S. Croce dopo l'allontanamento del sacerdote Sergio Rappo finito sotto inchiesta. Il parroco don Alessandro ha informato i fedeli, accorsi numerosi alle varie funzioni, all'inizio di ogni messa
23/01/2012
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Mons. Furian, già arciprete di Schio, e il vescovo Beniamino Pizziol| L'esterno della chiesa di S. Croce

Una visita dai molteplici significati. È quella che il vescovo Beniamino Pizziol, assieme al vicario generale Lodovico Furian, ha fatto sabato nella parrocchia di Santa Croce, che da una settimana convive con l'angoscia per l'inchiesta per violenza sessuale a carico del coparroco Sergio Rappo, il quale in seguito agli accertamenti giudiziari è stato allontanato nel Padovano. Il pastore dei vicentini ha voluto incontrarsi col parroco Alessandro Burati per manifestare vicinanza nel difficile momento, e ribadire piena fiducia nella magistratura, che ha il compito di verificare in tempi rapidi la verità: cioè l'attendibilità della denuncia del ventenne.
A dare la notizia della visita del vescovo è stato don Alessandro, che ha iniziato le sue omelie durante le tre Messe di questo difficile weekend, segnato da una grande affluenza di gente, ancora divisa tra chi difende don Sergio, chi ritiene che le pesanti accuse siano fondate anche per via di certe chiacchiere del passato, e chi si astiene per non creare ulteriori divisioni e tensioni dentro la comunità.
«Ho visto una chiesa più gremita del solito - commenta don Alessandro - come ad indicare la volontà di stringersi attorno al Signore per pregare e capire. Nelle funzioni ho visto i fedeli turbati e increduli di fronte a questa grave accusa».
La Messa prosegue secondo i suoi consueti tempi e ritmi, con canti e preghiere. I fedeli fanno fatica a parlare, ma alla fine della Messa, un giovane della parrocchia, esprime il suo dispiacere, ma non troppo stupore, perché non nasconde che intorno a quel prete c'erano da tempo un po' di voci. « Secondo molti di noi - afferma Claudio - don Sergio esprimeva il suo affetto anche con un uso eccessivo del corpo, come abbracci e carezze. Certo questo non vuol dire che sia colpevole, ma anche i nomignoli e le risatine che si facevano alle sue spalle non giocano a suo favore».
Il sacerdote nel corso dell'interrogatorio col pm Antonella Toniolo qualche ammissione l'ha fatta. Avrebbe negato le circostanze più gravi, ma ha indirettamente dato credito alla ricostruzione della parte offesa, che si costituirà parte civile.
Del tutto sorpreso il parere di un anziano, Giuseppe, che l'anonimato: «Non ci credo, non può essere vero». Anche il giornalaio afferma la sorpresa e il dispiace di una simile accusa infamante: «È strano. Ma da quando è venuto qui i strani giri di giovani e tossicodipendenti che sostavano dietro la chiesa, di sera, un po' alla volta sono spariti. Lui aveva anche chiamato i carabinieri più volte per farli allontanare, in quanto erano diventati pericolosi. So che gli hanno strisciato anche l'auto. Con lui era tornata un po' di vivacità nella vita della parrocchia».
Il compito di don Sergio, infatti, era di seguire le attività dei giovani e di rendere più accogliente gli ambienti della chiesa. «Lo ha reso un luogo pulito e ordinato», conclude il giornalaio.
La comunità è ancora sotto shock, ma le parole del Vangelo della domenica sembrano sia provvidenzialmente arrivate in soccorso di don Alessandro che ha commentato come la «nostra fragilità, le nostre debolezze, trovano solo in Cristo la forza di farci rialzare e di ritrovare quella stabilità necessarie alla nostra vita». Le stesse pagine di facebook, dove soprattutto i giovani hanno espresso la loro opinione, alimentano il dibattito sulle rispettive ragioni, ma con il rischio di alimentare sommari processi e superficiali stereotipi, quando solo la magistratura potrà davvero far luce su un dramma, tanto per le vittime quanto per i carnefici.

Michele Trabucco




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