Dal Molin. Un po' di memoria su un caso ancora attuale

Non hanno accettato il confronto tra le posizioni di chi era contrario alla base e chi era favorevole, lo hanno addirittura sabotato, chiedendo a Roma (questi federalisti d’accatto) di evitare che i vicentini potessero liberamente esprimersi, considerandoli evidentemente cittadini di serie B.
04/05/2011

Le recenti prese di posizione del centrodestra vicentino in merito alla questione del Parco della Pace chiariscono una volta per tutte la malafede che le accompagna. Dopo aver costretto la città a subire, con il voto del consiglio comunale del 26 ottobre 2006 (ricordando che, come ammise il giorno dopo l’allora capogruppo di An, i consiglieri del centrodestra nemmeno sapevano cosa stessero votando), ora tentano nuovamente di ingannare i vicentini.
Facciamo un passo indietro. Il Pdl è stato il promotore, attraverso alcuni suoi rappresentanti, del ricorso al Consiglio di Stato per ottenere l’annullamento della consultazione popolare voluta dal sindaco Variati per interpellare la città. Ora, se qualcosa avevano da dire nel merito, i consiglieri del Pdl avrebbe dovuto favorire lo svolgimento di una democratica manifestazione del pensiero dei cittadini, chiamandoli ad esprimersi e motivando le loro scelte (sempre che ne avessero).
Non solo non hanno fatto questo, non solo non hanno accettato il confronto tra le posizioni di chi era contrario alla base e chi era favorevole, lo hanno addirittura sabotato, chiedendo a Roma (questi federalisti d’accatto) di evitare che i vicentini potessero liberamente esprimersi, considerandoli evidentemente cittadini di serie B. Questo deve essere evidentemente il modus operandi di questo centrodestra, visto quanto successo in questi giorni rispetto al referendum sul nucleare e, probabilmente, sulla privatizzazione dell’acqua. La lezione che i vari Franzina, Dal Lago e soci vorrebbero far passare è molto semplice: la democrazia non si esercita quando il risultato a loro non aggrada.
Non paghi, questi signori tentano di delegittimare persino i voti del consiglio comunale di Vicenza (l'ultimo di pochi giorni fa), che sulla materia ha già espresso la propria posizione, inserendo nel pacchetto delle compensazioni ciò che tanti vicentini invocavano da tempo, cioè la consegna alla città dell’area non interessata dal cantiere della base, per trasformarla in una grande area verde a servizio della cittadinanza. Ancora una volta, interpellando Roma affinchè cancelli d’imperio le scelte che l’ente locale ha assunto, il centrodestra chiarisce ciò che effettivamente rappresenta: il peggior esempio di centralismo dispotico e autoritario. Questo è il nodo vero.
Da una parte c’è un percorso fatto da migliaia di donne e uomini di questa città, che hanno rivendicato il loro diritto ad essere protagonisti delle grandi scelte che investono il loro territorio e che incidono pesantemente sul suo futuro, dall’altra c’è una lobby trasversale di poche persone a cui il rapporto con i cittadini, anche quando si esercita con gli strumenti della democrazia rappresentativa (figuriamoci cosa possano pensare della democrazia diretta), non interessa nulla, privilegiando il loro interesse particolare al bene comune e all’interesse generale.
Olol Jackson