La scelta del vescovo dovrebbe spettare alla diocesi
L’indicazione del candidato è stata inoltrata tempestivamente dai preti di Vicenza; ma un tal metodo non è ammesso, anzi considerato sovversivo.L’indicazione del candidato è stata inoltrata tempestivamente dai preti di Vicenza; ma un tal metodo non è ammesso, anzi considerato sovversivo. Il vescovo non lo sceglie la diocesi ma viene inviato (leggi: imposto) dalla curia romana. E la burocrazia uguale sotto ogni cielo, è gelosa delle proprie prerogative che considera di diritto divino. Guai a surclassarla o anche solo intralciarne il passo. Eppure non è una questione dottrinale la scelta di un vescovo, tanto è vero che se ne occupa la curia; oh sì certo all’ombra del cupolone, ma è pur sempre un affare di diplomazie e di scambi burocratici. Se poi, come ci svelano le cronache, si tratta di subire le influenze di “partiti” all’interno di coloro che contano tra i porporati, beh allora c’è poco che possa interessare le questioni che riguardano la pastorale, cioè le caratteristiche e le esigenze della chiesa locale, ma solo o molto di più la distribuzione del potere dentro e fuori la curia.
Come uomini di mondo sappiamo che accadono queste cose anche là dove aleggia lo spirito santo; per questo non facciamo gli scandalizzati ma non vogliamo neppure passare per ingenui. Ci piacerebbe, non azzardiamo pretese, conoscere quale tipo di trattative avvengono tra i porporati, quali conoscenze essi hanno del nostro mondo e delle nostre attese, le fonti di queste loro conoscenze e l’utilizzazione delle stesse. Dall’altro lato chi e con quali motivazioni vengono messi in gioco i candidati, chi li esamina e chi ancora e come viene espressa la valutazione sull’idoneità per l’incarico.
Mi rendo conto che questo è voler troppo: spalancare le porte e pretendere trasparenza fornendo informazione non è nell’ordine burocratico e nei metodi di altri tempi. Ma allora senza voler essere sconvolgenti a tutti i costi, non domandiamo qui né l’abolizione del celibato (o per meglio dire la castità sacerdotale) né il sacerdozio femminile, una soluzione c’è. Del resto come già sperimentato in Austria o in altri paesi del nord, è la diocesi a individuare e proporre il candidato da sottoporre all’approvazione. Una scelta che responsabilizza le comunità e che offre maggiori garanzie di scelte appropriate alle esigenze del luogo e del momento.
Del resto nei primi secoli i vescovi venivano scelti dal clero e dal popolo: solo più tardi dopo il mille la curia romana diventata onnipotente si riserva la scelta e la nomina del vescovo. Un metodo divenuto dispotico, con il seguito di giochi oscuri; non per nulla è segnalato fra le cinque piaghe della santa Chiesa del Rosmini ora in via di canonizzazione. Anche il Vaticano secondo, seppur con forti compromessi, auspica un cambio di metodi per la nomina dei vescovi. I tempi richiedono maggior rispetto per le comunità locali considerate ancora sotto tutela: il vescovo viene scelto da loro, non dalle burocrazie.
Giovanni Bertacche
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1 Goliardus 02/05/2011 05:31 964 commenti
Tutto condivisibile. A proposito, la nomina del nuovo vescovo è stata coerente con le richieste dei preti vicentini o è stata una scelta meramente curiale?