Arzignano. La mia città sbeffeggiata e vilipesa

Deve cercare di riproporre la sua immagine nel mondo, e non certo attraverso gli "esemplari divieti contro i ragazzi vivaci" o le sagrette inventate dall'attuale amministrazione; e nemmeno con le banali proposte che ultimamente hanno ricalcato i risibili modelli della cosiddetta identità tanto cara a un partito che proprio nella zona si rivela poco esemplare, diviso tra giovani personaggi emergenti e ambiziosi.
24/03/2011

Sono nato ad Arzignano da una famiglia di origine meridionale. Ho sempre amato la mia città, dove ho trovato fin da bambino l'armonia dell'amicizia e della speranza, della fede e del lavoro. Mio papà era un tecnico conciario. Sono un insegnante di musica nella scuola statale e cerco di trasmettere i valori che questa terra mi ha dato generosamente anche attraverso le persone più sensibili all'arte, alla fede e alle buone tradizioni di questa creativa parte del Veneto.
Ma negli ultimi tempi, movendomi anche per il mio mestiere di organista, sento che la mia città è vista in una luce molto negativa, definita spregiativamente con appellativi che non voglio ripetere qui, ma che potrei riassumere purtroppo nel "bunga-bunga" tanto di moda. Arzignano non è mai stata così! Basti pensare alla Scuola voluta da Antonio Pellizzari, alla memoria di Achille Beltrame, di Antonio Giuriolo; agli illuminati amministratori e ai primi industriali che l'hanno portata a essere unica nel mondo; si pensi anche all'umanista e intellettuale Ettore Motterle, a Bepi De Marzi, a Signore delle cime tradotto in tante lingue e al coro dei Crodaioli affermato ovunque.
Cosa è accaduto ora a questo luogo che si è sempre distinto anche per le braccia aperte ai lavoratori venuti da lontano?
Non voglio certo addossare colpe indiscriminatamente, ma sento che, anche dopo aver visto
le ultime tristissime e vergognose immagini di una lucida trasmissione televisiva, Arzignano deve cercare di riproporre la sua immagine nel mondo, e non certo attraverso gli "esemplari divieti contro i ragazzi vivaci" o le sagrette inventate dall'attuale amministrazione; e nemmeno con le banali proposte che ultimamente hanno ricalcato i risibili modelli della cosiddetta identità tanto cara a un partito che proprio nella zona si rivela poco esemplare, diviso tra giovani personaggi emergenti e ambiziosi.
Il mio angosciato invito va soprattutto agli industriali che possono riproporsi con lo spirito dei padri che hanno tanto lavorato onestamente, con la fantasia creativa e la fraternità che sempre ci ha contraddistinto.
Francesco Guarino, Arzignano