Arzignano. La mia città sbeffeggiata e vilipesa
Deve cercare di riproporre la sua immagine nel mondo, e non certo attraverso gli "esemplari divieti contro i ragazzi vivaci" o le sagrette inventate dall'attuale amministrazione; e nemmeno con le banali proposte che ultimamente hanno ricalcato i risibili modelli della cosiddetta identità tanto cara a un partito che proprio nella zona si rivela poco esemplare, diviso tra giovani personaggi emergenti e ambiziosi.Sono nato ad Arzignano da una famiglia di origine meridionale. Ho sempre amato la mia città, dove ho trovato fin da bambino l'armonia dell'amicizia e della speranza, della fede e del lavoro. Mio papà era un tecnico conciario. Sono un insegnante di musica nella scuola statale e cerco di trasmettere i valori che questa terra mi ha dato generosamente anche attraverso le persone più sensibili all'arte, alla fede e alle buone tradizioni di questa creativa parte del Veneto.
Ma negli ultimi tempi, movendomi anche per il mio mestiere di organista, sento che la mia città è vista in una luce molto negativa, definita spregiativamente con appellativi che non voglio ripetere qui, ma che potrei riassumere purtroppo nel "bunga-bunga" tanto di moda. Arzignano non è mai stata così! Basti pensare alla Scuola voluta da Antonio Pellizzari, alla memoria di Achille Beltrame, di Antonio Giuriolo; agli illuminati amministratori e ai primi industriali che l'hanno portata a essere unica nel mondo; si pensi anche all'umanista e intellettuale Ettore Motterle, a Bepi De Marzi, a Signore delle cime tradotto in tante lingue e al coro dei Crodaioli affermato ovunque.
Cosa è accaduto ora a questo luogo che si è sempre distinto anche per le braccia aperte ai lavoratori venuti da lontano?
Non voglio certo addossare colpe indiscriminatamente, ma sento che, anche dopo aver visto
le ultime tristissime e vergognose immagini di una lucida trasmissione televisiva, Arzignano deve cercare di riproporre la sua immagine nel mondo, e non certo attraverso gli "esemplari divieti contro i ragazzi vivaci" o le sagrette inventate dall'attuale amministrazione; e nemmeno con le banali proposte che ultimamente hanno ricalcato i risibili modelli della cosiddetta identità tanto cara a un partito che proprio nella zona si rivela poco esemplare, diviso tra giovani personaggi emergenti e ambiziosi.
Il mio angosciato invito va soprattutto agli industriali che possono riproporsi con lo spirito dei padri che hanno tanto lavorato onestamente, con la fantasia creativa e la fraternità che sempre ci ha contraddistinto.
Francesco Guarino, Arzignano
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1 lovecraft 07/04/2011 11:02 317 commenti
Si dice che gli immigrati sono così necessari a tante nostre industrie. Forse in parte è vero. Ma allora perchè tanta disoccupazione tra i nostri concittadini? Si dice che non vogliono fare certi lavori. Ma forse non è perchè questi sono malpagati, e sovente fa comodo darli agli immigrati che, spesso, al momento, si accontentano di tutto. E poi. quella degli immigrati, è una soluzione che... lascia il tempo che trova. I figli degli attuali immigrati, fra vent'anni, ... saranno "integrati" e avrano le stesse esigenze e le stesse riluttanze dei nostri giovani. E' giusto e naturale: E allora continueremo a far venire sempre nuovi immigrati? Il problema dovrebbe trovare ben altre soluzioni - a meno chelapresenza di persone da fuori (soprattutto degli islamici) non sia funzionale a qualche altro disegno...