LIBIA. Non servono ipocrisie, si tratta di una guerra

Quelli per cui si è innescato il conflitto e che noi occidentali, baluardi della civiltà e democrazia dovevamo salvaguardare. Stiamo bombardando porti e città, insieme ai civilissimi francesi e inglesi e ai Liberatori per eccellenza: gli americani.
21/03/2011

Era inevitabile che si arrivasse anche questa volta ad un coinvolgimento italiano in una nuova guerra. Inutile cercare ipocramente di definirla in altri modi: sempre di guerra si tratta, e sono già morti civili innocenti. Quelli per cui si è innescato il conflitto e che noi occidentali, baluardi della civiltà e democrazia dovevamo salvaguardare. Stiamo bombardando porti e città, insieme ai civilissimi francesi e inglesi e ai Liberatori per eccellenza: gli americani.
Bravi siamo proprio bravi. Stiamo salvando i libici da chi? Da Gheddafi o dai ribelli? Ma chi sono questi ribelli? Quelli che hanno detto che le forze pro Gheddafi nei primi giorni della rivolta avrebbero ucciso 10.000 persone e fatto 50.000 feriti? Quelli che spalleggiati da giornalisti televisivi e della carta stampata di quasi tutti i giornali o televisioni nazionali e internazionali hanno tentato di proprinarci incessantemente con servizi in cui non si capiva chi sparava e a chi sparava, fosse comuni che di comune non avevano niente. Sappiamo bene oramai che una bugia ripetuta quotidianamente e incessantamente alla fine diventa una verità e purtroppo questo è successo.
Ora vorrei solo porre una domanda ai nostri lettori: cosa direste se le forze armate libiche rispondessero alle nostre azioni di guerra bombardando le nostre coste o le nostre città?
Giampietro Rizzetto




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