FOTOVOLTAICO. Evitiamo la superficialità
Sono veramente indignato nel leggere dichiarazioni così imprecise da parte del sig. Costato. In particolare sono tre le dichiarazioni che più mi hanno lasciato perplesso.Nell'edizione del giornale di venerdì 18 marzo a pagina 10 ho letto il confronto tra i sig.ri Antonio Costato e Giuseppe Sofia. Sono veramente indignato nel leggere dichiarazioni così imprecise da parte del sig. Costato. In particolare sono tre le dichiarazioni che più mi hanno lasciato perplesso.
Bollette: secondo Costato gli italiani pagherebbero bollette tanto salate a causa del fotovoltaico. Una ricerca pubblicata da Aper ha analizzato i costi di una bolletta alle voci A3, A2 e Mct considerando una bolletta da 425 euro/anno. I 31 euro totali delle 3 voci sono costituiti da: 2 euro spese smantellamento centrali nucleari; 2,8 euro “regalati” alle imprese energivore per fornire loro energia a basso prezzo (pratica multata più volte dall'Unione europea); 8,4 euro destinati alle “assimilabili” (inceneritori, centrali a base di scarti dei processi di raffinazione del petrolio); 15 euro spesi per le rinnovabili (fotovoltaico, solare, eolico, geotermico).
Smaltimento: secondo Costato un grande problema sarà rappresentato dallo smaltimento dei pannelli “vecchi”. Esistono già oggi delle società alle quali le principali ditte produttrici di pannelli hanno aderito che si occuperanno dopo vent’anni del loro smaltimento. Appare veramente assurdo paragonare lo smaltimento dei pannelli a quello addirittura dell'amianto. I pannelli, e anche i grandi impianti fotovoltaici, sono costituiti da vetro, alluminio, silicio e rame, tutti materiali riciclabili. Curioso poi vedere come ci si preoccupi dello smaltimento/riciclo dei pannelli e si tralasci la gestione (impossibile) delle scorie prodotte dalle efficientissime centrali nucleari.
Occupazione: “2,4 milioni per ciascuno dei 20 mila addetti che il settore dichiara e il cui impiego è peraltro necessario solo quando si avvitano i pannelli”: penso che una frase così si commenti da sola. Definire degli “avvita pannelli” tutti gli addetti (spesso laureati e comunque altamente qualificati) è una cosa offensiva e che denuncia una profonda ignoranza nei confronti di un settore che da occupazione in un momento di crisi come questo.
Spero sia dato spazio a questo mio sfogo, non è giusto che si dicano cose così gravi con tanta superficialità.
Paolo Costa
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1 casartor 18/05/2011 23:57 2 commenti
1) gli incentivi da qualche parte si pagano, poi che sia in bolletta o in altro, non e' che cambia molto il fatto 2) arsenico, gallio, germanio, palladio eccetera, sono tra le sostanze piu' tossiche esistenti. Parlare di pannelli privi di problematiche di riciclaggio e' una follia. A riprova, le fabbriche operano sotto normativa "Seveso II", quindi ad altissimo rischio ambientale. Il riciclaggio dei pannelli e' stato recentemente imposto per normativa, proprio a causa della criticita' dei materiali presenti.... Cio' non vuol dire che il fotovoltaico non sia enormemente meno problematico del nucleare, pero' non esageriamo con patenti di "pulizia" che non sussistono.... se non siamo obbiettivi non siamo credibili e diventiamo come quelli che sostengono il nucleare presentando un quadro irreale e non suffragato da dati concreti.