LA RELIGIONE. Credere non vuol dire essere imbecille o un ingenuo

Intervengo sulla lettera del sig. Dal Maso che traasuda giudizie  e certezze assolute.
18/03/2011

Vorrei fare qualche considerazione sulla lettera del sig. Alberto Dal Maso che è davvero interessante. Ogni (o quasi) riga del suo scritto trasuda giudizi e certezze assolute. (Assurdità delle religioni, puerile ed inverosimile auto consolazione, e così via fino a giungere, in crescendo, a definire i credenti o furbi o ingenui – passando per ipocriti ed imbecilli).
Allora mi sono chiesto, io credente: ma che gli ho fatto a questo sig. Dal Maso? Fede e ragione, lo sanno pure i sassi, non vanno affatto d’accordo e cercare di spiegare la prima alla luce della seconda è fatica vana. Io credo in Dio. E’ la mia religione è il mio cantuccio privato: è la mia fede che cerco di osservare nel miglior modo possibile, il più delle volte senza riuscirci perché perdonare il proprio nemico, pregare per il proprio persecutore non è mica una cosa facile e nemmeno spontanea! E che la terra ruoti intorno al sole, che esistano gli atomi e la materia oscura lo so pure io. Non creda il sig. Dal Maso che tutti i credenti in una religione siano dei rozzi ignoranti dell’età della pietra. Il fatto è che la dimensione spirituale è una dimensione intima, tutta interna all’individuo.
Per il credente accanto alle leggi razionali, fisiche e chimiche, che ci dicono che siamo fatti di materia, di carbonio, di ferro, di ossigeno e d’idrogeno, esiste un aspetto ineffabile dell’essere umano. Questo aspetto anzi questi aspetti formano la Fede (che vuol dire fiducia assoluta, e talvolta razionalmente ingiustificabile).
Che poi ci siano dei politici corrotti - dittatori tiranni – violentatori - ladri farabutti che, come scrive il sig. Dal Maso, sono ferventi cattolici è falso. Falso non perché non ci siano dittatori tiranni e compagnia bella, ma perché non sono cattolici. Semmai dichiarano di esserlo ma non lo sono. Veda sig. Dal Maso, avere una fede religiosa non è un obbligo, non è prescritto dal medico né imposto da nessuno. Si può “decidere” di aver fede a 80 anni come a 15, si può smettere di aver fede quando si vuole. Nessuna imposizione. Ma se ci si professa cattolici, se – per usare un linguaggio un po’ irriverente – si è deciso di far parte del club, allora niente ipocrisie e niente trucchetti.
Le regole del club sono queste: prendere o lasciare. Se la mia religione professa l’inviolabilità della vita umana e la sua indisponibilità, non è che io posso dire che a me non va bene. O meglio posso farlo, ma coerentemente dovrei prender atto di non esser cristiano e smettere di definirmi tale. Allora che la parola chiave sia coerenza. Chi si professa appartenente ad una religione dovrebbe essere (anzi cercare di essere ché la coerenza è cosa rarissima) coerente con i precetti che stanno alla base di quella religione e non cercare di cambiarli ai propri comodi. D’altronde nessuno ci obbliga ad esser credenti.
Per concludere, sig. Dal Maso, Lei è libero d’esser quel che vuole io non la biasimo e non giudico le sue convinzioni. Lei, sia cortese, non giudichi le mie e soprattutto non mi dia dell’imbecille (o nella versione annacquata: ingenuo) solo perché credo in qualche cosa in cui lui non crede. Scriveva un tale(vede sig. Dal Maso, chiudo anch’io con un aforisma): “Agnostico è chi non crede a niente e pretende che gli altri credano a lui”.
La ringrazio comunque per lo spunto di riflessione. Che non guasta mai.
A.Sabino




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2 CASUCASU 04/04/2011 13:59 118 commenti

Gentile Sig. Sabino, commentiamo questa sua frase: “Le regole del club sono queste: prendere o lasciare. Se la mia religione professa l’inviolabilità della vita umana e la sua indisponibilità, non è che io posso dire che a me non va bene. O meglio posso farlo, ma coerentemente dovrei prender atto di non esser cristiano e smettere di definirmi tale.” Tutto ruota attorno a questo. Un ateo, agnostico o non credente non vorrà mai imporle di cambiare idea su questo. Però voi imponete la vostra etica su di noi e infatti in Italia non esiste una legge che consenta a una persona di fiducia da me nominata di porre fine ad una esistenza non conforme alle mie aspettative (tanto per non stare sul generico: come i poveri Welby ed Englaro). Allora voi non rispettate noi, e noi non rispettiamo i credenti come fa il Sig. Dal Maso. Vorrei però proporle un altro tema di riflessione: perché non rispettare un ateo che si comporta educatamente, non tradisce la moglie, rispetta le leggi e paga le tasse mentre onori e soprattutto voti dei credenti vanno a partiti nei quali leader e militanti si rendono responsabili di Bunga Bunga e di frasi tipo “fate tacere quella handicappata del c…”. E’ così grave essere atei e comportarsi bene in confronto a chi finanzia le scuole cattoliche e aumenta gli insegnanti di religione in quelle pubbliche, ma si rende protagonista giorno dopo giorno dell’imbarbarimento della società (ex)civile e della propaganda di cosiddetti valori che valori non sono (arrivismo, successo determinato solo dall’arricchimento e dal possesso di beni di lusso, denigrazione dell’umiltà e del diverso sotto ogni forma). Mi piacerebbe veramente un suo commento al riguardo perché io personalmente non penso che chi crede in una vita dopo questa (per me non esiste) non possa comunque iniziare da subito, in questa vita, a discernere tra credenti buoni e credenti pessimi le cui idee e comportamenti fanno del male a tutti. Cordiali saluti, robfleming1960 at gmail.com , Stefano.

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