LA RELIGIONE. Credere non vuol dire essere imbecille o un ingenuo
Intervengo sulla lettera del sig. Dal Maso che traasuda giudizie e certezze assolute.Vorrei fare qualche considerazione sulla lettera del sig. Alberto Dal Maso che è davvero interessante. Ogni (o quasi) riga del suo scritto trasuda giudizi e certezze assolute. (Assurdità delle religioni, puerile ed inverosimile auto consolazione, e così via fino a giungere, in crescendo, a definire i credenti o furbi o ingenui – passando per ipocriti ed imbecilli).
Allora mi sono chiesto, io credente: ma che gli ho fatto a questo sig. Dal Maso? Fede e ragione, lo sanno pure i sassi, non vanno affatto d’accordo e cercare di spiegare la prima alla luce della seconda è fatica vana. Io credo in Dio. E’ la mia religione è il mio cantuccio privato: è la mia fede che cerco di osservare nel miglior modo possibile, il più delle volte senza riuscirci perché perdonare il proprio nemico, pregare per il proprio persecutore non è mica una cosa facile e nemmeno spontanea! E che la terra ruoti intorno al sole, che esistano gli atomi e la materia oscura lo so pure io. Non creda il sig. Dal Maso che tutti i credenti in una religione siano dei rozzi ignoranti dell’età della pietra. Il fatto è che la dimensione spirituale è una dimensione intima, tutta interna all’individuo.
Per il credente accanto alle leggi razionali, fisiche e chimiche, che ci dicono che siamo fatti di materia, di carbonio, di ferro, di ossigeno e d’idrogeno, esiste un aspetto ineffabile dell’essere umano. Questo aspetto anzi questi aspetti formano la Fede (che vuol dire fiducia assoluta, e talvolta razionalmente ingiustificabile).
Che poi ci siano dei politici corrotti - dittatori tiranni – violentatori - ladri farabutti che, come scrive il sig. Dal Maso, sono ferventi cattolici è falso. Falso non perché non ci siano dittatori tiranni e compagnia bella, ma perché non sono cattolici. Semmai dichiarano di esserlo ma non lo sono. Veda sig. Dal Maso, avere una fede religiosa non è un obbligo, non è prescritto dal medico né imposto da nessuno. Si può “decidere” di aver fede a 80 anni come a 15, si può smettere di aver fede quando si vuole. Nessuna imposizione. Ma se ci si professa cattolici, se – per usare un linguaggio un po’ irriverente – si è deciso di far parte del club, allora niente ipocrisie e niente trucchetti.
Le regole del club sono queste: prendere o lasciare. Se la mia religione professa l’inviolabilità della vita umana e la sua indisponibilità, non è che io posso dire che a me non va bene. O meglio posso farlo, ma coerentemente dovrei prender atto di non esser cristiano e smettere di definirmi tale. Allora che la parola chiave sia coerenza. Chi si professa appartenente ad una religione dovrebbe essere (anzi cercare di essere ché la coerenza è cosa rarissima) coerente con i precetti che stanno alla base di quella religione e non cercare di cambiarli ai propri comodi. D’altronde nessuno ci obbliga ad esser credenti.
Per concludere, sig. Dal Maso, Lei è libero d’esser quel che vuole io non la biasimo e non giudico le sue convinzioni. Lei, sia cortese, non giudichi le mie e soprattutto non mi dia dell’imbecille (o nella versione annacquata: ingenuo) solo perché credo in qualche cosa in cui lui non crede. Scriveva un tale(vede sig. Dal Maso, chiudo anch’io con un aforisma): “Agnostico è chi non crede a niente e pretende che gli altri credano a lui”.
La ringrazio comunque per lo spunto di riflessione. Che non guasta mai.
A.Sabino
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1 gelateio 16/04/2011 22:22 1107 commenti
quando mori mia moglie ....nel momento che avenne il suo trapasso un velo di luce lascio il suo corpo. e piu tardi mi sono ricreduto in quel immenso sistema solare questa materia di luce e li sempre viva in un altra forma GRAZIE