Religioni, credenti e agnostici

Desidero rispondere ad alcuni lettori del GdV che hanno commentato la mia lettera del 30 gennaio pubblicata sul Giornale di Vicenza
17/03/2011

Desidero rispondere ad alcuni lettori del GdV che hanno commentato la mia lettera del 30 gennaio. Innanzitutto vorrei precisare che non faccio parte della Uaar, anche se seguo e apprezzo il loro operato.
In secondo luogo mi dispiace di avere dato l’idea di uno con la verità in tasca, perché penso al contrario che siano i credenti ad essere convinti di possedere la verità assoluta e non si pongano nemmeno nell’ottica di mettere in discussione quello che viene loro raccontato. Personalmente credo di essere invece uno che si pone delle domande, che sa dubitare e che sa mettere in discussione ogni sua convinzione. Tanto è vero che non mi definisco ateo ma agnostico. Non ho quindi mai negato una possibile esistenza di una (o più) divinità, sulla quale però ritengo doveroso non esprimermi, dato che è una cosa di cui non ho mai avuto esperienza diretta (come del resto nessuno di voi, immagino). Ho solo sottolineato l’assurdità delle religioni rivelate, che ritengo tutte invenzioni dell’uomo. Si confondono troppo spesso le due cose, come dimostrano i tanti fraintendimenti della mia lettera.
Il fatto che tutte le religioni siano invenzioni umane è facilmente dimostrabile col fatto che ne esistano - e ne siano esistite - così tante (attualmente al mondo ne esistono circa 10 mila). Dal momento che è impossibile che tutte abbiano ragione, in quanto affermano cose molto diverse e a volte antitetiche, è ragionevole pensare che nessuna di esse dica il vero. Tanto più che la professione di fede è quasi sempre legata al paese di appartenenza e non è frutto di una scelta. Può davvero il vostro credo religioso, la vostra “Verità”, basarsi su fattori tanto casuali?
A chi parlava dei benefattori ispirati dalla fede, ribadisco che la credenza religiosa ha molto poco a che vedere con la bontà o l’altruismo, come già dimostrato nella mia precedente lettera. È troppo facile citare i soliti nomi di filantropi cristiani, tralasciando tutte le persone non credenti che hanno fatto il bene dell’umanità con altrettanto spirito filantropico. Sarebbe troppo lungo elencarli; si guardi nell’elenco fornito dalla UAAR per rendersene conto: http://www.uaar.it/ateismo/famosi-non-credenti. Viceversa, non si dimentichi quanti criminali, assassini, mafiosi, politici corrotti, dittatori-tiranni, violentatori, truffatori ecc. siano ferventi religiosi. A quanto pare la religione è del tutto ininfluente sulla condotta morale e i fatti lo dimostrano quotidianamente.
Per rimanere in ambito di etica, ribadisco che il motto principale del cristianesimo “ama il prossimo tuo come te stesso”, citato dalla signora Elsa Fabris, non sia sempre rispettato dai cattolici, soprattutto quando questi si permettono di discriminare certe categorie di persone, che la loro fede identifica come “peccatori”, negando loro i pur minimi diritti umani. Spesso questo accade, come già dicevo, perché i cattolici sono legati a un’etica obsoleta, che non si concilia più con le attuali conquiste sociali e civili. Trovate davvero fraterno e amorevole l’atteggiamento di Ratzinger e dei suoi seguaci, quando questi ribadiscono la supremazia del cattolicesimo rispetto alle altre religioni? Quando negano i funerali a chi, dopo anni di sofferenza, è ricorso all’eutanasia? Oppure quando si schierano contro la depenalizzazione del reato di omosessualità, definendo gli omosessuali “moralmente disordinati”? Oppure quando si dichiarano contrari al divorzio, all’educazione sessuale e alle coppie di fatto, o quando affermano che il preservativo non risolve il problema della diffusione dell’HIV, ma anzi lo peggiora (!)? Mi stupisce inoltre che siano delle donne a difendere la religione cattolica, dottrina in cui le donne sono altamente discriminate in quanto, ampiamente subordinate rispetto alla gerarchia maschile, non possono accedere nemmeno al sacerdozio.
Rispondo ora a chi ha parlato della verità storica della figura di Gesù. Il fatto che si provi la sua esistenza storica non dimostra affatto che egli sia stato l’incarnazione di Dio sceso in terra, oppure semplicemente uno che diceva di esserlo (e non è certo stato l’unico nel corso della storia). Per crederlo non abbiamo prove, ma dobbiamo ancora una volta affidarci ciecamente a quel libro millenario (la Bibbia) pieno di menzogne e racconti inverosimili fin dalla prima pagina. Moltissimi credenti dichiarano candidamente di non avere mai letto la Bibbia; mi auguro che lo facciano al più presto, così arriverebbero finalmente a dubitarne la veridicità.
Ma, si sa, l’uomo è sempre stato affascinato dal misterioso, dal miracoloso e dal soprannaturale. Quando poi la religione assicura l’allettantissima sopravvivenza eterna dell’anima, si è disposti a credere l’impossibile, e cioè che dopo morti si continuerà a pensare, a ricordare, ad emozionarsi e ad amare. Ognuno è libero di credere a ciò che vuole, ma è chiaro che si tratta di una puerile e inverosimile auto-consolazione, che fino ad oggi non ha avuto il minimo riscontro nella realtà.
C’è quindi chi preferisce pensare con la propria testa, basandosi sull’esperienza, la cultura e il buonsenso; c’è invece chi preferisce dipendere da antichi dogmi intoccabili, arroccandosi in un mondo inventato. Ognuno è libero di fare la propria scelta. Ma si tenga ben presente che, come asseriva il filosofo Schopenhauer (1778-1860), “Le religioni sono come le lucciole; per splendere hanno bisogno delle tenebre”; e un’umanità che brancola nel buio può solo regredire.
A mio parere ogni persona dovrebbe abituarsi a valutare le cose da varie angolazioni, sentire più opinioni; i credenti dovrebbero uscire dal loro piccolo mondo catechistico per aprirsi ad un confronto. Ne ricaveremmo tutti giovamento, credetemi. Esiste una sterminata quantità di testi illuminanti che mettono in luce l’assurdità delle religioni. Ne consiglio uno fra tutti, molto leggero e anche divertente, costituito di massime e aforismi di intellettuali e filosofi. Si intitola “La Bibbia atea”, a cura di Joan Konner (ed. Oscar Mondadori).
Anche internet è ricco di letture interessanti in questo senso. Basta ad esempio digitare “aforismi atei” in qualsiasi motore di ricerca e vi uscirà un gran numero di risultati.
Per concludere, cito il filosofo Voltaire (1694-1778): “La religione esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille”. Possiamo usare termini meno brutali di Voltaire, affermando che le religioni sono costituite da “furbi” (mossi da chissà quali interessi economici, politici, sociali e di controllo delle coscienze) e da “ingenui”. Invito ogni credente a considerare a quale delle due categorie gli sembra di appartenere.
Alberto Dal Maso




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