Wikileaks mostra che siamo un paese a sovranità limitata
Un quadro sconcertante ed inquietante sulla “sovranità limitata” che noi esercitiamo sul nostro territorio e di conseguenza sul nostro effettivo esercizio delle libertà democraticheLa recente pubblicazione dei dispacci riservati dell’ambasciata Usa di Roma hanno squarciato il velo sui retroscena della politica statunitense nei riguardi del nostro Paese. Dalla lettura esce un quadro sconcertante ed inquietante sulla “sovranità limitata” che noi esercitiamo sul nostro territorio e di conseguenza sul nostro effettivo esercizio delle libertà democratiche. In particolare, l’ambasciata USA afferma che l’Italia, grazie alla sua posizione geografica é “diventata la base del più importante dispositivo militare schierato fuori dagli States. E con Africom sarà partner ancora più significativo della nostra proiezione di forza”. Il Governo italiano “… ha dimostrato la volontà anzi la bramosia di collaborare con noi” e, mentre gli statunitensi lo informano che Vicenza sarà la base per “azioni dirette”, contemporaneamente viene dissuaso dal rendere pubbliche le intese riservate e dall’ostacolare queste operazioni. Si conta sulla “flessibilità” dei nostri eletti e si conclude affermando che “Roma è un posto eccellente per fare i nostri affari politici e militari”. In mezzo a tutto questo traffico, la cui conoscenza ci sarebbe stata negata se non fosse stata resa pubblica da WikiLeaks, si trova Vicenza, crocevia degli interessi di quel “complesso militare-industriale” denunciato dal Presidente USA Eisenhower nel suo discorso di commiato del 17 gennaio 1961 come vero cancro della Democrazia in grado di infettare tutti gli strati della vita pubblica. E’ necessario però far divenire accettabile ciò che la coscienza di ognuno rifiuta (guerra, lutti, distruzioni, dolore) e di conseguenza entrano in gioco gli strateghi della comunicazione che provvedono ad influenzare ed indirizzare l’opinione pubblica per rendere più agevole il perseguimento degli scopi di queste politiche e tranquillo il soggiorno dei militari a Vicenza.
All’interno di questi intendimenti si collocano due recenti iniziative “promozionali” degli esperti USA di Vicenza rivolte al mondo della scuola. In questi giorni è stato inviata alle scuole vicentine una lettera dell’Army community service della caserma Ederle con cui si invitano 75 alunni disabili italiani ad una manifestazione sportiva competitiva con altrettanti alunni disabili statunitensi. Faccio notare l’uso spregiudicato di ragazzi disabili per iniziative che rientrano nella strategia di rendere “normale” una presenza militare che “normale” non potrà mai essere.
Il 25 febbraio scorso a pagina 62 del Giornale di Vicenza campeggia una foto a colori che rappresenta un gruppo di studenti della High School della caserma Ederle in uno scambio culturale con il Liceo scientifico Quadri. Nell’immagine compare anche il sindaco Variati con la fascia tricolore. Come insegnante ed educatore sento di cogliere l’occasione per rifiutare con parole chiare e che non si prestino ad alcun equivoco la politica della “pacificazione” che trova la sua sponda anche ai piani alti dell’amministrazione comunale di una città all’interno della quale sta sorgendo il corpo estraneo di un’immensa base di guerra.
Non ci può essere “pacificazione”; esiste solo un no deciso alla guerra come è scritto nella nostra Costituzione e nei piani dell’offerta formativa delle nostre scuole che riporta come obiettivo educativo degli allievi la diffusione dei valori della pace. Ricordo che, mentre il nostro Governo taglia pesantemente le spese per l’istruzione e nulla fa per sanare la piaga sociale della disoccupazione giovanile, alle spese militari sono dedicati enormi finanziamenti che nel solo 2011 sono stati incrementati a 24,9 miliardi di euro. La sola “missione di pace” nell’Afghanistan ha bruciato la vita di 37 militari italiani e dissipato più di 3 miliardi di euro in 9 anni.
Angelo Azzalini
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