PARCO DELLA PACE, L'inganno della protezione civile
Si cerca di abbindolare l'opinione pubblica mascherando il vero subdolo intento: garantire al confinante esercito Usa la presenza di un eliporto ( e/o vertiporto, o pista breve.Non bastasse la storia vicentina degli ultimi cinque anni a narrare una serie infinita di false informazioni, promesse via via disattese, omissioni e colpevoli silenzi su tutta la vicenda della base Usa al Dal Molin, ora ci si mette pure la minaccia di perdere anche l' ultima fetta di territorio (lato est - Parco della Pace ) così faticosamente difeso dal movimento No Dal Molin e promessoci dall' “affidabile” commissario Costa come parte del risarcimento al danno subito.
C' è da chiedersi con quale coscienza alcuni personaggi del mondo politico (la Dal Lago in primis ), facendo leva psicologica sulla recente grave alluvione, ora sostengano la necessità di costruire, proprio lì, un maxi centro di protezione civile regionale se non addirittura nazionale. O è forse da Roma stessa che in realtà partono questi tentativi ? Comunque sia, un centro dotato perlomeno di un eliporto ci mancherebbe.
Ecco, è proprio questo il punto: ancora una volta si cerca di abbindolare l'opinione pubblica mascherando il vero subdolo intento: garantire al confinante esercito Usa la presenza di un eliporto ( e/o vertiporto, o pista breve) necessario ai loro usi e costumi. Daltronde ci avevano già provato circa un anno fa con la società Esperia.
Vi immaginate poi la vivibilità dei quartieri circostanti il Dal Molin ? Altro che Parco “della Pace”.
Ma non siamo già stati presi in giro a sufficienza ?
La stampa, sopratutto quella nazionale, e certi politici hanno sempre ed impropiamente usato il termine “ampliamento” per la base Usa di Vicenza. Non era solo l'ennesimo stratagemma per ridimensionare la portata di un progetto così devastante, che ha eluso anche la necesaria V.I.A. Oggi scopriamo che l'uso di quel termine nascondeva anche un secondo fine: ampliare l'extraterritorialità giuridica della Ederle (pretesa dagli Usa) anche al Dal Molin, e installare l' Africom, pugno di ferro dell' esrcito Usa. Tutto questo in sfregio alla Costituzione Italiana.
Adesso vorrebbero costruirci accanto anche un maxi polo di protezione civile nazionale? Il sito previsto dal Pat ora non è più sufficiente? Allora se questa è all'improvviso diventata una reale esigenza, perchè non pensare ai terreni lungo Via Aldo Moro, ossia quelli che sarebbero stati sì, a suo tempo, il naturale e vero “amplimento” della caserma Ederle? Oppure, come propone Raniero, si utilizzi la base Usa in costruzione per questo scopo umanitario, con buona pace degli americani. Nulla è impossibile, basta volerlo. Vicenza lo ha imparato bene proprio da loro, ma a proprie spese.
Ora, come non bastasse, si tenta di rubare anche l' ultima speranza, l' ultimo sogno, quello di poter almeno godere di un Parco che, in una zona così fragile, a mio modesto parere, è più che un diritto dovuto. Ma il troppo è troppo.
Daniela Massignani
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