Se non ora quando? Domenica tante donne in piazza in tutta Italia
La sfida più grande che ci si presenta ora sia quella di utilizzare parole nuove, che ci siano proprie, e cercare modalità che siano in grado di coinvolgere anche le nostre giovani amiche, sorelle e figlie.Domenica abbiamo manifestato in piazza per riportare l'attenzione, in maniera corale e trasversale, sulla questione del ruolo delle donne nella società, nella politica, nel lavoro. Non per manifestare contro altre donne, non per accanirci contro le ragazze che abbiamo visto sfilare nei tg, non per marcare la nostra distanza morale da loro, come pure qualcuna ha detto.
Non si tratta di esprimere giudizi sulle abitudini sessuali di qualcuno, ma di chiarire che quello a cui stiamo assistendo non è un fatto privato. Non è un fatto privato quando la donna è relegata a rivestire ruoli in cui è sempre immaginata come grazioso contorno ornamentale, come ricompensa dopo un'intensa giornata di lavoro, come la preda del più becero maschilismo.
Non è un fatto privato quando la politica indica come criterio di selezione di una parte della propria classe dirigente la piacevolezza estetica, le misure del corpo o addirittura la messa a disposizione del corpo.
Non è un fatto privato, bensì politico e culturale, in un Paese in cui la presenza stessa delle donne è assolutamente minimale nella politica, nei luoghi di dirigenza, nelle organizzazioni. Un Paese in cui è reso assolutamente difficile alle donne, talvolta addirittura impedito, di entrare e permanere nel mercato del lavoro, di avviare un'impresa. Un Paese in cui esistono ancora notevoli differenze salariali a parità di mansioni tra uomo e donna.
Ogni donna consapevole è libera di fare quello che vuole con il proprio corpo. Quello che non deve accadere è però che le donne debbano essere neanche minimamente indotte a pensare di doversi concedere, come unica modalità per fare carriera, per accedere a ruoli e opportunità che agli uomini sono date tenendo conto di altri criteri.
Questo è inaccettabile.
Un altro corpo di donna è possibile, non solo quello che ci viene propinato, ma un corpo vissuto e riempito di capacità e talento. Io rivendico questo modello a beneficio della mia e delle successive generazioni di giovani donne.
Credo non ci potrà essere cambiamento in Italia se questa non diviene una questione politica fondamentale, se non ci si rende che la questione del ruolo delle donne coinvolge tutta la comunità, istituzioni comprese.
E noi donne che viviamo nella realtà, voi uomini che eravate in piazza domenica pomeriggio e che condividete con noi questo percorso, dobbiamo ricominciare ad indignarci di fronte alla società che viviamo, per riformarla.
Credo che la sfida più grande che ci si presenta ora sia quella di utilizzare parole nuove, che ci siano proprie, e cercare modalità che siano in grado di coinvolgere anche le nostre giovani amiche, sorelle e figlie.
Cristina Balbi
Consigliera comunale e Presidente della Commissione pari opportunità del Comune di Vicenza
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