Ospedale S. Bortolo: la dura realtà abbisogna di umanità

A volte la realtà è dura da accettare ma se detta in maniera delicata e gentile con tatto si accetta più volentieri.
08/02/2011

Vi scrivo per esprimere il mio rammarico verso i medici del reparto di rianimazione dell'ospedale San Bortolo di Vicenza verso i quali avevo fiducia e stima. Mia madre era affetta da mieloma multiplo non secernente con il quale conviveva da tre anni a questa parte. Dopo avere fatto un autotrapianto di cellule staminali nell'anno 2008 eseguito con successo la malattia si è ripresentata sei mesi fa, dopo alcune cure purtroppo non riuscite, dal dott. Pomponi del reparto di Ematologia dell'ospedale di Vicenza le è stato proposto un nuovo trapianto.
Ricoverata il 5 gennaio 2011 dopo la chemioterapia le rifanno il trapianto, quando i valori del sangue cominciavano a riprendersi è arrivata l'infezione nei polmoni e mia madre è stata intubata, sedata e portata in rianimazione con prognosi strettamente riservata in quando la respirazione era molto affaticata anche con le macchine.
Oltre alla broncopolmonite di origine virale il giorno 21 gennaio è stato fatto il tampone per il virus dell'influenza H1N1 risultato positivo ma i medici non hanno dato peso in quanto la mamma era molto debilitata e io mi domando dove ha contratto questo virus ? Ma nessuno si assume la responsabilità. Lo ha contratto nel reparto di Ematologia ? Non si verrà mai a sapere.
Questi giorni in rianimazione sono stati per me un inferno in quanto ogni sera di turno trovavo un medico diverso a volte persone umane a volte meno come il primario che mi viene a dire che mamma è un “costo” per l'ospedale in quanto attaccata a due macchinari quello della dialisi e il respiratore: Pensate voi come ci fanno sentire dopo il dramma che io e mio padre stiamo vivendo.
Vi ho scritto per dire che a volte la realtà è dura da accettare ma se detta in maniera delicata e gentile con tatto si accetta più volentieri. Non siamo animali ma persone e mia madre aveva tutto il diritto di essere curata e assistita.
Elena Fontana, Schio