Asportare i detriti nell'alveo dei fiumi
Stimando una asportazione, pianificata e controllata, di qualche metro di tale terreno golenale si favorirebbe, garantendo così, una maggiore capacità di portata e di gestione del volume d' acqua nell' alveo durante le piene.Adesso che il perepepè antialluvione è suonato con tanto di improrogabile e stupefacente rapidità, da fare impallidire qualsivoglia struttura burocratica, si sono trovati i siti con le già prontamente definite stime sui costi per la messa in opera dei bacini, casse d' espansione, di laminazione, ed altro. (Anche se non è ben chiaro perché non si fa più menzione del progetto previsto qualche anno fa, della cassa di espansione a sud di Vicenza in zona Campedello). Scongiurando così il ripetersi sistematico di queste disastrose calamità. O forse, in realtà, nella carta, già queste aree con il preventivo del costo esistevano da anni, ma nel delirio che certi eventi non si verificassero ulteriormente, si preferiva temporeggiare, “incanalando” opportunamente questo denaro verso altri progetti, poco permeabili, del tipo: strade, autostrade, pedemontane, passanti, centri commerciali, lottizzazioni incontrollate, aree artigianali con capannoni inutilizzati e perché no: basi militari (collegamenti e servizi).
Camminando però (ad esempio) sopra l' argine, lungo il fiume Tesina, sia a valle del palladiano ponte di Torri di Quartesolo fino a Longare, sia a monte, in località Palù a Marola, ed in altre località, come Tribolo, Castellani, sempre nel Comune di Torri di Q.lo, fino a località Quintarello ai confini con Quinto Vicentino, balza subito agli occhi, a farci caso, la sproporzionata altezza delle golene (maresane o maredane), levatura maggiore di tre, quattro metri, ed in alcune zone anche di cinque metri rispetto il livello dell' acqua in condizioni di normalità, e di due, tre metri in più rispetto il terreno sull' unghia dello stesso argine verso il piano campagna. Viene da chiedersi se ciò è la conseguenza naturale del continuo deposito nel corso degli anni di materiale alluvionale ( la lossa, dal tedesco loss, losch, sedimento di sabbia argillosa finissima).
Stimando una asportazione, pianificata e controllata, di qualche metro di tale terreno golenale si favorirebbe, garantendo così, una maggiore capacità di portata e di gestione del volume d' acqua nell' alveo durante le piene. Probabilmente i due milioni di metri cubi, e forse più, che dovrebbero (ad esempio) laminare nel proposto bacino in zona Palù, potrebbero essere sopportati tranquillamente all' interno dei medesimi argini del fiume. Considerando tra l'altro, che in zona Palù, nel settore preposto sono presenti delle abitazioni, che per salvaguardarle dal bacino si dovrà probabilmente erigere un nuovo argine con la conseguenza di “infilare” Contrada Palù dentro un malsano catino tra l' argine maestro del fiume e quello di prevista costruzione, della cassa di laminazione. Argine che invece, dove risultasse fattibile e conveniente (più a nord del paese di Marola), si potrebbe considerare lo spostamento stesso, allargando così ulteriormente l' area golenale. Quei terreni, inglobati nelle golene, risulterebbero ancora idonei all' attività agricola. Il tutto, dopo la realizzazione dell' opera, con un costo di gestione e mantenimento ben inferiore rispetto ai bacini artificiali.
Giovanni Catelan
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