Siria/ Scontri e bombe, oggi 50 morti: Usa chiudono ambasciata
Siria/ Scontri e bombe, oggi 50 morti: Usa chiudono ambasciata Russia e Cina nel mirino per veto Onu. Sarkozy chiamerà Medvedev
Roma, 6 feb. (TMNews) - A circa 48 ore dal veto di Russia e Cina alla risoluzione Onu contro Damasco, e in una giornata di bombardamenti e scontri che hanno fatto altre 50 vittime, gli Stati Uniti hanno annunciato la chiusura della loro ambasciata in Siria. Una dura presa di posizione contro il regime di Bashar al Assad a cui ha fatto seguito il richiamo a Londra per consultazioni del capo della diplomazia britannica in Siria. Ma a finire nel mirino della critica, oggi, non sono stati solo il presidente siriano con il suo governo. Durissima, infatti, è stata la condanna giunta da Parigi e Berlino per la scelta fatta da Mosca e Pechino al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite. "La Germania e la Francia non lasceranno morire il popolo siriano. Quello che sta succedendo è uno scandalo. Non siamo disposti ad accettare l'indecisione o il blocco della comunità internazionale", ha detto Nicolas Sarkozy, preannunciando una telefonata al collega russo Dmitri Medvedev anche a nome della cancelliera Angela Merkel. Intanto, i paesi dell'Unione Europea stanno valutando la possibilità di espellere i rappresentanti diplomatici siriani, ed eventualmente ritirare i propri ambasciatori da Damasco, ha annunciato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che sulla linea sostenuta da Mosca e Pechino ha commentato: "E' estremamente sgradevole, per usare un eufemismo"; il veto "non ci doveva essere perché si è basato su considerazioni di fatto e di diritto completamente sbagliate". E proprio su indicazione di Terzi, il segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo oggi pomeriggio ha espresso all`ambasciatore siriano a Roma Khaddour Hasan la più ferma condanna e lo sdegno del governo italiano per le inaccettabili violenze perpetrate dal regime di Damasco nei confronti della popolazione civile. Da parte sua, il governo saudita ha chiesto oggi "misure decisive" per fermare "lo spargimento di sangue in Siria" ed ha messo in guardia contro "una catastrofe umanitaria", mentre il presidente turco Abdullah Gul ha espresso lo scontento di Ankara per il duplice veto. Da Washington, nel frattempo, è arrivata la promessa a "raddoppiare gli sforzi" per costringere il presidente siriano Bashar al Assad a lasciare il potere; un impegno che - stando a quanto riferisce il New York Times - potrebbe anche tradursi in un tacito assenso alla consegna di armi all'opposizione siriana. Almeno ufficialmente, però, Barack Obama resta favorevole a una soluzione negoziata del conflitto. In un'intervista all'emittente Nbc, Obama si è pronunciato contro un intervento militare in Siria. "E' importante risolvere la crisi senza ricorrere a un intervento esterno e penso che sia ancora possibile", ha dichiarato. "Mi sembra che numerose persone in Siria pensino che sia ormai giunto il tempo di voltare pagina, il regime di Assad sente che il cerchio si sta stringendo. La questione non è se, ma quando" ciò avverrà, ha aggiunto Obama.
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