18 - Alfiere in Re7
31/07/2010 L’uomo-copertina di questo mese è un grande. La voce di Josè Carreras ha segnato la storia della musica e a settembre la potremo ascoltare sulla piazza degli scacchi di Marostica. Carreras è grande non solo per ciò che ha fatto nella sua professione, ma anche per la forza che ha dimostrato nel combattere e vincere una malattia dura e aggressiva, diventando così un simbolo di positività: e Dio solo sa quanto bisogno ci sia di esempi positivi, di persone che possiedono doti vere. Anche perché con le doti false o costruite artificialmente non si va da nessuna parte. Lo sanno bene, a loro spese, le molte ragazze che vagheggiano una carriera nel mondo dello spettacolo o della moda e si affidano ad agenzie che garantiscono l’ingresso sulle passerelle ma in realtà si rivelano spesso specchietti per allodole: lo racconta un bel servizio che mette in guardia da chi chiede soldi o “contributi” vari per book fotografici o casting improbabili. Meglio, molto meglio fare piccoli passi e se si amano i palcoscenici, le compagnie amatoriali che nascono come funghi anche nella provincia vicentina sono in grado di regalare soddisfazioni, di produrre spettacoli di buon livello e regalare una chance a chi sente di avere le corde giuste per esibirsi. Magari non tutti hanno le doti vere di Carreras, ma piuttosto che l’arrampicata sugli specchi di chi esibisce doti false, meritano l’applauso i detentori di doti sincere. Un buon dilettante non ha certo nulla da invidiare a un cattivo prefessionista.
17 - Giovani talenti
30/06/2010 E la chiamano estate. Il periodo delle ferie, del riposo agognato dopo un anno vissuto di corsa, dei pensieri e delle preoccupazioni lasciate a casa. Invece, complice non solo la crisi economica, anche la stagione più bella dell’anno rischia di diventare fonte di stress. Per i portafogli, prima di tutto: l’euro scende, il dollaro sale, il petrolio è una marea nera come il suo prezzo. Coniugare risparmio e qualità non è facile. L’offerta per trascorrere qualche giorno di divertimento è amplissima, ma proprio per questo nella massa si nascondono insidie e trappole. A volte si riesce a trovare l’affare, a non spendere troppo rimanendo comunque soddisfatti, altre volte si cade nel tranello di offerte-trappola. Come spesso accade, rimanendo nel giusto mezzo si riesce a evitare il bidone in agguato. Magari seguendo piccoli suggerimenti su come muoversi. Con i tempi che corrono, non è comunque il caso di “lasciarsi tutto alle spalle”. In particolare, la casa: i topi d’appartamento ballano soprattutto d’estate. Per fortuna, a consolare gli apprensivi ci pensa una serie di accorgimenti tecnologici che permettono di riposare senza angoscia. In questo numero di Cats troverete anche piccoli, preziosi suggerimenti per affrontare l’estate più serenamente. Con l’augurio che, al ritorno dalle ferie, per smaltire lo stress accumulato non sia necessario... prendersi una vacanza.
16 - Il Sudafrica secondo Pablito
29/05/2010 Per anni l’italiano più famoso al mondo l’abbiamo avuto in casa, a Vicenza. Si andava in Cina, nella Cina ancora chiusa sotto la coltre impenetrabile del regime, o in Africa, o in Medio Oriente, e quando l’interlocutore locale intuiva la nostra provenienza immancabilmente si apriva in un sorriso e pronunciava sempre la stessa frase: «Italia? Paolo Rossi!!!». È lui, l’uomo più “mondiale” che ci sia. Il Pablito di Spagna ’82 accompagna i lettori di Cats all’appuntamento con Sudafrica 2010 che inizia tra pochi giorni. Oggi vive tra Vicenza e le colline toscane in mezzo ad Arezzo e Siena, tra gli studi televisivi di Milano e gli appuntamenti ai quali viene invitato in ogni parte del mondo: tiene fede così al proprio ruolo di icona globale nata quando il termine “globalizzazione” doveva ancora essere inventato. È stato l’italiano più famoso al mondo interpretando in campo, lui toscano, al meglio anche alcune peculiarità vicentine: l’essere al posto giusto nel momento giusto, la capacità di uscire dagli schemi, di nascondersi e colpire, di inventarsi quel che a nessun altro passava per la mente di creare. Piccolino, gracile, con le ginocchia rotte, timido ed educato: il contrario di quel che nell’immaginario collettivo dovrebbe essere un gladiatore delle aree di rigore. Su quelle spalle fragili si è caricato un’intera nazione, e l’ha portata sul tetto del mondo. Come un calabrone, che punge e vola a dispetto di ogni legge della fisica. L’importante, è la lezione di Pablito, è volare basso. Senza fermarsi mai. Vale per i calabroni e per i calciatori, ma a pensarci bene vale per ciascuno di noi.
15 - Il bello dei giovani
30/04/2010 Cambiano i tempi, i linguaggi, le mode, ma i ragazzi non cambiano mai. Sono sempre, categoricamente diversi dalla generazione che li ha preceduti. È il progresso, dicono loro. È il segno del decadimento della civiltà, replicano inevitabilmente i “vecchi”. Laddove per vecchio si intende - sia chiaro - chiunque abbia superato i trent’anni. In questo scalino sta la storia dell’uomo, la sua evoluzione. Sembra ieri quando gli attuali “quasi cinquantenni” scorrazzavano per la città con il Ciao o il Garelli, organizzavano festini nelle taverne o negli scantinati degli amici, ascoltavano musica dal walkman e cd era solo la sigla di “cosiddetto”. I loro (nostri) genitori ovviamente non capivano, viaggiavano a ritmi diversi, sembravano vivere in mondi destinati a non incontrarsi mai. Poi, un giorno, il loro mondo è diventato il nostro mondo: colpa del lavoro, delle responsabilità, dei figli. È la ruota della vita: la stessa che oggi ci propone un disc jockey nel ruolo di consulente di un ministro. È vicentino, ovviamente esperto del mondo degli adolescenti. E in questo numero di Cats spiega quali ricette ha suggerito al governo per avvicinare i linguaggi di generazioni diverse, partendo dalla condivisibile osservazione che gli adulti sono sempre pronti a criticare i giovani ma dopo aver offerto loro modelli di vita discutibili. In quelle parole non ci sono solo rivendicazioni o critiche: c’è anche la convinzione che i ragazzi devono «rimboccarsi le maniche, uscire dal circolo vizioso del “tutto e subito”. I tempi sono cambiati. E con i giovani bisogna saper parlare chiaro, anche a costo di essere crudeli». Diretti, sinceri, pragmatici come lo sanno essere i giovani. Come lo eravamo noi alla loro età, e i nostri padri quando avevano diciott’anni. Speriamo che lo restino sempre più a lungo.
14 - Le stagioni dei cambiamenti
30/03/2010 Ci sono cose che cambiano in fretta e cose che non cambiano mai. Tra le prime, il panorama che ci circonda. Accade a poco a poco: un negozio che cambia l’insegna, un altro che chiude e lascia spazio a un garage, un artigiano che getta la spugna e la bottega si svuota. Un tempo si diceva che comunque ci sarà sempre lavoro per i fornai, perché tutto può mancare tranne il pane: e in effetti è un lavoro che non conosce crisi. Ma le cose cambiano in fretta, appunto, e i panifici non sono più gli esercizi maggiormente diffusi nel vicentino. Il sorpasso è avvenuto ad opera - pensate un po’ - dei locali notturni. È cambiato il panorama, ma sono cambiate anche le persone; è cambiata l’offerta perché è cambiata la domanda, e comunque la si pensi non è un bellissimo segno. Se nei rapporti tra uomini e donne l’effimero prende il posto del reale, è ridicolo pensare di liquidare il tutto addossando la colpa solo ai maschi privi di sentimenti o solo alle femmine incapaci di capirli. Forse entrambi i generi dovrebbero riflettere se sono cambiati in meglio. Ciò che non è cambiato invece - e per fortuna - è lo strano virus che colpisce molti vicentini e li trasforma in Archimede. Non c’è crisi che tenga, non c’è contrazione degli acquisti: anzi, proprio quando le difficoltà crescono, da queste parti l’ingegno si fa più aguzzo e al posto del pane si sfornano idee. Mai come in questo periodo l’ufficio brevetti è frequentato da persone che registrano un prodotto, un’invenzione, un’idea. Molte di queste finiranno nel dimenticatoio, o resteranno a far bella mostra di sè in qualche scantinato adattato a laboratorio. Ma alcune faranno strada, magari diventeranno indispensabili nella nostra vita di tutti i giorni. Cambiandola, ovviamente.
13 - Sogni alla riscossa
28/02/2010 Quanti tesori nascosti, dimenticati, ci sono ancora in questo nostro Veneto? Non necessariamente reperti archeologici o pezzi d’oro: il più delle volte si tratta di cose che sono sotto i nostri occhi, ma distratti dal lavoro e dal tempo non ce ne accorgiamo. E sono occasioni perse. Il nostro Claudio Tessarolo ne ha trovata una a Valdagno. Molti ne conoscono l’esistenza, ma pochi sanno che è lì che si trova il più grande teatro del Veneto. Abbandonato. Figlio di un’epoca in cui il palcoscenico era l’unico luogo dove l’arte e lo spettacolo erano a portata di tutti, prima che la televisione azzerasse le distanze e appiattisse i sentimenti. Siamo entrati oltre quelle mura dimenticate, provando a immaginare cosa potrebbe significare riaccendere quelle luci, lucidare quelle tavole, spolverare quelle poltrone. E ridare vita a un sogno. Qualche idea, in proposito, c’è. In fondo, basterebbe un po’ di coraggio (oltre ai soliti, benedetti soldi). Quel teatro è in realtà un simbolo, è la fotografia di una terra cresciuta a strati: che ha definito il proprio sviluppo aggiungendo pietra su pietra, tetto su tetto, dimenticando in fretta ciò che già aveva a disposizione. Non sempre la ricchezza è ciò che si desidera avere: è anche ciò che si ha già. In un’epoca nella quale lo spazio diventa sempre più importante, il teatro dimenticato di Valdagno suggerisce una riflessione alla nostra “generazione dei capannoni”: pianificare il territorio non significa solo definire quattro linee su un piano regolatore. Significa avere ben chiaro cosa siamo stati, cosa abbiamo a disposizione e cosa vogliamo lasciare ai nostri nipoti. Di sicuro, non un rudere inutile.
12 - Il colore delle emozioni
30/01/2010
Una previsione facile: tra qualche giorno sarà bello sentirsi italiani. Un motivo di orgoglio essere accomunati dall’azzurro delle maglie dei nostri atleti, poter tifare per loro; vivere, sia pure davanti al televisore, le emozioni intense che le gare olimpiche fanno scaturire. Sono l’unico evento capace, sia pure per un lasso di tempo relativo, di conciliare il mondo con se stesso. Càpita ogni quattro anni, e di solito se l’azzurro diventa il colore dominante dei nostri discorsi è merito di ragazzoni che sembrano invisibili durante il lungo letargo della memoria: Enrico Fabris è uno di questi. Nell’ultima edizione dei Giochi invernali, a Torino, è stato il protagonista principe, il mattatore, catturando l’attenzione del mondo con due medaglie d’oro e una di bronzo. Un trionfo tutto italiano, mai visto sui pattini. Quattro anni dopo, Enrico non è cambiato. E per questo ci farà ancora sognare. Abituato a scivolare via sul ghiaccio, concentrato in una falcata dopo l’altra, il nostro campione olimpico non si cura della scarsa attenzione che i media del Belpaese riservano tra un’Olimpiade e l’altra a discipline come il pattinaggio. In certi casi, può essere un vantaggio: ti permette di preparare la “gara della vita” senza eccessiva pressione, senza alimentare attese snervanti. Ma adesso siamo lì, a un passo dall’ora decisiva, e gli occhi ballano tra Roana e Vancouver. Nove ore di distanza annullate dal sostegno che Enrico sa di avere alle spalle: lo spingono milioni di italiani e - con più foga - i lettori di Cats che nelle prossime pagine potranno leggere le sue attese per questo appuntamento con la storia. Anche la corsa del mensile del Giornale di Vicenza è in continua accelerazione. A un anno dalla partenza si è confermato un “valore aggiunto” al quotidiano grazie agli approfondimenti, alle storie, alle inchieste che vanno oltre l’attualità di giornata. Fatti gravi o storie leggere, come l’attenzione rivolta in questo numero al fenomeno sempre inquietante e a volte sottovalutato dello stalking, o il curioso racconto dell’origine della meringa bassanese. E da questo numero, Cats comincia ad aggiornarsi con piccoli ma significativi adeguamenti: a cominciare dalla grafica, per agevolare il lettore nella ricerca delle pagine e nello sfoglio degli articoli. Piccoli passi, felpati come quelli di un gatto di razza.
Buona lettura.
11 - La forza delle idee
30/12/2009 Questione di poche ore, ormai. E anche un 2009, acciaccato, pallido, traballante, ci volterà le spalle. Per sempre. Ed è facile, dando una pur rapida occhiata a quanto è successo (o non è successo) nel nostro malmesso pianeta, che sia un addio con scarsi rimpianti. Si volta pagina, come sempre e si guarda avanti. Per fortuna, viene spontaneo esclamare. Ma è giusto che ognuno tragga da sè i bilanci sui dodici mesi in procinto di scadere. La storia dell’umanità è un fiume composto da tanti rivoli; e ogni singolo individuo rappresenta una componente vitale e soprattutto unica del tutto. Guai privarla della sua peculiare specificità. E del diritto di esercitare il libero esercizio, volenti o nolenti che siamo, più che opportuno, se non indispensabile ad ogni scadere d’anno, di un sano esame di coscienza. E’ uno spazio irrinunciabile. Non calpestabile. Detto questo, a scrutarlo con l’ansia che ci ritroviamo addosso, tipica di chi confida in un futuro migliore come un assetato nel deserto aspira all’acqua, l’orizzonte che in lontananza si profila è di una tonalità ancora opaca. E’ vero, ma non del tutto. Perché a colorare le pareti della nostra esistenza infatti, provvedono, da sempre, le idee. “Strumenti” capaci di squarciare la grigia mediocrità nella quale spesso colpevolmente ci avvolgiamo, di illuminare con la forza di una saetta senza soluzione di continuità il grigiore che precede la perdita della speranza, il sentimento senza il quale l’uomo smarrisce non soltanto il contatto con se stesso ma anche col resto del mondo. La speranza è un sogno fatto da svegli, sosteneva Aristotele. Provare per credere. Così il 2009 che se ne va ci lascia un grande sogno, frutto di una grande idea: Venezia città olimpica. Perché no? Ecco, la proposta di portare i cinque cerchi in laguna (ma non solo), ha rischiarato questo fine anno dando una benefica scossa ad una regione che verso se stessa ha un obbligo morale al quale non può rinunciare: pensare in grande. Puntare alle Olimpiadi è certo una bella sfida, che però, ha determinato da subito una adesione trasversale e una compattezza istituzionale come in poche altre occasioni. Perché è con le idee che si alimentano gli ideali e gli ideali sono garanzia di futuro. Aprono il cuore, stimolano la mente. Ma è importante anche che ognuno cerchi per sè una grande idea, coltivi un progetto, un sogno. E’ questo il vero segreto anche per fermare il tempo: valorizzarlo senza farcelo scorrere addosso inutilmente. Nemo tibi reddet quod tempus perdideris, nessuno ti restituirà il tempo perso, ammoniva infatti Seneca. Allora viviamolo senza paura, il nostro tempo, la nostra vita. E buon 2010 a tutti da Cats.
