Un momento per ricostruire
31/10/2012 Non c’è spazio per la staticità nell’animo dei vicentini. Le crisi, come insegnano gli psicologi, sono momenti da cui ripartire. A volte velocemente, altre volte con più calma. Per ripartire si può guardare indietro al passato, oppure immaginare un futuro. Di certo le due cose (passato e futuro) possono andare a braccetto e nella loro integrazione portare al superamento delle difficoltà. Terra di uomini inventori e arditamente impegnati nel lavoro, Vicenza ha imparato a distinguersi in molti, infiniti settori. Ve ne sono alcuni però che racchiudono nella vicentinità una componente fondamentale del proprio successo. Non si può non pensare alla storia di Campagnolo ad esempio, che partito da una piccola bottega in Corso Padova si è evoluto divenendo un riferimento mondiale per il ciclismo. Uno sport e una realtà questa che sta attraversando una stagione fortunata e che anche nella nostra città riesce a trovare uno spazio per disegnare il proprio futuro. Un po’ come sta facendo la Fiera di Vicenza, ora pronta a trasformarsi e trovare nella sua nuova sede uno dimensione che possa gratificare ancor maggiormente il suo spirito propositivo e innovatore.
Prima di tutto, il legno
05/07/2012 È il materiale base. Il più naturale, semplice e raffinato allo tempo stesso. Impariamo a conoscerlo come marrone, ma la moda o il tempo possono fare piacevoli scherzi e renderlo colorato o dotato di molte sfumature. Non è necessariamente ad esaurimento, perché come gli animali anche le foreste vengono ripopolate ed esiste una sorta di taglio di selezione. Stiamo parlando del legno, elemento dalle innumerevoli sfaccettature con il quale si costruiscono da sempre le case, anche se ce n’eravamo quasi dimenticati. In questo numero di Accenni vogliamo conoscerlo meglio, osservarlo ed ascoltarlo, frequentando chi ci vive a stretto contatto per lavoro o per diletto, ma soprattutto chi l’ha scelto, preferendolo magari alla più noiosa e inquinante plastica. Un viaggio nei materiali quindi, senza perdere lo sguardo sui temi che dalla sua nascita interessano Accenni. Parliamo del nuovo che avanza in architettura e design, come i progetto di Libero Accesso, contest in cui si sfidano progetti di design sostenibile, oppure premi internazionali come NIB 2012 che ha incoronato l’architetto vicentino Valentina Greselin. Ma oltre ai premi Accenni vuole provocare e sollecitare pensieri e proposte che interessano il bene della città, magari indicando i luoghi per i quali auspichiamo nuova vita e che potrete segnalare su “La mia Vicenza da salvare” direttamente su Facebook.
Al passo con le stagioni
10/10/2011 È finita l’estate. Movimenti geografici e territoriali, abbuffate, relax e spensieratezza cedono il passo alla concretezza. Come ogni fine stagione si traccia un bilancio di quanto si è fatto e di quanto si farà. Non è sempre una facile impresa, ma ce la si può fare. Di certo non si deve aspettare la primavera per una rinascita, per ripartire, perchè il tempo fugge e lo spreco non fa parte del dna dei vicentini. Accenni si è sintonizzato sulle riflessioni che riguardano il futuro, perchè forse l’autunno è proprio questo: un momento d’attesa per riflettere, gettando le basi per una buona partenza verso il futuro. Ce lo dice Gonçalo Byrne, architetto portoghese alle prese con una riflessione sul senso dell’architettura in un mondo in crisi (pag. 23), lo ribadiscono le agenzie di certificazione edilizia che offrono uno strumento per allontanare lo spreco energetico e l’inquinamento, lo sottolinea il mondo della pubblicità, che attraverso la pianificazione dell’ immagine investe per il futuro di un’azienda (Big Spender pag. 83) Per pensare e progettare un futuro ricco di soddisfazioni serve qualcosa in più, una sorta di colonna sonora, un insieme di note che accompagnano l’uomo nel suo percorso di cittadino. Una musica, come quella che si ascolta ogni giorno in città, nei pochi negozi di dischi rimasti o nelle aule di un innovativo liceo cittadino (pag. 29). Una musica dell’anima, che riporta al concerto di Morricone, quando in contemporanea la Basilica ha cominciato a brillare di una nuova luce. Una luce per il futuro.
Grandi lezioni, grandi opere
13/06/2011 dal passato arrivano grandi lezioni, e per non perderle basterebbe osservare con occhio critico ciò che nel tempo ha reso grande la nostra terra. Sudore, fatica, lavoro, ma anche estro creativo e genialità, sempre tenuta sotto controllo da un low profile tipicamente veneto. In questo numero di Accenni abbiamo voluto raccontare storie che parlano di lavoro e fatica, ma che guardano avanti, verso il futuro. Come Giancarlo Busato, stampatore da generazioni, che nella sua bottega ospita un gruppo di giovani incisori che negli anni hanno sviluppato una loro identità, in continuo dialogo con l’artigiano, o come Giuseppe Marzotto, ex campione di Speedway che ora costruisce i motori delle moto che vincono i mondiali di specialità nella pista di Lonigo, aiutato dal figlio Vittorio. Ma le strade della continuità rischiano molto spesso di essere travolte dagli eventi, e progetti importanti possono perdersi per strada. Ma non solo per quanto riguarda storie imprenditoriali, anche nelle strade vere e proprie, come la Pedemontana, che finalmente dopo anni potrà vedere l’inizio dei lavori, fra proteste dal sapore campanilista e necessità impellenti dettate dal futuro che aspetta dietro l’angolo. Le grandi opere non si limitano alle scelte di viabilità ma conducono ben oltre, anche dove pochi vogliono entrare, come in un palazzo di giustizia. Sottodimensionato e malandato, il tribunale vicentino si trasferirà a breve fuori dalle mura e l’opinione pubblica non riesce a digerirne le proporzioni. Partendo da qui abbiamo esplorato altre grandi opere come il futuro stadio, la bretella ovest, l’area ex Domenichelli dove sorgeranno i palazzi della politica, sottoponendole al parere dei vicentini, addetti ai lavori e non. Il risultato? Sfogliate le prossime pagine e lo troverete. Avanti piano, molto.
Uomini tenaci e donne di polso
13/06/2011 Che un giorno sarei riuscito ad incontrare di persona Oscar Niemeyer nel suo famoso studio di Copacabana, non avrei mai potuto immaginarlo. Niemeyer è uno degli architetti che ho più ammirato fin dai tempi dell’Università, sia per le straordinarie opere che ha realizzato che per quella poetica tra il rigoroso e il sognante tipica dei sui lavori, ma soprattutto per la fama di bontà e generosità che caratterizza il suo personaggio. Il lungo cammino che mi ha portato ad incontrarlo parte nel 2008, quando con la nostra associazione culturale IEC iniziammo un lavoro espositivo e di ricerca sulla sua figura che ci ha portato a realizzare quattro mostre monografiche a lui dedicate, l’ultima a Ravello in occasione dell’inaugurazione dell’Auditorium Oscar Niemeyer. Questa è stata la premessa che mi ha fatto capire che incontrare Niemeyer non sarebbe stato solo il coronamento di questa appassionante attività, ma era ormai una vera necessità: mi ero infatti messo in testa di consegnargli personalmente i cataloghi delle nostre mostre! Parto dunque per Rio insieme a Carlotta alla fine dello scorso luglio, ospiti dell’amico Salvino Campos che vive sull’Avenida Atlantica vicinissimo allo Studio Niemeyer, ed una volta lì incredibilmente non fatichiamo ad ottenere subito un appuntamento con Oscar, grazie anche all’aiuto di Federico Motterle che di Niemeyer è amico. Mercoledì 28 luglio, dunque, ci facciamo trovare puntuali ed emozionati sotto l’edificio Ypiranga, e una volta saliti all’attico e ricevuti nel magnifico loft con vista sul Pan di Zucchero, ci viene prospettato un incontro molto breve a causa dei fitti impegni lavorativi che il centotreenne architetto continua a mantenere: e invece il nostro colloquio con Oscar è durato più di un’ora, nella quale ci ha pienamente trasmesso quella sua calorosa accoglienza e quella sua straordinaria umanità di cui abbiamo sempre sentito parlare, raccontandoci prima dei suoi vecchi amici italiani e poi dei suoi ricordi professionali, chiedendoci pure notizie sul recente completamento del discusso Auditorium e preoccupandosi di sapere innanzitutto se sia stato gradito dagli abitanti di Ravello. ”Ciò che conta non è l’architettura, ma la vita, gli amici e questo mondo ingiusto che dobbiamo modificare” : questo il motto con il quale ci ha congedato. E nonostante sia una frase che Niemeyer cita spesso in libri ed interviste, sentirla pronunciare dalla sua voce profonda e sicura mentre ci fissava dritto negli occhi, ha suonato come un consiglio vero, che ci ha suscitato emozioni inaspettate. Grazie Oscar.
Giochi per grandi uomini
15/11/2010 "Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita”. Parole pronunciate e scritte 101 anni fa da Filippo Tomasi Marinetti nel quinto punto del suo Manifesto Futurista, dichiarazione di una vivace e pura esaltazione delle meraviglie tecnologiche del ‘900, del movimento, dell’energia. Un posto in primo piano era assegnato ad auto, moto, aerei e tutto ciò che correva veloce, ad una velocità superiore a quella dell’uomo. è passato un secolo ma non è cambiato nulla perché ciò che si muove su due e quattro ruote continua ad appassionare come prima e più di prima. Oggetti di meccanica ed elettronica, diavolerie tecnologiche che alla sostanza associano la forma in una rappresentazione che in pochi secondi può essere amata o detestata. è così che Accenni, rivista di design e non solo, vuole esplorare il mondo che si muove, un mondo fatto di uomini che progettano e di creazioni che schizzano via, veloci come la luce, per portare da un posto all’altro anche quando non si deve andare da nessuna parte, per soddisfare il solo piacere della guida. Un piacere che si prova a bordo delle Fornasari, bolidi su misura, progettati e costruiti a Vicenza da un appassionato imprenditore, o il piacere che si può provare nel restaurare una grossa moto da enduro degli anni 80, di quelle che forse vi hanno accompagnato in qualche ineguagliabile viaggio in Grecia o Turchia. Ma il movimento non è rappresentato solo da mezzi di trasporto, ci sono anche i mezzi di divertimento, che rinascono nella storica cornice di Coney Island, parco dei divertimenti newyorkese dove la vicentina Zamperla ha portato le sue giostre made in Italy, o ancora la novità dei parchi acrobatici che si stanno sviluppando sempre più. E a ripartire da Vicenza dopo una pausa forzata non è solo un parco divertimenti, ma la stessa dimensione edilizia che nel nome della qualità vede posare le prime pietre in nuovi progetti residenziali che pongono l’uomo al centro della casa, preferibilmente in campagna ma a due passi dal centro e in una soluzione in cui la forma non è trascurata. Certo che tutto questo design deve trovare un ambiente ideale dove essere coltivato, magari quando si è ancora adolescenti e in pieno fervore creativo, ecco quindi che vi presentiamo il Liceo Artistico Martini e la sua proposta formativa, una scuola dove arte e progettazione sono complementari compagne di banco. Un banco, o meglio cattedra, dove potrebbe sedersi il nostro artista dei galli, Arcangelo Persano, che inaugura la nuova rubrica chiamata appunto.
Cambiando si impara
15/11/2010 Le cose cambiano in velocità, a volte per tornare come al principio. E’ un continuo mutamento, apparente stravolgimento ma necessaria condizione per garantire lo sviluppo e il progresso. In questo numero di Accenni vogliamo esplorare il curioso dualismo tra tradizione e innovazione, vecchio e nuovo, conosciuto e ignoto. Lo facciamo percorrendo un viaggio che guarda da vicino e lontano l’architettura e il design riscoprendo una tendenza al ritorno di valori come semplicità, socialità e un’attenzione alla natura che ci circonda. Antonio Citterio, archistar milanese legato alla nostra città per la collaborazione con Arclinea, disegna cucine che non sono semplici monumenti di design. Si vivono e le si rendono protagoniste della casa, divenendo luogo principale attorno alla quale si riunisce la famiglia. La semplicità parte da qui, dalla genuina voglia di scoprire la bellezza del cucinare, di preparare una torta o di lavare la verdura proveniente direttamente dall’orto. C’è di mezzo una casa sostenibile? Non sarebbe strano visto che le tendenza dell’architettura stanno andando proprio in quella direzione, grazie a progetti eco-friendly che non risparmiano in qualità, come testimonia una città a zero emissioni di carbonio presentata nella Mappa del nuovo. Per questa sensibilità è necessario cambiare, muoversi nel mondo e trasformarsi, come gli architetti della generazione Erasmus, giovani globetrotters dalla valigia facile pronti a sfruttare qualsiasi occasione. E’ da qui che nasce per gli architetti la voglia di fare qualcosa di nuovo ed innovare, magari sconfinando in dimensioni professionali fino a prima lontane, scrollandosi di dosso il ruolo del progettista tout court e guardando alle nuove sfide come a una possibilità da prendere al volo. Un volo che può far atterrare in un microcosmo di socialità che ricorda i progetti delle comunità allargate degli anni ‘70, ma rivisto e questa volta pianificato, un po’ come si pianifica la crescita e lo sviluppo di un Bonsai. Una pianta di tradizione asiatica, capace di resistere ad intemperie e mode passeggere, come ci auguriamo possa accadere a questa rivista. Un piccolo tentativo di dire qualcosa nel panorama.
Voglio crescere
15/11/2010 Sarà che non amo pensare al mondo al buio, ma vedo meno nubi nel futuro dell’economia. Dopo aver arrancato, in molti casi lottato a denti stretti per cercare di mantenere le posizioni o perdere il meno possibile, assistiamo ad un nuovo fermento creativo, che per noi si traduce nell’apertura di nuovi punti vendita. Questo non significa ancora che il mercato sia pronto a recepire, ma è sicuramente un primo passo per sperare di poter innescare poi un nuovo processo che porti anche a un incremento delle vendite. Come player globale, che opera in quasi tutti i paesi evoluti, posso dire che gli ultimi anni non verranno archiviati semplicemente come un periodo difficile: abbiamo vissuto cambiamenti rapidissimi, che sicuramente lasceranno un segno nell’approccio ai consumi. E non sarà un segno temporaneo, ma rimarrà ancorato al modus operandi delle aziende nel prossimo futuro. Eppure sono convinto che proprio in questi momenti sia necessario investire, credere che anche questa crisi sarà una meteora, che lascerà tante conseguenze, ma passerà. Ed è giusto giocarsi la partita. ArcLinea l’ha fatto. Ecco la scelta di investire in Asia: dopo Singapore e Seul abbiamo aperto un negozio a Pechino e, a gennaio, ne apriremo un altro a Shanghai. Un’altra area che si presenta interessante è quella Sudamericana, anche se esistono dei dazi che rendono impossibile la vendita ordinaria. Sembrano esserci buone prospettive anche nell’area sovietica, dove però si sta sviluppando un consumo di tipo classico, che non dà grandi soddisfazioni a un’azienda come la nostra che lavora sul design. Gli Stati Uniti continuano ad essere un paese robusto dal punto di vista strutturale, ma le perplessità dei consumatori si sentono un po’ in tutti i livelli. Lo zoccolo duro rimane l’Europa, dove ogni paese ha la sua storia e le sue vicissitudini, ma in entrambi i casi gli indicatori sembrano volgere verso il sereno. Ci sono poi le realtà importanti di paesi come la Corea, che ci hanno dato soddisfazioni enormi, legate in particolare al mercato del contract del lusso, che funziona, a dispetto della crisi, ed è estremamente stimolante lavorare fianco a fianco con i grandi architetti, o creare delle partnership. Uno stimolo in tal senso arriva anche da Accenni, un esperimento interessante che leggo volentieri e da cui ho tratto a volte degli utili spunti. È da lodare chi, parlando di stili di vita, propone una cultura del buono e del bello. Parlare di estetica contribuisce ad alzare la qualità della vita. Nel congratularmi per questa prima tappa, di dieci numeri arrivati in edicola, proprio negli anni più difficili, non posso che augurare alla rivista un lungo cammino.
C'è ancora molto spazio per chi ha voglia di fare
15/11/2010 La Ricerca, sempre più stimolata da nuove esigenze e da stili di vita in continua evoluzione, è il motore che alimenta gli uomini e la aziende che fanno della creatività la loro “mission”. In questo numero di ACCENNI, giunto alla nona edizione, abbiamo selezionato per voi alcune eccellenze che rispecchiano questa fortissima voglia del nuovo nel pieno rispetto della funzionalità e della tradizione. Spazio quindi alla architettura di grande respiro - che abbiamo voluto proporre con una nostra “mappa” attraverso una sintesi dei progetti maggiormente rappresentativi che oggi animano i distretti abitativi del continente. Ma spazio anche alla debuttante Settimana del Design di Vicenza, iniziativa rivelatasi tutt’altro che campanilistica, ai vecchi mestieri rivalutati con la tecnologia di oggi, alle nuove soluzioni abitative che mirano a qualità e durata, alle innovative cellule del benessere da giardino, e a molti altri argomenti che suggeriamo nelle pagine della rivista. Ed uso proprio il termine “suggeriamo”, poichè ACCENNI nasce per creare nel lettore stimoli di interesse e di curiosità,magari da approfondire in altre sedi. Al debutto anche le nostre pagine dedicate alla moda, intesa nel senso più femminile del termine, volte a regalare un sorriso a chi gradisce anche una maggiore leggerezza. Buona lettura Isabella M.
Un modello di successo
15/11/2010 Con questo nuovo numero di Accenni, la testata giunge ad otto edizioni portate in edicola in poco più di due anni. Una rivista che rappresenta l'appuntamento - ormai possiamo dirlo - atteso dagli addetti ai lavori e dalle migliaia di lettori ormai abituati a questo titolo vagamente minimal, che però ben si sposa col taglio dei contenuti. Infatti, fedele al suo progetto editoriale Accenni prosegue il viaggio alla ricerca delle eccellenze che insistono nel nostro territorio, raccontandole con leggerezza, senza la pretesa di raggiungere il rigore di una rivista di settore, ma offrendo stimoli alla lettura,note di curiosità, progetti di interesse che servano a far emergere realtà molto spesso sconosciute in provincia anche se magari ben note a livello nazionale o internazionale. E' la dotazione genetica del territorio, avvezzo ad esportare cultura, tecnologia, design. Ne parla il Presidente di Apindustria Vicenza, Filippo De Marchi a proposito della sua azienda, che affronta la congiuntura sfavorevole seguendo una propria personale ricetta creativa. Incontenibile la creatività che propongono anche gli studi di architettura e di interior design che presentiamo in questo numero. Come pure eccellenti le iniziative immobiliari residenziali presentate, che mostrano chiaramente come il settore faccia passi da gigante arrivando ad offrire residenze che in pochi hanno hanno reso inaccettabili gli stili costruttivi usati fino a ieri. No, qui non si sta fermando nessuno: idee chiare, voglia di fare, caparbietà. E' il modello del successo, è Veneto,uno stile che perfino le regina delle emergenti - Dubai - ha voluto suggellare chiamando "Veneto" il district di punta nel suo progetto oggi più rappresentativo: il “Dubai Waterfront” (www.veneto.ae). Grazie a tutti e a presto, al prossimo numero di Giugno.
Il piacere del racconto, l'amore per il bello
15/11/2010 Il piacere del raccontare, di trovare in ogni storia professionale quegli elementi che rappresentano la chiave del successo di un’idea, di un’intuizione, di una caparbia convinzione. Con questo spirito, animato da una grande curiosità, nasce ogni nuovo numero di Accenni, che lega con un sottile fil rouge fatto di gusto per il bello e amore per la nostra terra, esperienze imprenditoriali che sembrano molto diverse tra loro. Stand fieristici, illuminazione, marmo e molto, molto altro ancora sono i temi che potrete leggere sfogliando le prossime pagine di questo numero del nostro magazine e che rappresentano uno spaccato significativo, a mio avviso, dell’evoluzione che sta vivendo il mondo del design, dell’architettura e dell’impresa made in Vicenza. Un made in Vicenza che sta rispondendo alle sfide dello scenario economico attuale con la bravura del “saper fare”ed il gusto del “fare bene” e che nella sua ricchezza di esperienze ci ha dato la possibilità di mettere in vetrina e farvi amare sempre di più, realtà note, ed altre che pochi, anzi pochissimi ancora conoscono e che invece meritano grande attenzione. Ho poi incontrato, nel lavoro quotidiano che metto in campo, assieme a tutti i collaboratori della rivista, per ogni uscita di Accenni, persone che hanno saputo fare di alcune passioni, l’amore per l’arte ad esempio, un valore aggiunto della loro professione, contribuendo a fare di abitazioni oppure di stabilimenti produttivi, un ambiente in grado anche di accrescere il gusto del bello. Un po’ come fece 500 anni fa il grande Andrea Palladio, a cui dedichiamo la nostra copertina, che trasformò luoghi di lavoro, come erano le ville di campagna delle famiglie nobili, e luoghi di vita quotidiana come le vie e le piazze della nostra città, in uno scenario magnifico che tutto il mondo ci invidia. Il parallelismo magari un po’ azzardato, ma la sostanza è per certi versi questa: la tensione verso il bello non è oggi semplice ricerca estetica fine a sé stessa, è invece la manifestazione di una cura, di un’attenzione, che pervade ogni minimo particolare di un processo produttivo, che si parli, ad esempio, di produzione manifatturiera, di edilizia, di stand espositivi. Ed è a tutto questo che Accenni vuol dare visibilità. Pensiamo di essere sulla buona strada. Grazie a tutti e a presto.
Eccellenze condivise
15/11/2010 Ancora una volta abbiamo voluto presentare il profilo di una serie di personaggi attraverso quella che è la loro realtà lavorativa, attraverso il ruolo che svolgono nelle imprese per le quali sono conosciuti e riconosciuti nei rispettivi ambiti produttivi e nei rispettivi mercati di riferimento. Sono personaggi eterogenei, alcuni più noti, altri meno, ma che tutti insieme contribuiscono a disegnare il territorio e a fare sistema. Sono tutte realtà che già brillano di luce propria, ma che diventano di straordinaria grandezza quando sono connesse in rete in un contesto territoriale economico e sociale nel quale iniettano continuamente idee e stimoli e dal quale traggono in egual misura energia e risorse.E’ il sistema veneto, e più in dettaglio vicentino, fondato su persone che hanno scelto di non accontentarsi mai, un network fitto fitto di imprenditorialità, acume, professionalità che rende questa terra un modello d’esempio, una terra dove tutti lavorano affinchè il bello diventi condivisibile, l’eccellenza diventi disponibile, il futuro diventi presente. Accenni è giunto al 6° numero e chiude un primo ciclo durato 2 anni, un progetto iniziato per gioco che è diventato un atteso appuntamento quadrimestrale. Il merito è dei tanti imprenditori, professionisti e commercianti che hanno voluto condividere le iniziali incertezze ma anche l’entusiasmo del nuovo, e che hanno così permesso ad Accenni di rimanere “free press”, distribuito gratuitamente in allegato al quotidiano della nostra città. Dietro ad Accenni un nucleo di collaboratori, scrittori, fotografi e grafici merita il nostro ringraziamento per la capacità di saper interpretare e trasmettere i contenuti con la semplicità e la spontaneità della divulgazione sulle quali la rivista fonda le sue basi. Grazie a tutti e a presto Isabella M.
Un pensiero di qualità
15/11/2010 Generare valore nel territorio attraverso un pensiero di qualità: questo proposito ammirevole ha guidato la realizzazione di uno dei progetti presentati nelle prossime pagine, ma potrebbe tranquillamente essere la sintesi di tutte le storie imprenditoriali e professionali raccontate da Accenni. Di più: dovrebbe essere una guida per tutti gli Amministratori Pubblici e per quanti a vario titolo hanno facoltà di intervenire sullo sviluppo del territorio, urbano e architettonico in primis. Limitandoci a questo numero di Accenni, sono certamente esempi di pensiero di qualità il progetto dei Giardini di Via Medici, il recupero della storica centrale Mazzoni a Venezia o le nuove strutture produttive nell’alto vicentino e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Esperienze e realtà diverse che ci dimostrano ancora una volta come in urbanistica e in architettura la ricerca del bello non è mai fine a stessa, ma si coniuga sempre con esigenze pratiche di fruibilità degli spazi, siano essi pubblici o privati. In un territorio che ha raggiunto da tempo il proprio limite di saturazione è evidente che in misura sempre maggiore sarà richiesta proprio la capacità di ripensare gli spazi esistenti, guardando a questi ultimi da un diverso punto di vista, alla luce delle mutate esigenze residenziali. Il che non vuol dire, naturalmente, cancellare il passato: gli esempi proposti nelle prossime pagine dimostrano appunto che è importante - e possibile - comprendere e salvaguardare le specificità di ogni realtà territoriale o architettonica, in un raffinato esercizio di equilibrio tra conservazione e cambiamento. Con questa consapevolezza Accenni fin dal primo numero si è impegnato a dare spazio agli esempi virtuosi di “pensiero di qualità” e continuerà a farlo. Anche perché solo con una costante attenzione verso “le buone pratiche” della progettazione sarà possibile impedire il ripetersi di certi errori del passato e incoraggiare un numero sempre maggiore di committenti, architetti e urbanisti a porre la riflessione sul valore generato per il territorio alla base di ogni nuova realizzazione.
Provinciale è bello, anzi eccellente
15/11/2010 Scarsa managerialità, l’impresa percepita come estensione della famiglia, diffidenza verso il mondo delle consulenze, una visione imprenditoriale ancora troppo orientata al prodotto piuttosto che al mercato. Abbiamo ascoltato tante volte questi rimproveri alle nostre imprese, l’ultima volta in occasione di un recente convegno sul private equity e le PMI vicentine. Molte di queste considerazioni hanno un fondo di verità,per quanto le generalizzazioni siano sempre insidiose. Insidiose anche perché troppe volte si confrontano realtà economiche e culturali, oltre che geografiche, completamente diverse, e così anche il mitico “modello Nord Est” finisce per sembrare un po’… provinciale. Proprio dalla provincia però ci arrivano storie di innovazione, talento, ingegno, determinazione. In una parola: storie di eccellenze, di imprenditori e aziende capaci di agire localmente pensando in modo globale, per riprendere uno di quegli slogan che piacciono tanto ai guru del marketing. Questo numero di Accenni è soprattutto il racconto di queste storie, marchi noti a livello planetario come Dainese e altri sconosciuti perfino a molti vicentini, ma capaci di farsi ascoltare e apprezzare dagli interlocutori giusti, in qualunque continente. Così ad esempio può capitare che la pietra di Vicenza diventi un rivestimento in bianco avorio levigato di 6.500 metri quadri nella sede della Bank of China oppure che la grande tradizione del mosaico e quella della concia si fondano in modo del tutto unico e originale. Così, ancora una volta, realizzando questo nuovo numero di Accenni abbiamo avuto conferma di qualcosa che sospettavamo da tempo ma che troppe volte evitiamo di dire a voce alta: di professionisti e imprenditori di talento, creativi per attitudine e cultura personale prima ancora che per professione,Vicenza e la sua splendida provincia sono pieni. Perché la provincia non è solo bella, a volte è anche eccellente…
Il bello è ancora vincente
Buone notizie per chi ha scelto di osare...
15/11/2010 Andare alla ricerca del bello, concetto per sua natura impalpabile e quindi non misurabile, può sembrare anacronistico in un mondo dominato dal business e dunque dall’esigenza di misurare, quantificare, fissare un prezzo. Eppure gli esempi di eccellenza presentati nelle prossime pagine trovano un comune denominatore proprio nella ricerca del bello. Nella realizzazione di un edificio come di un mobile, in un’antenna per auto come in una camicia, in uno spettacolo come in un hotel. Verrebbe da pensare ad una falla in questo sistema che sembra voler triturare e appiattire qualsiasi cosa, o se preferite ad un’oasi protetta dalle implacabili leggi del mercato. Niente di più lontano dalla realtà, perché i progetti, le aziende e i personaggi raccontati nelle prossime pagine hanno saputo prosperare all’interno del mercato, non certo ai suoi margini. Giunto al terzo numero, Accenni si conferma dunque sempre più come la vetrina delle aziende, delle Pubbliche Amministrazioni, degli imprenditori e degli uomini di cultura che coraggiosamente hanno scelto di osare, di investire risorse economiche e immateriali (tempo, energie mentali, passione) per dare concretezza a progetti capaci di emergere, di levarsi al di sopra della media. Perché accontentarsi quasi mai è la scelta vincente a lungo termine. Con questi presupposti sembrava un progetto editoriale fin troppo elitario ed invece la difficoltà più grande sta proprio nel dover selezionare tra le tante storie avvincenti, di impresa e di vita, che meriterebbero di entrare in queste pagine. Buon segno, perché vuol dire che anche in questo mondo fatto di numeri c’è ancora spazio per la bellezza, nelle sue espressioni più varie. Le storie raccontate in questo nuovo numero di Accenni ne sono la migliore testimonianza e sono presentate ancora una volta con l’auspicio che siano innanzi tutto di stimolo ad intraprendere nuovi e altrettanto coraggiosi percorsi
La ricerca continua ha ben ragione di esistere
15/11/2010 Il primo numero di Accenni è stato il tentativo di creare un prodotto nuovo nel già affollatissimo panorama editoriale: un esperimento dunque. Un esperimento di successo, si può aggiungere alla luce dei commenti raccolti dopo la sua pubblicazione. Un esperimento che viene riproposto con questo secondo numero,ancora una volta ricchissimo di personaggi,opere di ingegno e retroscena, ma soprattutto di stimoli. Perché Accenni vuole essere qualcosa di diverso dall’ennesimo magazine dedicato al mondo dell’architettura, del design e dell’arredamento: è innanzi tutto un viaggio della mente, attraverso piccoli tesori e grandi artisti, spesso più conosciuti e apprezzati in ambito nazionale e all’estero piuttosto che nella loro terra. Nessuno è profeta in patria, si è soliti dire. Un detto che nella nostra provincia a volte sembra avere molto più di un fondo di verità. Ed ecco allora che questo nuovo numero è anche un’occasione di scoperta e riscoperta, con l’auspicio che la riflessione sulla creatività e la cultura crei nuova creatività e nuova cultura. Le pagine di Accenni saranno sempre pronte ad accogliere il risultato di questo circolo virtuoso, che già in questo secondo numero trova applicazione con due rubriche - Don’t Forget (your camera) e Food Design - nelle quali assoluti protagonisti sono i lettori, con il loro talento e il loro senso del bello.