Il batterista romano Roberto Gatto durante il lungo concerto al Ridotto del teatro Comunale. FOTOSERVIZIO FRANCESCO DALLA POZZA/COLORFOTO
14/05/2010Vicenza. Ha avuto carta bianca, anzi "Carte Blanche", in linea con la Francia che caratterizza New Conversations in edizione 2010, il batterista Roberto Gatto, mercoledì sera al ridotto del Comunale. E allora, continuando a giocare con i cugini d'oltralpe, "Bravò!" a Riccardo Brazzale e a tutto lo staff organizzativo che tra il bianco rosso e blu della Republique, trova modo di valorizzare anche i talenti di casa nostra.
L'idea era proseguire anche quest'anno sulla scia del "Bollani per tre" che in coppia con Irene Grandi aveva scatenato applausi (e anche non poche risate) proprio dal palco del Comunale: il romano Gatto ha idealmente risposto al collega toscano proponendo tre linguaggi (e tre progetti) molto diversi l'uno dall'altro, in una serata per sua stessa definizione "lunga e impegnativa". Troppo, forse? Diciamo che la necessità di contenere le performance entro tempi accettabili per il pubblico, di regola tende a sacrificare i singoli progetti, e che un paio di contrattempi non da poco (la scomparsa di alcune partiture e un errore di scaletta), probabilmente non hanno aiutato: in questo caso, tuttavia, è bene procedere per ordine.
L'apertura ha visto sul palco un quintetto (Roberto Gatto alla batteria, Marco Tamburini alla tromba, Luca Mannutza al piano, Max Ionata al sax e Giuseppe Bassi al basso), chiamato a rendere omaggio a Shelly Manne. Batterista newyorchese, divenuto celebre dopo il trasferimento in California, Manne per i jazzisti rappresenta l'anello di congiunzione tra la musica degli anni ruggenti e l'emergere del bop: si è trattato, dunque, di un bell'amarcord, andato via via scaldandosi, dopo un inizio più che altro energico.
In sequenza: applausi; applausi più convinti; applausi e commenti di approvazione da parte degli spettatori, soprattutto quando Mannutza e Ionata hanno offerto i loro assolo. L'acme della serata si è avuto però al secondo passaggio sul palco: con un Gatto un po' meno pirotecnico e Danilo Rea, pianista vecchia maniera che sa graffiare e commuovere al tempo stesso. Lo "Smoke" lasciato apparire tra un'improvvisazione e l'altra, sarà pure uno standard che più non si può ma un bel "che bravi!", spontaneo e privo di intellettualismi, diretto al duo Gatto-Rea, ci sta davvero bene. Tra passaggi con le "spazzole" ed echi swing, insomma, c'erano un calore e un colore tutti mediterranei che hanno saputo ben rappresentare gli obiettivi e l'identità della serata.
Il finale, invece, con gli I-Jazz ensemble (Gaetano Partipilo al sax contralto, Max Ionata al sax tenore, Giovanni Falzone alla tromba, Roberto Rossi al trombone, Alessandro Lanzoni al piano, Battista Lena alla chitarra, Dario Deidda al basso e, naturalmente, Roberto Gatto alla batteria), doveva in qualche modo proporre atmosfere da big band, radunando una serie di leader che brillano nel panorama nazionale. Sennonché Partipilo ha perso le sue… partiture: un concerto jazz può sopravvivere anche a questo e, siccome è facile immaginare lo stato d'animo del (peraltro bravo) Partipilo, non è il caso di infierire. In effetti, la performance non sembra averne sofferto: c'è voluto, tuttavia, un po' per superare l'imbarazzo e dopo due ore di musica, la parte centrale di quest'ultimo segmento di serata è parsa un po' debole. Ci si è ripresi, tuttavia, nel finale, con un paio di passaggi a voce sola nei quali il pubblico è stato chiamato a partecipare canticchiando il tema appena ascoltato dai musicisti, con una chiusura scoppiettante in pieno stile-Gatto e con dei bis a volontà molto apprezzati.