L’allenatore del Valdagno, Franco Vanzo, bacia la moglie dopo la vittoria dello scudetto. FOTO STELLA/CISCATO
25/06/2012Mai un cambio di panchina in oltre 70 anni di vita dell'Hockey Valdagno aveva prodotto effetti positivi così eclatanti come quello del passaggio di testimone da Gaetano Marozin a Franco Vanzo. La mossa decisiva risale al 10 novembre dello scorso anno. Per motivi di lavoro Vanzo fu costretto a bagnare il debutto in panchina solo il successivo martedì 22 nel match interno contro il Matera.
«Dopo la vittoria in Supercoppa, la squadra ha fallito l'obiettivo di centrare la finale di coppa Italia –così motivò il cambio di guida tecnica il presidente Paolo Centomo-. Un traguardo importante non raggiunto che, tra l'altro, ha tolto al Valdagno la ghiotta opportunità di un derby vicentino con il Bassano '54. Anche le prestazioni in campionato sono state stentate e, quando si è vinto, non si è espresso quel gioco brillante che da Marozin ci aspettavamo».
E contro il Matera, quinta giornata dell'andata, fu successo pieno per 6-2 e immediato non solo il feeling tra tecnico e giocatori, ma anche con tutta la tifoseria e gli appassionati dell'hockey biancoceleste. Seguì la vittoria a Breganze, poi la sconfitta di misura (5-4) a Lodi. Successivamente tre vittorie di fila, poi la sconfitta (8-6) a Forte dei Marmi, quindi sette vittorie consecutive che avevano rilanciato la squadra sul podio. Ma fu il prologo al periodo più difficile, tra la 19a e la 21a giornata con le sconfitte con Breganze (7-6), con il Lodi (4-3) e a Giovinazzo (5-1) che fecero nuovamente scivolare la squadra. Ma le successive tre vittorie (con Trissino, a Bassano e con Forte dei Marmi) riproposero una Recalac da podio. Determinante per la conquista dell'ultimo scalino fu la trasferta a Prato. Ne uscì un 4-4 che, a causa della contemporanea vittoria a tavolino del Giovinazzo contro il già retrocesso Seregno, fece slittare i biancocelesti al quarto posto. Tutto rimandato allora all'ultima giornata.
La vittoria interna contro il Sarzana fu del tutto inutile per il contemporaneo blitz del Giovinazzo a Seregno. La classifica finale vide al terzo posto i baresi e al quarto, staccati di una lunghezza, i biancocelesti. A quel punto la griglia dei play off prevedeva per la Recalac il delicatissimo derby con Bassano. Il resto è storia recente. La magia di questo secondo scudetto del Valdagno non è l'unica nel curriculum di Franco Vanzo. La serie cominciò al Thiene negli anni '90, con delle semifinali play off che a quei tempi fecero scalpore, con delle sfide epiche contro un grande Roller Monza. Vanzo ha poi girovagato una vita nel Veneto, vincendo il tricolore con il Bassano, a cui ha fatto seguito il miracolo fatto con il Breganze, portato in semifinale scudetto.
In una intervista di fine maggio 2011 il tecnico biancoceleste svelò senza problemi l'alchimia di un Valdagno risuscitato. «Quando presi in mano la squadra –disse Vanzo- tutti mi dicevano che c'erano mille problemi, sia tra i giocatori, che con lo spogliatoio. Io non ho trovato nulla di tutto questo. Chiaro che per me la squadra viene prima di tutto, c'era bisogno di infondere tranquillità all'ambiente».
Il tecnico biancoceleste, come affermò allora, è sempre stato fedele al suo credo sugli effettivi protagonisti di una stagione. «Per me la squadra, intesa come gruppo, è fondamentale e le individualità vanno gestite al meglio. Sono loro, i giocatori, che vanno in pista e sono loro che fanno la differenza a questi livelli. E in ogni caso, la cosa più importante, oltre ad avere qualità, è lavorare, lavorare sodo».
Innegabile il merito dell'allenatore: quello di avere compattato tutta la rosa, ma c'è anche un altro particolare importantissimo come la rivalutazione di giocatori che si sono rivelati assolutamente fondamentali nella corsa allo scudetto (Gaston De Oro e Eddy Randon) e dato nuovi stimoli anche a chi era più abituato a stare in campo (Massimo Tataranni). Lo scudetto è arrivato come sacrosanto premio.
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