mercoledì, 23 maggio 2012

Tipi Vicentini

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L'America in bici. In tasca il panino con la sopressa

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Paolo Aste posa davanti all’ingresso della foresta di Wolf Creek in Colorado. S.D.C.

20/09/2011Un'esperienza estrema per fisici estremi. L'atleta Paolo Aste, 30 anni di Valli del Pasubio, è da poco rientrato dalla "Race Across America", tra le più dure gare ciclistiche del mondo, in cui in un tempo massimo di dodici giorni bisogna attraversare gli Usa "coast to coast", dalla California al Maryland. Un totale di circa 5 mila km, che solo i più allenati riescono ad affrontare fino in fondo.
Sul totale di cinquanta iscritti infatti, solamente la metà è riuscita a tagliare il traguardo. Aste si è piazzato al settimo posto, con un tempo di 9 giorni e 21 ore, aggiudicandosi inoltre il record come "prima esperienza".
Allora, com'è andata quest'esperienza sportiva?
«È stata una gara dura, ma un'esperienza eccezionale anche perché non ero mai stato in America – racconta Aste – Ho affrontato un clima a cui noi europei non siamo abituati, pedalando in media circa 510 km al giorno, con sole due pause al dì; una di circa un'ora e mezza, l'altra di due. In questo tempo potevo dormire ed effettuare un pasto completo. Per il resto, mi nutrivo pedalando. Non saprei dire quante decine di meloni, ananas e frutta di altro genere ho mangiato. Dal camper mi passavano anche formaggio grana, panini con la sopressa di Valli e di notte, quando era meno caldo, anche cioccolato. Ho bevuto in media 40-50 litri di acqua al giorno».
E con il sonno, come ha fatto a resistere?
«Quelli erano i momenti peggiori e arrivavano intorno alle 2.30 del mattino. Infatti se il fisico e le gambe andavano, mi capitava di essere talmente stanco e stressato mentalmente, che mi addormentavo in sella. Allora dal camper mi suonavano con il clacson per farmi riprendere. Nei momenti di sonno atroce magari mi fermavo e dormivo per qualche minuto, ma poi ripartivo subito».
Il tratto più difficile che ha affrontato in quei 9 giorni?
«Sicuramente il Kansas, a causa della monotonia del paesaggio: per chilometri e chilometri solo campi coltivati e nient'altro. Da un paese all'altro potevano passare anche 200 km dove non c'era assolutamente nulla. Infatti, nel camper era necessario avere una scorta di acqua, cibo e benzina, in caso di bisogno. Nei primi tre giorni invece, tra California, Arizona, Utah e Colorado il paesaggio era "da film". Fantastico».
C'è stato qualche inconveniente durante la gara?
«Niente di grave. Oltre all'uragano che ci ha sorpresi mentre attraversavamo il Kansas e che ci ha fatto perdere almeno due ore, si è trattato solo di fastidi fisici. Come ad esempio il male al sedere o i piedi gonfi a causa delle vibrazioni. Per trovare un po' di ristoro, durante le soste trovavo sempre pronta una bacinella con ghiaccio in cui immergerli».
Mai avuto momenti di scoraggiamento?
«Mai. Sono sempre stato molto positivo e motivato, non ho mai pensato "non ce la faccio più", neanche una volta. E per questo devo davvero ringraziare il team che mi ha accompagnato. Durante tutto il tragitto mi hanno sostenuto tantissimo, con simpatia e affetto, tra gag divertenti, barzellette, musica e urla, tutto per alleggerire fatica e stress e tener alto l'umore».
E all'arrivo, cosa ha provato una volta tagliato finalmente il traguardo?
«Davvero un bel momento, ricco di soddisfazione, anche perchè mi sono piazzato vicino ad atleti che fanno i ciclisti di professione, a tempo pieno (Aste invece lavora otto ore al giorno come i "comuni mortali" in un negozio a Valli, trovando il tempo per allenarsi durante la pausa pranzo, di sera e nel fine settimana). In questa gara ho dato il massimo, durante il giorno riuscivo anche a raggiungere quelli davanti a me, ma era il sonno che mi "fregava". Eravamo tra i team che dormivano di più. Il primo classificato invece ha dormito in tutti i suoi otto giorni di gara solo quattro ore: non so come abbia fatto».
Come si era preparato per affrontare questa gara durissima?
«Ho fatto un test su lunga distanza durato tre giorni, poi nel complesso mi sono preparato attraverso numerose uscite di circa sei o sette ore ogni volta, nelle zone di collina e montagna qui in Veneto, nei fine settimana liberi. Per il resto, come al solito, mi sono allenato durante la pausa pranzo o di sera, a giornata lavorativa finita».
Come l'hanno accolta al ritorno in Italia?
«È stata una bella sorpresa, con una folla di gente e striscioni di bentornato. Mi hanno organizzato una festa a cui hanno preso parte parenti, amici, il sindaco Armando Cunegato e tanti altri cittadini che avevano tifato per me».
Prossime imprese sportive?
«Mi piacerebbe fare il giro dell'Australia, 16 mila km in tutto, e magari battere l'attuale record di 43 giorni».



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