Il regista russo Alexander Sokurov ringrazia dal palco con il Leone d'oro vinto al Festival di Venezia per il film Faust|
L'attore Anton Adasinsky in una scena del Faust di Sokurov, Leone d'oro come miglior film |
L'arrivo degli immigrati in una scena dal film Terraferma di Emanuele Crialese, premio della giuria
12/09/2011VENEZIA
Vince l'anima russa che guarda a uno dei miti dell'Europa, ovvero il monumentale e grottesco Faust di Alexander Sokurov tratto dall'opera omonima di Wolfang Goethe. Vince poi sicuramente l'Asia con il Leone d'Argento andato al coraggioso regista cinese, vince l'Italia di Terraferma di Emanuele Crialese (solo ieri pochi ci avrebbero scommesso), ma in questo palmares davvero molto di nicchia, da cineclub, resta il mistero Roman Polanski e del suo Carnage.
Unico film in concorso che aveva messo d'accordo tutti, non c'è stato critico o giornalista che non ne abbia parlato con entusiasmo, ha mancato l'obiettivo di un premio anche se il regista che vive a Parigi e non può uscire dalla Francia per i noti motivi giudiziari, aveva indicato la possibilità, in caso di vittoria, di fare un collegamento video (molto spendibile mediaticamente). Per molti è mancato il coraggio al presidente di giuria Darren Aronofski e al suo connazionale Todd Haynes, entrambi americani, di far vincere un collega non gradito negli Usa.
Sul Faust c'è stata unanimità della giuria come ha detto il presidente Darren Aronofki durante la cerimonia. «Ci sono film che fanno piangere, ridere, pensare, commuovere, film che cambiano per sempre le vite. E questo», ha detto il regista americano, «è uno di quei film».
Nel segno del coraggio il Leone d'argento dato a Shangjun Cai per People Mountain People Sea. Il regista infatti sembra sia riuscito ad arrivare al festival con una copia diversa da quella a cui le autorità cinesi avrebbero rifiutato per cinque volte il visto censura nonostante i vari cambiamenti portati. Motivo di tanta preoccupazione da parte delle autorità cinesi? Il fatto che la storia di vendetta si svolge in una delle tante miniere «clandestine», ma del tutto conosciute in cui il lavoro si svolge in totale schiavitù.
Per Shame il discorso è diverso. A firma del regista e video-artista britannico Steve McQueen, la Coppa Volpi a Michael Fassbender ci sta tutta. Amatissima al Lido quest'opera, tra sesso-dipendenza e redenzione, vede l'attore (Jung in A dangerous Method) nel ruolo di un uomo malato di sesso che alla fine si redime.
Meritatissima anche la Coppa Volpi al femminile andata a Deanie Yip protagonista di A simple life (Cina - HongKong) dove interpreta una donna di servizio che dopo sessanta presso una famiglia si guadagna quello che spesso neppure una madre riesce ad ottenere, ovvero: una digitosa assistenza in vecchiaia.
Infine, Terraferma di Emanuele Crialese. In corsa per l'Italia al Lido era piaciuto anche a molti giornalisti stranieri e aveva dalla sua un argomento forte come quello dell'emigrazione (vero fil rouge di questa edizione), ma la concorrenza sembrava renderlo sulla carta spacciato. Probabilmente il carattere del giurato Mario Martone e la mitezza di Alba Roahrwacher hanno colto il segno su una giura che solo ieri aveva una rosa di almeno nove grandi film da giudicare.«Mi sento una persona molto fortunata e privilegiata», ha commentato Crialese, mostrando tutta la gioia per aver vinto e il rammarico di non essere presente alla premiazione. «Ero a Lampedusa e non potevo pensare di tornare, ringrazio il direttore Marco Mueller e tutti gli abitanti delle isole Linosa e Lampedusa per avermi insegnato a guardare oltre orizzonti spesso un po' stretti». Soddisfazione anche dalla Rai, che ha coprodotto il film come Rai Cinema.
Peccato, infine, per L'ultimo terrestre, film d'esordio e poco italiano, di Gian Alfonso Pacinotti che avrebbe meritato anche lui un premio.