Tranquillo Sparviero
03/08/2011Lungo la strada che da Pederiva di Grancona sale fino a Pozzolo di Villaga ci si imbatte in un cartello che lascia spazio a pochi dubbi: Contrà Calto, Valle Mulini. È qui che i colli Berici custodiscono una delle valli a mulini più suggestive del loro territorio. Un luogo dove varie rogge prendono la propria acqua dal torrente Liona, attraversando piccoli borghi del '400 immersi nel verde e dove per secoli le ruote di una ventina di mulini hanno scandito la vita dei loro abitanti. Vicende raccontate anche in un libro, Pozzolo di Villaga, ambiente, storia e tradizione di un paese dei Colli Berici, in cui un intero capitolo a firma Giuseppe Baruffato è dedicato proprio ai mulini del Calto. Ed è in questi luoghi che profumano di antico che incontriamo il vero e ultimo "custode" di questo angolo di paradiso, il Buso del Calto.
Perché Isetto?
All'anagrafe sono Tranquillo Spaliviero, ma mi hanno sempre chiamato Isetto - Isetto munaro.
L'ultimo mugnaio di una lunga dinastia di Spaliviero...
Già, non so nemmeno dire da quante generazioni. Qualcuno ha fatto riferimento ad una certa famiglia De Aloisetti risalente alla metà del '500, ma di più non saprei. So solo che vivo tra i mulini da quando sono nato. Mulini che da anni, però, hanno smesso di girare. Purtroppo è finita un'epoca.
Da quanto?
Il mio mulino è il meno antico tra quelli del Buso, ma è anche quello che è rimasto in funzione più a lungo. Abbiamo smesso attorno agli anni '70, non c'erano più le condizioni per andare avanti.
Eppure fino all'ultimo la speranza c'è stata, visto che ha lavorato anche per migliorare e rendere più efficiente il suo mulino.
Inizialmente all'esterno avevo anch'io due ruote azionate dal peso dell'acqua, caratteristica della maggior parte dei mulini della zona. Poi nel secondo dopoguerra installai un nuovo impianto, con un'unica ruota più grande, con cassette più capienti e in questo modo faceva funzionare due coppie di mole.
Ma continuare era davvero impossibile?
Prima ti fanno una puntura per morire, poi vorrebbero fartene una per resuscitare.
A cosa si riferisce?
Alla cava di sabbia di Pozzolo. Da quando l'hanno aperta, a metà degli anni '50, di fatto per noi mugnai è diventato impossibile lavorare.
Perché?
Perché dopo un po' hanno iniziato a lavare la sabbia direttamente alla cava, sporcando quell'acqua che utilizzavamo noi mugnai. Non era più possibile irrigare i campi né abbeverare gli animali o lavare.
Nessuno ha provato a risolvere il problema?
Come ho detto, prima ti fanno una puntura per morire, poi vorrebbero fartene una per resuscitare. E visto che la cava non si poteva toccare, perché aveva portato lavoro e un certo sviluppo per la zona, per risolvere il problema dell'acqua giallastra hanno pensato bene di deviare il corso della Risorgenza del Corìo, così la roggia dei mulini è finita con il rimanere con pochissima acqua.
E in questo modo i mulini non potevano più girare.
Esattamente. E comunque ricordo che con l'acqua e le ciacoe non se impasta le fritoe, ghe voe a farina.
Un detto popolare che si potrebbe definire la sintesi del suo lavoro...
Di quello che era il mio lavoro. Adesso, salute permettendo, cerco di tenere un po' di ordine, sistemo la legna...
E in tutto questo i mulini che fine hanno fatto?
Non potendo più girare, a quel punto non servivano e molti sono finiti con il diventare legna da ardere. Qualcuno, invece, è stato acquistato da foresti e portato chissà dove. Ora è rimasta solo la ruota ricostruita per bellezza del Mulin de i Beta.
Ma com'era la vita del mugnaio?
Dura, non c'erano orari e le cose da fare erano tante, anche in quei periodi in cui magari c'era poco da macinare. Andava fatta la manutenzione del mulino, senza dimenticare che c'era anche la stalla da governare. E poi dovevamo ritirare e riportare i sacchi di grano e farina con i muli fino oltre San Germano e Sossano.
Le manca quella vita?
Ho sempre lavorato e adesso che ho 85 anni continuo a farlo, per quanto mi è possibile, cercando soprattutto di tenere pulita la roggia. Per il resto dico solo che quella libertà di cui si parla tanto ora, a me non piace. Ma io sono legato ad altri tempi.
L'ultimo custode del Buso del Calto, come l'ha definita qualcuno. E poi qui che succederà?
Non lo so, non ci voglio pensare. Ma la domanda è un'altra e non va fatta a me...
E quale sarebbe?
C'è qualcuno a cui interessano davvero questi luoghi?
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Nicola Gobbo