Quentin Tarantino in versione pistolero, il regista e attore americano presiede la giuria di Venezia 67
02/09/2010L'aria fina settembrina, i divi sugli umidi manifesti di film nuovissimi, i disguidi all'Ufficio accrediti, i ritardi alle proiezioni: tutto assicura che la Mostra del cinema di Venezia è tornata. Galvanizzata, in barba a ogni crisi, dall'entusiasmo del presidente della giuria di Venezia 67, presente in toto alla conferenza stampa di varo, Quentin Tarantino che, dalla camicia a scacchi, sprizza amore per tutto il cinema (di serie A, B e magari Z) desideroso di quel salto nel nuovo (talvolta nel vuoto, ahimé) che un festival offre. E al patron Marco Müller che gli chiede sornione un parere sui film selezionati ribatte candido: «Ma non li ho visti...». Scocca anche l'inevitabile domanda (meglio Cannes o Venezia?) cui The President oppone saggiamente un «Siamo solo al primo giorno di vendemmia».
Poi passa a illustrare i criteri di giudizio: « «Amo giudicare i film per quello che sono. È vero ci sono molte persone che conosco bene in questo concorso, ma la mia integrità parla da sola. Anzi», aggiunge, «si dovrebbe avere paura del contrario. Ovvero di spingere un film di un amici rischiando di essere considerati di parte». E conclude cvon una battuta ironica: «Difenderei anche un film fatto da mia madre, lo difenderei fino alla fine, ma solo se mi piace».
Il giurato Gabriele Salvatores sollecitato dai giornalisti a patrocinare i quattro film italiani in concorso spiega, soave, che vedere un film è entrare in un sogno altrui e che la conseguente analisi-valutazione non va mercanteggiata.
Tale analisi, aggiunge Tarantino, quanto torni a creare ti rende più forte. Ma alla richiesta di un parere sull'assenza del cineasta iraniano Panahi preferisce astenersi da dichiarazione politiche.
Parla chiaro invece Müller manifestando ampia solidarietà all'assente e il regista-giurato Arnaud Desplechin dice che, politica o non politica, sarebbe lieto d'avere i cineasti iraniani a Venezia e d'imparare da loro.
Le conferenze sono continuate col presidente della Biennale Paolo Baratta, scortato da Müller, che ha dato il benvenuto nell'anno in cui si allarga il Cantiere (del Nuovo Palazzo del Cinema) ma anche del significativo ampliamento della sezione Orizzonti.
Black Swan ha quindi letteralmente «aperto le danze» delle conferenze per i film concorrenti. Il regista Darren Aronofsky, Leone d'oro 2008 con The Wrestling dice che ha trovato naturale passare dalla lotta libera al balletto (Il lago dei cigni con potenziate valenze simboliche) per la comune esaltazione del corpo.