mercoledì, 23 maggio 2012

67ª Mostra del cinema di Venezia

67ª Mostra del cinema di Venezia

Azzeccata la Versione di Barney Va al nulla la Strada di Hellman

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Una scena dal film Road to Nowhere di Monte Hellman, girato anche a Verona, e presentato in concorso

11/09/2010Ultimi film in concorso, in attesa dei Leoni. Difficili i pronostici, per la generale buona qualità della selezione e per l'imperscrutabilità delle idee di Quentin Tarantino, presidente della giuria. Per cui anche il meno quotato dei film in competizione, Promises Written in Water di Vincent Gallo, potrebbe portarsi a casa il Leone d'Oro. Di sicuro nel novero dei favoriti entra Barney's Version di Richard J. Lewis, coproduzione italo-canadese tratta dall'omonimo best seller dello scrittore canadese Mordecai Richler (1931-2001). Barney fu un caso letterario anche in Italia, dove il personaggio continua a rivivere quotidianamente come firma sul Foglio di Giuliano Ferrara. Nel libro, Barney Panofsky, è uomo comune con una vita fuori dal comune, costellata di digressioni, deviazioni, ripensamenti. Michael Konyves che ha sceneggiato il film, ha disegnato un Barney umano, fragile, interpretato con grande intensità da Paul Giamatti. Lo scopriamo giovane mentre vive due matrimoni senza amore, innamorandosi della donna che amerà per tutta la vita proprio alla festa del secondo matrimonio. Solo, ancor più solo dopo la morte del padre (un Dustin Hoffman in gran spolvero) che gli era sempre stato vicino, si ributta nel suo lavoro di produttore di stupide soap televisive, prima di accorgersi di avere l'alzheimer. Lei, che si è felicemente risposata, gli tornerà vicino, chiedendogli di diventare amici, lui le risponde che l'ama, e che l'amore non si scambia con l'amicizia. Ben girato e ben interpretato il film è una grande storia d'amore, una storia che ti costringe a ripensare a quanto poco sai amare a quanto, troppo, sei amato.
Ancora d'amore, ma malamente, si parla in Drei (tre) di Tom Tykwer. Il regista di Lola corre ci porta nella Berlino delle gallerie d'arte, della vita notturna, per mostrarci Hanna e Simon, una coppia mondana. Vivono insieme da anni in una quotidianità che diventa routine mai serena. Succede che Hanna incontri Adam e che Adam, nello stesso tempo incontri Simon, e ognuno si innamora, e Adam vive due amori. Ognuno tiene il suo segreto, che lentamente si sgretola fino a esplodere nella voglia di stare insieme in tre. Sophie Rois, Sebastian Schipper, Devid Striesow, sono i protagonisti di questo noioso borghese teatrino metropolitano.
Non convince neppure il terzo film del concorso, l'attesissimo Road to Nowhere di Monte Hellman. Un film sul cinema e le sue allucinazioni, sul desiderio di raccontare storie e l'incapacità di staccarle dalla realtà. Erano 22 anni che Hellman, autore cult, non girava film, e veramente in molti sono accorsi per vedere questo Road to Nowhere, primo fra tutti Quentin Tarantino (Helmann gli produsse il primo film, Le iene). Il titolo del film rimanda alla bella canzone dei Talkin Heads, e indica anche l'insidioso cammino che tenta di percorrere un film che si perde nei giochi di specchi cui invita il desiderio di raccontare il cinema nel cinema. Protagonista è un giovane regista che, in un fatto di cronaca nera che si chiude con il doppio suicidio di due amanti, trova l'ispirazione per il suo nuovo film. Vuole girarlo nei luoghi dove si sono svolti gli avvenimenti e l'attrice che ha scelto assomiglia fin troppo alla donna che si era suicidata. Nel racconto trova spazio anche il nostro Fabio Testi, in una piccola parte (è uno degli attori che recitano nel film del film) e alcune scene sono girate sul Garda.



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