Una delle opere di recupero delle postazioni di trincea sul Monte Zebio
15/07/2009L’ecomuseo dello Zebio fa parte di un progetto più ampio, ovvero di quel Progetto per la tutela e valorizzazione del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale sugli altipiani vicentini che scaturisce dalla legge n. 78/2001 che finanzia le opere di recupero con un contributo di quasi 6 milioni di euro. Un progetto di cui è capofila la Comunità Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni ma che annovera la stretta collaborazione delle altre tre Comunità Montane dell'Alto Vicentino, Leogra - Timonchio, Alto Astico - Posina e Agno – Chiampo.
Dopo la promulgazione della legge le quattro Comunità assieme alla Provincia di Vicenza hanno costituito un gruppo di lavoro per riunire in un unico piano programmatico gli interventi già prospettati singolarmente dalle varie Comunità (il "Progetto Ortigara" elaborato dalla Comunità Montana dei 7 Comuni e il "Progetto dell'ecomuseo delle Prealpi vicentine" preparato dalle altre tre Comunità).
Terminato il piano complessivo il gruppo di lavoro, sostenuto dalla Soprintendenza ai Beni ambientali di Verona, ha elaborato dei progetti preliminari relativi ai vari ambiti di intervento individuati ed alla definizione del progetto generale dei centri servizi-documentazione previsti. Progetto approvato nell'ottobre 2002 dalla Conferenza dei servizi e dal ministero dei Beni culturali.
Ricevuta anche la benedizione del Comitato tecnico-scientifico speciale per la tutela del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale il progetto nel luglio 2004 ha potuto essere messo in atto. Il progetto non si ferma alla tutela e la valorizzazione del patrimonio storico lasciato dalla Grande Guerra ma ha promosso la creazione anche di un museo sull'ambiente e sull'uomo che analizza e interpreta le drammatiche vicende che si sono compiute durante il conflitto.
Come sottolineano dalla Comunità Montana Reggenza 7 Comuni «l'obiettivo generale che il progetto persegue è quello di una "messa in opera della memoria" che punti a recuperare, prima ancora dei resti materiali, la testimonianza dei fatti. Un approccio "leggero" volto a conservare e rendere leggibile ciò che ancora rimane delle opere realizzate dagli eserciti belligeranti durante la Grande Guerra, mettendo a sistema le specificità e le potenzialità presenti sul territorio. Ciò nella consapevolezza che la diversità di questi luoghi è un patrimonio irriproducibile e la scomparsa delle opere in essi custodite rappresenterebbe una perdita secca e irreparabile, non solo per la memoria della Grande Guerra, ma anche per l'identità stessa dei territori che le contengono».