Una delle trincee recuperate
15/07/2009Trincee recuperate, capisaldi ripristinati, camminamenti riaffiorati dalla vegetazione. E quell'immensa fortificazione ricavata dalla roccia viva che è il Monte Zebio è riemerso dal passato quale testimonianza delle fatiche e delle sofferenze patite dai soldati che hanno combattuto la Grande Guerra su questi monti. Lo Zebio, grazie alla sua posizione centrale, divenne un caposaldo importantissimo della linea di resistenza austriaca che tra l'estate del 1916 e l'autunno del 1918 si snodava dalla Val d'Assa all'Ortigara. Proprio per questo motivo il monte appena a nord di Asiago venne rafforzato da caposaldo di difesa, in pratica un'enorme fortificazione, con un complesso sistema di trincee, gallerie e postazioni in caverna.
Nel corso dell'estate 1916 e durante la Battaglia dell'Ortigara del giugno 1917 i battaglioni italiani di fanti, bersaglieri e alpini cercarono di sfondare le linee rafforzate delle postazioni austriache senza successo. Sulle sue rocce è stata combattuta una delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra dove sono state scritte storie memorabili di eroismo come le vicende della Brigata Sassari i cui soldati qui hanno consacrato la loro fama di combattenti indomiti.
Tra le pagine più tristi della storia dello Zebio quello della mina italiana posta sotto lo sperone della Lunetta e scoppiata anticipatamente causando anche la deflagrazione della contromina austriaca e provocando la morte di 120 soldati italiani oltre a quaranta ufficiali della Brigata Catania.
Da poco il Comune di Asiago, nell'ambito del progetto del recupero e della valorizzazione del patrimonio storico della Grande Guerra avviato dalla Comunità Montana, ha intrapreso il ripristino anche delle posizioni austriache della Crocetta dello Zebio, situate appena sopra la malga Zebio, e dell’area della cosiddetta Mina di Scalambron. Il lavoro avviato è principalmente la pulizia ed il consolidamento di parte della trincea di resistenza e del cratere della mina, il recupero delle postazioni, delle lapidi e dei baraccamenti posizionati nelle immediate retrovie e l'installazione di tabelle e pannelli esplicativi. Inoltre, vicino al Rifugio Stalder, è stato realizzato, sul tracciato di un vecchio camminamento italiano, un tratto di trincea a scopo didattico costituita da alcune sezioni “tipo” desunte dall'esame di materiale documentale d'epoca ed in particolare dalle disposizioni del Genio militare.
Infine è stato totalmente risistemato l’ex cimitero militare ove sono stati sepolti numerosi caduti della Brigata Sassari e, più a sud, i resti del comando italiano di settore. Tutti i settori interessati dai lavori del museo all’aperto del Monte Zebio sono collegati da un percorso ad anello accompagnati da tabelle informative. Tra le postazioni particolarmente interessanti da visitare: tutto il sistema di difesa austroungarica costituito da trincee con annessi camminamenti, postazioni scavate in roccia e ricoveri in caverna di collegamento tra la Crocetta dello Zebio e la regione della Mina di Scalambron, i resti dei trinceramenti e dei ricoveri austroungarici al Pastorile dello Zebio, le caverne di servizio e le gallerie di accesso alla mina, le cannoniere austroungariche in caverna sotto la trincea della mina di Scalambron ed i resti di baraccamenti e il posto di comando della brigata Sassari a sud del cimitero italiano.
(di Gerardo Rigoni)