martedì, 22 maggio 2012

La Shoah a Malo

La Shoah a Malo

Gli ebrei nel Vicentino

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La famosa scritta all'entrata di Auschwitz

26/01/2010La presenza ebraica a Vicenza e provincia, significativa nel corso del Medioevo, è venuta progressivamente meno a partire dal Cinquecento con la costruzione dei ghetti nelle vicine Venezia, Verona e Padova. Tuttavia, negli anni 1941-1943 ventisei comuni vicentini – tanto per citarne qualcuno Enego, Lonigo, Malo, Roana, Sossano, Arsiero – hanno accolto ebrei stranieri con la qualifica di “internati liberi”, parallelamente a quanto stava succedendo in molti altri comuni d’Italia. Infatti, il regime di Mussolini, sin dall’ascesa al potere di Hitler, aveva assunto nei confronti degli Ebrei stranieri un atteggiamento ambiguo: dopo averli accolti per anni, al fine di dimostrare di fronte all’opinione pubblica internazionale la propria distanza dalle persecuzioni naziste, alla vigilia delle leggi razziali cominciò ad emanare provvedimenti d’espulsione (Decreto d’espulsione del 7.9.1938) e a bloccarne l’accesso (Circolare del Ministero dell’Interno ai prefetti del 18.5.1940). Tuttavia, queste norme trovarono una blanda applicazione da parte dei funzionari di medio e basso livello nella pubblica amministrazione ma indecisioni e perplessità si rilevano anche tra prefetti e questori e, dopo l’entrata in guerra del nostro Paese, fu lo stesso Mussolini ad autorizzare (Decreto d’Internamento del 4.9.1940) l’ingresso di gruppi più o meno consistenti d’ebrei profughi fuggiti dalla Libia, Albania, Jugoslavia, Polonia, Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, predisponendo una loro sistemazione in 25 campi d’internamento situati nell’Italia centro-meridionale – i più grandi dei quali erano quello di Ferramonti-Tarsia (Cosenza), Campagna (Salerno), Civitella del Tronto (Teramo) – e nei comuni di quarantatré province, principalmente dell’Italia centro-settentrionale. Gli ebrei stranieri presenti in Italia alla fine del periodo d’internamento erano, secondo lo storico Voight circa novemila (meno secondo me) e la provincia di Vicenza ne ospitava, proporzionalmente il maggior numero. Nei primi anni 40 si erano quindi raccolti nel territorio vicentino circa 500 profughi ebrei, per la maggior parte nativi della Jugoslavia, ma anche qualche polacco, tedesco, ceco, rumeno, ungherese e russo. Vicenza fu dall’inizio considerata centro di raccolta e smistamento, in attesa che la prefettura stabilisse i luoghi precisi di confino. Nel frattempo gli ebrei soggiornavano forzatamente, a loro spese, in locande, alberghi o abitazioni private. Circa una ventina di comuni furono destinati a luogo d’internamento ed accolsero questa massa di esseri umani, che convinti di vivere in regime di libertà, di fatto erano controllati a vista dalle Forze dell’ordine, podestà e dalla popolazione stessa. Le voci sugli stermini nazisti non erano ancora giunte. Le notizie che giungevano erano frammentarie e tutti i profughi ebrei erano convinti che le confuse Leggi italiane avrebbero permesso loro di vivere in Italia con serenità. L’espatrio verso l’Italia veniva organizzato, con costante periodicità, sia privatamente, sia per la maggioranza con il contributo delle organizzazioni ebraiche, mai gratuitamente e sempre dietro compenso a non meglio definiti “contrabbandieri”. Allora…come ora.

Servizio di Paola Farina



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