martedì, 22 maggio 2012

La Shoah a Malo

La Shoah a Malo

La città e gli internati

Zoom
E' l'Ottobre del 1944 e a Malo si gioca un'insolita partita di calcio. Nella foto con la maglia scura alcuni partigiani di Malo, con la camicia più chiara militari tedeschi. Uno dei partigiani sarà ucciso pochi giorni dopo

26/01/2010Ci troviamo di fronte ad un impatto molto forte: a Malo una realtà contadina, perché il Veneto di quegli anni era terra di contadini, emigranti, un popolo forte di una cultura popolare, fatta di essenze e forti valori “della famiglia veneta”, trasmessi anche all’interno della vita lavorativa, più che di testi di studio. Molti degli internati invece erano imprenditori, laureati e conoscevano più di una lingua. Erano tutti di origine askenazita e si portavano dentro il cuore la straordinarietà della cultura yiddish, che prima ti incuriosisce e poi ti cattura: l’influenza dell’origine est-europea, ricca di proprietà intellettuali trasmette delle espressività particolari, paradossalmente liberali, trasmettendo i quotidiani interlocutori che sono il senso del sacro e del mistero, la sacralità dello studio, l’imprinting dialogico ed ermeneutica dello spirito talmudico, la sacralità dello studio e il relativo pragmatismo, le proprietà intellettuali e scientifiche e diciamolo pure, anche un pizzico di sana ironia yiddish che, in un mondo sempre più triste... non guasta mai. Il convergere di queste due differenze culturali, senza entrare nel merito del singolo privato, è stato vissuto in maniera contrastante: l’una subiva il fascino dell’altra, la cultura yiddish si mescolava con quella contadina e viceversa. Questo fenomeno fece scaturire parecchie controverse passioni, penalizzate dalle leggi razziali, ma l’amore supera ogni confronto e a fine guerra più di una coppia ha contratto “regolare matrimonio misto”, altre invece hanno contribuito a sfociare in divorzi (la religione ebraica lo consentiva anche allora) o separazioni, in fughe, in singolari battaglie famigliari, in presunte o vere paternità. Tra i miei ricordi c’è quello di un uomo malense che ha avuto una relazione extraconiugale con un signora ebrea e di lei mi disse “Era brutta, secca, con le gambe storte, ma conosceva la letteratura, la lirica, parlava tre lingue e quando mi dedicava una canzone io andavo in brodo di giuggiole…mia moglie era bella, opulenta e grezza e conosceva solo il veneto.

P. F.



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