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17 novembre 2018

Veneto

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21.01.2016

Zaia: «Sì alla grande holding autostradale»

Un tratto autostradale di compentenza della Brescia- Padova
Un tratto autostradale di compentenza della Brescia- Padova

Cristina Giacomuzzo

VENEZIA

Sul futuro delle autostrade il governatore della Regione, Luca Zaia, si dice «interessato all’ipotesi della costituzione di una holding autostradale del Nordest. Anche perché - ammette - non si può certo prescindere dalla decisione del Veneto direttamente coinvolto con Cav e con le quote di Autovie. E sia chiaro: il nostro approccio non è quello di gestire il potere, ma di riuscire ad offrire un beneficio al territorio in tema di pedaggi e infrastrutture». Dopo la firma del protocollo d’intesa tra il Governo e le società Autovie e A22 Brennero, che stanno per cambiare volto diventando completamente pubbliche, resterebbe solo il tratto autostradale della Brescia-Padova per completare un quadro di concessionarie in house nel Triveneto. Concessionarie cioè di proprietà interamente pubblica che quindi potrebbero facilmente iniziare a dialogare fra loro. Questa è la proposta non nuova rilanciata nei giorni scorsi dal deputato e segretario del Pd del Veneto, Roger De Menech: «Oggi abbiamo quattro società diverse (A22, Autovie, Cav e Bs-Pd), tutte con consistenti capitali pubblici, una selva di tariffe e molte incertezze sugli investimenti. Dobbiamo avere il coraggio di ricondurre tutti gli asset autostradali sotto un’unica società interamente pubblica, orientata a riversare interamente gli utili su investimenti».

LA SFIDA. Si tratta di un’operazione ambiziosa e di certo non immediata, sottolinea ancora De Menech, «ma che è piaciuta al ministro alle infrastrutture Delrio. Per questo ho lanciato l’idea. Nelle prossime settimane - annuncia - cercheremo di mettere insieme le singole posizioni, tutte positive, che ho fino ad ora ricevuto, a partire dall’apertura manifestata dalla presidente della Regione del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, seguita poi da quelle dei presidenti delle Province di Trento, Ugo Rossi, e di Bolzano, Arno Kompatscher. Ora arriva un’apertura da parte di Zaia? Ottimo. La sfida è di avviare grandi innovazioni e di rendere protagonista il territorio: insomma, una autonomia praticata e concreta».

IL PERCORSO. In un quadro di concessionarie pubbliche, quindi, l’eccezione è rappresentata dalla Bs-Pd la cui maggioranza detenuta da privati, direttamente o indirettamente riconducibili a Banca Intesa, è in vendita. Di qui nasce l’ipotesi di un possibile acquisto, se il dialogo con la multinazionale Abertis non dovesse portare a nulla, da parte dell’A22. In questo modo Trento, da sempre contraria alla Valdastico Nord, potrebbe definitivamente far saltare il progetto magari puntando sul potenziamento, ferro - gomma, della Valsugana. Però De Menech frena: «Il progetto della grande holding delle autostrade va avanti a prescindere dal futuro della concessionaria Bs-Pd. Insomma, la Valdastico Nord, di cui si sta discutendo al Comitato, è scollegata da questo disegno. Il lavoro del Comitato paritetico a Roma serve per la definizione di un collegamento Trentino- Veneto di ampio respiro, pensando anche al ferro. E la Valdastico si farà, se serve. È in questa logica che si sta proseguendo il dialogo con Trento. Di questo sono stato rassicurato dallo stesso Delrio». Quindi De Menech torna a ribadire che ora «è importate trovare un obiettivo politico comune, vale a dire la holding autostradale del Nordest. Come realizzarla, quindi come arrivare all’eventuale acquisto delle quote della Bs-Pd, si deciderà al momento opportuno». In questo quadro rientra la posizione della presidente della Cav, Luisa Serato: «Effettivamente il tema della grande holding del Nordest è all’ordine del giorno. A breve incontrerò il presidente Zaia e la questione sarà attentamente valutata».

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