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13 dicembre 2018

Veneto

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23.09.2018

Marmolada, crepe nel fronte veneto sui confini spostati

«Il Consiglio a punta Serauta è una cosa seria, non è assolutamente una gita», dice il presidente Roberto Ciambetti e con lui tutto il gruppo leghista e zaiano che ha promosso l’inedita seduta a 3mila metri di domani mattina per lanciare la riconquista dei confini veneti nel ghiacciaio della Regina delle Dolomiti, assegnato quest’estate tutto ai trentini dall’Agenzia del demanio statale. «È una farsa senza alcun contenuto reale, basta guardare l’inconsistenza del documento che verrà votato. Noi non ci saremo», ha scandito ieri il Pd. «Ci saremo, ma voteremo contro», fa sapere il Movimento 5Stelle. Insomma, ieri sono venuti alla luce crepacci profondi in quello che avrebbe forse dovuto essere il primo obiettivo politico della vicenda: creare l’unità tutte le forze politiche del Veneto sul caso scoppiato in estate, quando dopo tanti tentativi già fatti i Comuni trentini di Canazei e Vigo di Fassa sono riusciti a farsi riconoscere dallo Stato (non c’era ancora il governo pentastellato-leghista) la competenza su tutto il ghiacciaio. Il confine infatti viene tracciato sul “displuvio” che è poi quella cresta di rocce tutta a est su cui corre la funivia veneta che sale da Malga Ciapela fino alla zona di punta Rocca, che è la seconda cima della Marmolada. IL NO DEL PD. Ieri il deputato bellunese Roger De Menech e il gruppo regionale hanno annunciato che il Pd non ci sarà domani a prendere la funivia. «Sarà un Consiglio in cima alla montagna, ma non per la montagna», sostiene il capogruppo Stefano Fracasso. Il Pd sottolinea che non si tratterà affatto delle politiche della Regione per la montagna, ma ci si limiterà a una rapida serie di interventi - il principale sarà quello del governatore Luca Zaia - e a votare una mozione che chiede alla Giunta di attivarsi per far bloccare la decisione dello Stato e riaprire il fronte di una trattativa avviata da un patto Trento-Veneto del 2002. Il Pd accusa la Regione di non aver fatto nulla per dare davvero più autonomia all’area montana Bellunese. Inoltre, attacca Graziano Azzalin, «hanno già presentato martedì un ricorso al Tar Lazio contro il decreto sui confini, e ora vorrebbero farci votare che “la Giunta si deve attivare”? È solo propaganda». Lo stesso vicepresidente consiliare Bruno Pigozzo alla fine ha deciso di non andare «perché non è stata accettato il dialogo sui temi da trattare nella seduta in modo da discutere davvero di montagna». E la cerimonia in ricordo dei caduti della Grande Guerra? «Altra strumentalizzazione: non c’è nessuna ricorrenza il 24 settembre». IL VOTO CONTRO M5S. Diversa la posizione del Movimento 5Stelle, che ha fatto sapere che ci sarà perché «l’opposizione si fa tanto a livello del mare quanto sulla cima di una montagna. Ma il consiglio sulla Marmolada è una grande occasione di parlare dei temi della montagna veneta che viene gettata al vento. Questa poteva essere un’occasione incredibile per parlare dei temi della montagna veneta»: spopolamento, sfida con i confinanti a statuto speciale, turismo, incentivi per le attività produttive di montagna, agricoltura. «L’avevamo chiesto alla maggioranza e ci hanno risposto di no. Ecco quindi che una grande occasione si trasforma in una passerella per Zaia: almeno potremo vederlo da vicino, dato che in aula non lo vediamo da un bel pezzo. Saremo presenti, onoreremo la memoria di tutti i caduti della Grande Guerra con la deposizione della corona d’alloro e naturalmente voteremo contro la mozione sulla Marmolada: è inutile». BELLUNO SI SCHIERA. A favore della battaglia si è schierato però intanto nei giorni scorsi il Comune di Belluno con un’iniziativa concordata tra forze politiche: la vicesindaco Lucia Olivotto spiega che in vista del Consiglio di domani «lanciamo un forte appello alla Regione e al governo perché si rilanci un percorso condiviso di revisione del tracciato dei confini». La vicenda, come noto, è molto concreta: con il controllo del ghiacciaio il Trentino può gestirsi in casa un progetto di funivia (linea tratteggiata rossa nella mappa qui sopra) che giunga fin sotto punta Rocca. Un progetto che si collega ad altri già portati avanti da Trento ma che fa a pugni con quello degli impianti veneti (linea tratteggiata verde). Dietro la guerra dei confini, in sostanza, c’è una guerra di funivie e di mercato del turismo sciistico. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piero Erle
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