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17 novembre 2018

Veneto

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21.01.2017

Ecco il manuale di lingua veneta

La presentazione del manuale con il presidente Ciambetti
La presentazione del manuale con il presidente Ciambetti

Alberto Minazzi

VENEZIA

Studiare scientificamente la lingua veneta… in lingua veneta. Da oggi è possibile farlo: l’idioma delle nostre terre viene così ad elevarsi allo stesso livello riconosciuto al francese e allo spagnolo, al portoghese e al romeno, al catalano e allo stesso italiano. È stato infatti pubblicato, e presentato ieri a Palazzo Ferro-Fini, il primo manuale universitario “di” e “in” lingua veneta, che la inserisce nel contesto delle lingue europee proprio attraverso il confronto con le altre lingue romanze parlate nel nostro continente. Già dal titolo del volume (“I sete tamizi: la ciave par capir tute le lengue romanse!”) emerge il primo elemento di valore della lingua veneta. I “tamizi” citati, sono i “setacci” della teoria adottata dagli studiosi nel testo. E “tamis”, in francese, significa proprio setaccio. Questo a dimostrare che la nostra lingua, parlata da 7-8 milioni di persone in cinque Stati («Non è assolutamente in decadimento, ma in ottimo stato di salute!», afferma il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti), può diventare «la chiave per capire tutte le lingue romanze», come sottolinea Alessandro Mocellin, direttore dell’Academia de la Lengua Veneta e autore del libro con Horst Klein e Tilbert Stegmann.

TROVATO LO STANDARD VENETO. «La lingua veneta - specifica Domenico Strobe, presidente dell’Academia de la Bona Creansa, che ha realizzato il percorso linguistico sfociato nel libro in collaborazione con la Goethe Universitat di Francoforte – è il punto di frattura delle tre principali famiglie linguistiche europee: quella romanza, quella tedesca e quella slava». Ma “quale” lingua veneta è stata presa in considerazione? Viene da chiederselo, pensando alle diverse sfaccettature che questa assume nelle varie zone del territorio (senza considerare Brasile, Messico, Istria o Friuli, dove viene correntemente parlata). «Il veneto - spiega Mocellin - linguisticamente è una “rete” e questo libro è l’unico studio del sistema linguistico veneto, seguendo la teoria del multistandard». In altri termini, a differenza di altre lingue come il francese (dove lo standard scelto per la lingua nazionale è stato il parigino, parlato però solo dal 2-3% della popolazione) o lo stesso italiano (visto che Dante adottò il fiorentino, ma quello della classe alta, per di più emendato e arricchito), in Veneto c’è «uno standard centrale a cui aderiscono, comprendendolo come proprio, il 75% dei veneti, al quale si affiancano diversi standard locali». Un’altra domanda che ci si potrebbe porre è perché studiare la lingua veneta? I benefici sono molti, come elenca il docente tedesco Stegmann: «Come diceva Einstein, nel nostro cervello abbiamo tanto spazio che non utilizziamo bene e aggiungere una lingua in più non esaurisce questo spazio, ma fa funzionare meglio il cervello, come rileva la neurolinguistica. In questo libro, vero e proprio manuale linguistico, la lingua veneta prende poi un suo valore non folkloristico, ma come strumento di modernità».

IL PRIMO CONVEGNO INTERNAZIONALE. «Il libro - aggiunge Mocellin - può risultare utile per veneti e venetofoni per capire la scrittura e la forma di questa lingua; e, studiando la propria lingua, specie se si tratta della lingua madre, si può accedere più facilmente anche alle altre lingue che al veneto qui vengono comparate: si potranno così fare non solo corsi per studenti, ma anche formare gli insegnanti per valorizzare questo macrosistema». In tale prospettiva va dunque letto anche l’appuntamento, annunciato ieri, del 18 febbraio a Camposampiero: il 1°convegno internazionale sulla lingua veneta. Vi prenderanno parte anche 160 studenti delle scuole superiori venete.

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