19 marzo 2019

Veneto

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15.02.2019

Autonomia al via
Frenata del M5s
e contro dossier

Il segretario della Lega Matteo Salvini con il presidente del Veneto Luca Zaia
Il segretario della Lega Matteo Salvini con il presidente del Veneto Luca Zaia

ROMA. Il Consiglio dei ministri ha avviato il percorso delle intese con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che dovrebbe portare ad attribuire a queste regioni una serie di competenze che incidono sulla vita dei cittadini: dalla scuola, alla sanità, dalle casse di risparmio fino alla sicurezza sul lavoro. Una novità, se non una rivoluzione, che entusiasma la maggior parte degli abitanti delle tre Regioni, ma spaventa i residenti del Sud che temono il venir meno di risorse che assicurano i servizi di base. Timori che attraversano anche la maggior parte dei partiti, a cominciare dal M5S che ha nel Mezzogiorno la sua ossatura elettorale, senza tralasciare l'opposizione: dal Pd e LeU a Forza Italia. In un dossier dei gruppi parlamentari di M5S però arriva una frenata: «Per rispetto della Costituzione, ogni percorso di autonomia non può prescindere dalla prioritaria individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, per evitare che ci siano cittadini di serie A e di serie B».

 

La trattativa tra lo Stato e le tre Regioni è stata portata avanti in questi mesi dal ministro per gli Affari Regionali, Erika Stefani che, ha portato in Consiglio dei ministri le bozze delle tre Intese dopo il via libera del Ministero dell'Economia. Il tema di fondo, infatti, sono le risorse finanziarie che Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna reclamano per gestire le nuove competenze: 23 quelle richieste da Veneto e Lombardia, 16 quelle reclamate dall'Emilia. Come ha spiegato il Governatore del Veneto Luca Zaia «si parte dalla spesa storica» di ciascuna competenza, «che verrà superata nel giro di tre/cinque anni», al termine dei quali le risorse non potranno essere inferiori alla media nazionale. Le risorse verranno dalla «compartecipazione dell'Irpef» e «di altri tributi». Insomma non siamo ai nove decimi dei tributi versati che dovevano rimanere in Regione come aveva promesso Zaia, cosa che spinge il Pd locale a parlare di «veneti gabbati» dalle «promesse» del governatore. Sul resto, Zaia ha detto che sono state accolte il 70% delle richieste, ma che resta da trovare l'intesa su temi importanti come «le autostrade, le concessioni in generale, la cultura e l'ambiente e, ovviamente, la sanità». Ma il governatore si dichiara un «inguaribile ottimista», come il ministro Stefani, che spiega: «Siamo consapevoli che il percorso non è concluso, ma siamo ottimisti sul risultato perché stiamo compiendo un passo importantissimo. Ci sarà un confronto in Parlamento prima della firma». Molto più cauto il Governatore dell'Emilia, Stefano Bonaccini: «Un passo avanti, ma non certo quello conclusivo, per un'intesa che va ancora trovata».

 

Fin qui il livello del confronto tra le istituzioni. Per quanto riguarda la politica, la situazione è di fibrillazione. Nella maggioranza, il M5S ha fatto sentire la propria inquietudine con il presidente della Commissione Cultura, Luigi Gallo: «Tutta questa fretta e riservatezza nel definire una trasformazione epocale non ha alcun senso. Il dibattito sull'autonomia differenziata va reso pubblico e va parlamentarizzato». Una posizione enunciata anche da Leu. I Dem hanno al loro interno i favorevoli, come i governatori Bonaccini e Chiamparino, e i contrari come i governatori del Sud, a partire da De Luca. Stesso scenario per FI. Berlusconi tenta una sintesi con un sì all'autonomia non dimenticando «le ragioni del Sud». 

Giovanni Innamorati
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