22 marzo 2019

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14.02.2019 Tags: VENEZIA , Albo per prostitute,Veneto discute legge

Albo per prostitute
in ogni Comune:
Veneto discute legge

Il "modello Amsterdam" approda in Veneto
Il "modello Amsterdam" approda in Veneto

VENEZIA. Il "modello Amsterdam" approda in Veneto: da oggi la quinta commissione dell’assemblea regionale esamina una proposta di legge da trasmettere al Parlamento, presentata dal consigliere di "Siamo Veneto" Alberto Guadagnini, che istituisce in ogni comune un "albo" delle prostitute.  

 

La regolarizzazione prevede la possibilità di esercitare la prostituzione anche in «forme associate», ma senza turbare «la quiete, la sicurezza, e l'ordine pubblico». Il sesso a pagamento non potrebbe mai essere esercitato in strada. In base alla proposta di legge, composta di 15 articoli, le "lucciole" sarebbero tenute al pagamento degli oneri per sanità, previdenza e fisco, e avrebbero l'obbligo di mantenere la totale riservatezza dell'identità dei clienti. Previsto anche un certificato di idoneità sanitaria.

 

Il testo in discussione prevede, in particolare, che ogni Comune istituisca uno specifico albo, curato da un ufficio creato ad hoc, in cui verrebbero indicate le generalità complete delle prostitute, garantendo «il rispetto del diritto alla riservatezza degli interessati». È contemplata la possibilità di cancellare il proprio nome dall’elenco in caso di cessazione dell’attività. Per le prostitute che non accettassero di mettere nero su bianco il proprio nome e il lavoro svolto viene ipotizzata una sanzione pecuniaria da 5 mila a 50 mila euro 

 

«Era il 20 settembre 1958 quando venne istituita la legge che chiuse definitivamente le "case di tolleranza", nei fatti bandendo la prostituzione - sottolinea il consigliere veneto -. Nonostante questo, oggi lavorano in Italia oltre 70.000 donne». Quasi la metà, secondo i dati della commissione Affari sociali della Camera, sono immigrate, 2.000 sono le minorenni e altrettante le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a vendersi. Le attuali norme, rileva, non sono riuscite «a debellare il fenomeno, anzi: è dilagato in strada» e le case chiuse di un tempo «si sono trasformate in appartamenti, stanze d’albergo, automobili». «Chiunque - accusa Guadagnini - può trovare "ragazze disponibili" sul web, nei giornali o in certe discoteche» perché la legge «ha ottenuto risultati opposti a quelli voluti». Alla fine si è arrivati all’effetto struzzo: «il fenomeno è dilagato - afferma - ma noi mettiamo la testa sotto la sabbia e non lo vediamo». 

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