Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
15 dicembre 2018

Veneto

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

29.06.2013

È Fabris il nuovo presidente della società del “Mose”

La recentissima installazione della prima paratia del sistema Mose
La recentissima installazione della prima paratia del sistema Mose

VENEZIA È il vicentino Mauro Fabris - ex deputato e sottosegretario, e attuale commissario di governo per la ferrovia del Brennero - il nuovo presidente del consorzio “Venezia nuova” che sta realizzando il maxi-sistema “Mose” di paratie per la difesa della laguna di Venezia dal fenomeno dell'acqua alta. Fabris è stato scelto da “Venezia nuova” - consorzio formato da un gruppo delle più grandi imprese di costruzione italiane - dopo le dimissioni del presidente e direttore generale ing. Giovanni Mazzacurati, che «lascia l'incarico per motivi di salute che non gli consentono di proseguire nella sua opera», precisa a scanso di dubbi una nota del direttivo del consorzio stesso «che ringrazia il presidente per il lungo e appassionato impegno profuso per la realizzazione delle opere per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, in primo luogo il Mose, in via di ultimazione». Nuovo direttore generale è l'ing. Hermes Redi, già noto anche nel Vicentino perché è stato direttore generale del consorzio Acque del Chiampo e poi dell'omonima spa. «Ho accettato con entusiasmo la chiamata del consorzio», spiega Fabris, che ha una lunga carriera di incarichi politici e pubblici alle spalle e in questo caso è stato chiamato invece da un pool di colossi privati. «Con il Mose - sottolinea - stiamo parlando della più grande opera che si sta realizzando in Europa su commissione di uno Stato. L'incarico di sostituire l'ing. Mazzacurati è di quelli da far tremare le vene ai polsi, ma per fortuna io lo sostituisco solo come presidente, perché come direttore generale c'è Hermes Redi che conosco personalmente e che è una garanzia». Il sistema del Mose prevede un costo complessivo di 5 miliardi di euro per le semplici spese di costruzione, più 500 milioni di euro che ancora non ci sono e servono per opere supplementari, di tipo paesaggistico e non solo, chieste dagli enti locali. E il compito numero uno per Fabris è proprio quello in cui è divenuto esperto da anni: assicurare che al Mose continuino ad arrivare le risorse statali. «Ma la situazione è ben diversa da quella della ferrovia del Brennero, dove sono stato nominato con un progetto che costava 4,2 miliardi e c'erano solo 110 milioni stanziati», sorride Fabris, che anche nei giorni scorsi ha festeggiato l'ennesimo stanziamento di fondi per quel corridoio dell'Alta velocità «che è l'unico davvero in via di realizzazione in Veneto, grazie alle risorse che ho ottenuto». Entrando a “Venezia nuova” però Fabris sfiora una vicenda scottante: quella dell'inchiesta sui fondi neri e su presunte tangenti per le grandi opere con l'arresto di Piergiorgio Baita, ex numero uno del gruppo Mantovani che è uno dei maxi-soci del consorzio e del Mose. «Leggo i giornali, ed è naturale che il Mose venga citato dai giornalisti assieme a molte altre opere in cui è impegnata la Mantovani. Ma io parto da qui, ora, il Mose avanza e mi impegnerò a fondo con la mia professionalità perché l'opera sia completata entro il 2016 come da programma». P.E.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1