martedì, 23 maggio 2017
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18.01.2011

Tunisia, bande di ribelli mettono
a ferro e fuoco azienda di due cassolesi

La rivolta tunisina ha ripercussioni negative anche nel Bassanese
La rivolta tunisina ha ripercussioni negative anche nel Bassanese

Un industriale bassanese, Riccardo Bordignon, residente a San Giuseppe di Cassola, sta pagando a caro prezzo la sommossa di questi giorni in Tunisia.
L'imprenditore ha visto infatti bruciare la sua fabbrica di articoli tecnici che da pochi mesi aveva aperto assieme al fratello Alessandro in una zona situata nella periferia nord della capitale tunisina.
Secondo il suo racconto, bande di ribelli sono penetrate all'interno dei capannoni, distruggendo macchinari e rubando prodotti finiti e materie prime.
Tramite skype l'imprenditore è riuscito a mettersi in contatto con la moglie, Maria Ragni, e a rassicurarla.
La donna, tuttavia, è molto preoccupata per la piega che stanno prendendo gli eventi in Tunisia.
«Mio marito - spiega - mi ha chiamato sabato mattina verso le 8.30, spiegandomi che durante la notte bande di ribelli erano entrate nella fabbrica, dandole fuoco, distruggendo i macchinari e portando via materiale. Era molto agitato e preoccupato. Mi ha detto che altre fabbriche gestite da italiani hanno subito la stessa sorte».
«Riccardo - aggiunge la moglie - spera di rientrare in Italia quanto prima e di salvare quel poco che è rimasto dopo la furia devastatrice dei ribelli. Cerco di seguire come meglio posso l'evolversi della situazione e non vedo l'ora di poter riabbracciare mio marito. Le notizie che arrivano dal Nordafrica, però, non sono affatto rassicuranti. Speriamo che tutto si risolva nel migliore dei modi e che Riccardo possa trovare un aereo per ritornare in Italia. Lui di raccomanda di stare tranquilla ma in famiglia siamo tutti preoccupati. Riccardo ha un biglietto aereo prenotato per venerdì. Se le cose non precipiteranno, a fine settimana sarà a casa».
L'intenzione dell'imprenditore cassolese era quella di ingrandirsi e di procedere nei prossimi mesi a una decina di nuove assunzioni, ma molto probabilmente l'attività imprenditoriale in Tunisia non avrà seguito.
Secondo il racconto che l'imprenditore ha fatto ai familiari, che lo attendono con preoccupazione a casa, altre fabbriche di proprietà di imprenditori italiani sono state prese d'assalto dai ribelli.
L'industriale in questi giorni si è sempre tenuto in contatto con la famiglia via telefono e via skype.© RIPRODUZIONE RISERVATA

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