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24 marzo 2017

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04.09.2010

Anzolin saluta il Valdagno. E il calcio


 Roberto Anzolin, ex portiere della Juventus, in una foto d'archivio con alcuni baby della Nuova Valdagno
Roberto Anzolin, ex portiere della Juventus, in una foto d'archivio con alcuni baby della Nuova Valdagno

Giannino Danieli
VALDAGNO
Congedarsi dal mondo del calcio senza lasciare alle spalle strascichi polemici. Una situazione che ha ben poco di reale. Ma c'è un'eccezione alla regola, si chiama Roberto Anzolin e succede al compimento dei 72 anni. Aveva iniziato la carriera di giocatore a 17 come portiere del Valdagno, passando in seguito a difendere i pali di società di prestigio della massima divisione tra cui la Juventus per assurgere in seguito a ultimo baluardo nella Nazionale azzurra. Nel 1982 la decisione di appendere le scarpette al chiodo per passare al ruolo di allenatore: prima nella Benacense («mi piacque tanto quel lavoro»), poi nel Gorizia. «Venni esonerato a tre partite dalla fine del campionato quando eravamo primi con 6 punti dalla seconda – rammenta Anzolin -. Ero stato chiamato per fare l'allenatore della prima squadra e rimasi molto amareggiato per il trattamento che mi fu riservato». Il percorso di Anzolin passò quindi attraverso Chiampo dove rimase per 8 stagioni («ebbi mille soddisfazioni»). Poi il ritorno nella sua Valdagno, al tempo dell'indimenticato presidente Damiano Marangon, come allenatore in seconda e preparatore dei portieri. Con la retrocessione della squadra la richiesta, accolta, di fare l'allenatore dei pulcini («un'esperienza che mi piacque moltissimo»). Da allora Roberto Anzolin è sempre stato un punto di riferimento fondamentale per tutto il settore giovanile biancoceleste, grande personaggio per il suo stile comportamentale di gran signore e professionista. Poi, in tempi recentissimi, la drastica decisione.
Anzolin, come è maturata questa svolta secca?
«La società biancoceleste non ha aderito a due miei desideri. Il primo la mancata disponibilità di una palestra per gli allenamenti invernali. Il secondo di avere la possibilità di allenare il gruppo che avevo guidato lo scorso anno.
Ho deciso così di dare un taglio netto con il calcio, anche se ero stato richiesto da altre società per condurre il loro settore giovanile. Sono affezionato a Valdagno e a questa società nonostante non sia stato esaudito».
Da questa decisione non traspaiono rancori…
«In effetti l'ho presa con serenità. Il clima freddo ha già iniziato a farsi sentire e c'è da dire che è stata dettata anche dalla prudenza visto che recentemente ho avuto dei problemi fisici. Me ne vado, quindi, con il sorriso sulle labbra e proprio senza nessun tipo di rancore».
Nella sua esperienza di questi anni in biancoceleste quali sono stati gli aspetti gratificanti?
«I genitori che hanno portato i figli da me concedendomi fiducia totale e per questo li ringrazio. Sono stati oltre che esemplari anche appassionati. In tanti mi hanno detto "non lasciare, sei un'icona". Un ricordo particolare poi va ad Attilio Porra e Aldo Oliviero che qui mi hanno dato una mano davvero importante. Voglio restare amico di tutti».
Nel calcio ad altissimo livello lei ha lasciato una traccia indelebile. Ma anche nei settori giovanili di molte società, ultimo quello biancoceleste, la sua impronta s'è fatta sentire notevolmente…
«Al settore giovanile ho dato una vita. Mi spiace in particolare che mi sia stata affidata soltanto poche volte la fascia d'età tra gli 8 e i 12 anni. Ho avuto invece in cura chi usciva dai "primi calci" e, credetemi, quello è un lavoro molto duro che richiede tanta passione e pazienza».
In che condizioni lascia il settore giovanile della società biancoceleste?
«C'è da lavorarci ancora sopra. I gruppi che ho avuto a disposizione sono stati favolosi anche per merito della collaborazione che ho avuto dai miei aiutanti. Ora il settore è in buone condizioni».

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