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24 novembre 2017

Spettacoli

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12.08.2017

Un selfie nel filò
Paolini fotografa
rischi e “manie”

Il pubblico al Forte di Primolano. Sotto Marco Paolini. FOTO PAROLIN
Il pubblico al Forte di Primolano. Sotto Marco Paolini. FOTO PAROLIN

Lorenzo Parolin

CISMON

È una bella boccata d’ossigeno che trasmette fiducia e serenità, il “Tecno-Filò” di Marco Paolini visto ieri (oggi si replica alle 18.30) al forte della Tagliata di Primolano. Teatro dal sapore buono, per un appuntamento che ci voleva. E sull’onda di un fuoriprogramma temporalesco, le fortificazioni fresche di restauro a un passo da Cismon hanno accolto un Paolini in gran forma. Qualche minuto per prendere le misure, e il monologo in prima nazionale firmato Operaestate Festival si rivela una riflessione in chiave filosofica sul rapporto tra reale e virtuale, su tecnologia e identità e sul ruolo della cultura nel mantenere la barra diritta sulla condizione di esseri umani. Il lavoro è ancora in fase di elaborazione e Paolini qualche volta si affida al mestiere, ma tra le battute a ripetizione su Donald Trump “che ha minacciato il cambiamento climatico dicendo che gli tirerà le bombe” o Megan Gale “il più grande filosofo del nostro tempo”, il tecno filò attraversa una novantina di minuti densi di spunti. Piacevolmente inevitabili i riferimenti ai nonni che vivevano senza televisione, alla tecnologia pre-internet e al marchio di fabbrica di Paolini, la ferrovia, ma a prescindere dalle necessità drammaturgiche, il lavoro con cui l’attore bellunese riflette sul mondo 4.0 integra bene elementi di fonti diverse. Così, sul palco passano la “Laudato si’” di Papa Francesco e lo stato di eccezione di Carl Schmitt. O, ancora, la rivoluzione culturale di Mao (“Una fortuna: se non ci fosse stata, i cinesi sarebbero quarant’anni avanti”), "La metamorfosi" di Franz Kafka e l’attività di ricerca al Mit di Boston. E, poi, il ruolo del teatro come luogo del dibattito e arena civica per eccellenza, e quello della parola “con la quale, davvero, si possono rifare in meglio le cose e il mondo”. Tutto questo, senza demonizzare la tecnologia, ma analizzandola accompagnando la platea a scoprire nelle pieghe di smartphone, app e selfie, la filigrana di umanità e buon senso con le quali il futuro potrebbe apparire pure più sorprendente e roseo del previsto. Il finale, a cornice dell’ondata di caldo appena passata, è un divertissement da veterano del palcoscenico che in un battito di ciglia salta da papa Francesco al più simile tra i suoi predecessori: “Tornate a casa e portate un po’ di umido ai vostri figli”. È talmente spontanea da sembrar preparata e nella spianata del forte sono applausi e risate: già di primo acchito il Tecno-Filò funziona.

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