19 marzo 2019

Spettacoli

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09.05.2016

Romeo e Giulietta
con Stivalaccio
diventa esilarante

Alessandra Agosti

VICENZA

Effervescenza e misura, improvvisazione e controllo, pizzichi di follia e tonnellate di competenza. Sono alcuni degli ingredienti con i quali Stivalaccio Teatro ha creato lo spettacoloRomeo e Giulietta – L'amore è saltimbanco, applauditissimo l'altra sera, al debutto provinciale, al Ridotto del Comunale di Vicenza.

È stato come assistere allo sbocciare di un fiore. Se infatti con Don Chisciotte il pubblico si è innamorato di questa giovane compagnia, all'epoca formata dal vicentino Marco Zoppello e dall'aretino Michele Mori, con questo secondo episodio delle vicende di Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni, comici dell'arte vissuti fra il XVI e il XVII secolo, le premesse si sono confermate in pieno, amplificate dalla presenza potente e vulcanica di Anna De Franceschi.

Nello spettacolo, l'attrice veneta veste i panni, disinvolti assai, di Veronica Franco, “cortigiana honorata” (anch'ella realmente esistita) di Venezia, città nella quale Giulio e Girolamo, scampati all'Inquisizione, tirano a campare come ciarlatani. Inattesa, il 15 luglio 1574, ai due arriva dalla Serenissima l'offerta di un lauto compenso, purché allestiscano Romeo e Giulietta in onore di Enrico III di Valois, futuro re di Francia. Ma dove trovare una giovane per la parte della candida Capuleti? Il ruolo finirà, naturalmente, nelle mani della Franco. E di più non sveleremo.

Nella consolidata coppia Zoppello-Mori, nel loro equilibrio tra il pragmatismo e la spavalderia di Pasquati e la sognante e dolce imbranataggine di Salimbeni, l'inserimento della De Franceschi-Franco ha l'effetto di un attivatore enzimatico: ne decuplica il dinamismo e l'efficacia, sia sulla scena, sia nell'interazione con il pubblico, prezioso valore aggiunto di Stivalaccio, gestito con sicurezza e intuito. È questo mix ben calibrato di ingredienti a far funzionare la formula magica elaborata dalla compagnia: rendere soggetto da commedia la commedia dell'arte stessa e trasformare in “maschera” chi la maschera la indossava per mestiere, in giro per l'Europa. Il tutto, scorrazzando impunemente nello spazio e nel tempo: fra testi shakespeariani non ancora scritti (nel 1574 il Bardo aveva 10 anni), fusi alla perfezione in un contesto condito di ogni ben di Dio, da versi di De André a Rocky, da Titanic ai cooking-show.

I tre attori sono acrobati dell'interpretazione, fluttuando leggeri e sicuri dentro e fuori i mille personaggi richiesti dalla storia, in un caleidoscopico stratificarsi di dialetti, maschere e situazioni, su e giù dal palco. Zoppello è un Pasquati adrenalinico, ordito forte sul quale i due compagni lavorano di caratterizzazione. Mori è un Salimbeni ingenuo e tenerissimo, Romeo dall'accento toscano ed esilarante frate Lorenzo in versione napoletana e maneggiona. De Franceschi è panna montata al peperoncino, fine trasformista della voce e della gestualità, Veronica dalla scorza dura, Giulietta un po' rimba e Balia romagnola amante del gossip.

Applausi scroscianti. Consigliato? Di più.

AGOSTIA
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