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24 settembre 2017

Spettacoli

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25.06.2017

La “santa” non muore, il paese si indigna

Il trio di attrici in scena questa sera a Crespano del Grappa
Il trio di attrici in scena questa sera a Crespano del Grappa

Alessandro Comin

CRESPANO DEL GRAPPA

La Madonna appare a una giovane e le predice giorno e ora della morte. Baciato da questo destino triste ma che deve diventare per forza gioioso, scaturendo dalla volontà divina, un piccolo paese della provincia veneta costruisce insperate fortune. Ma il momento del decesso passa senza che accada nulla, e alla delusione subentreranno derisione, riprovazione e rimozione. Anche se la donna sarà condannata a vivere ancora a lungo con le gambe paralizzate.

È una storia vera, quella che oggi verrà presentata in prima nazionale sotto forma di opera teatrale. L’ha scoperta, nel Veronese, la scrittrice e attrice Susanna Bissoli, che ha conosciuto la protagonista. Ne è nato lo spettacolo ”L’è morta ma ghe bàte el cor”, in programma con doppia rappresentazione (alle 18.30 e alle 21) a Crespano del Grappa, al Belvedere dell’ex convitto Maria Bambina. Il progetto è stato messo a punto insieme alla drammaturga Letizia Quintavalla e all’attrice Rosanna Sfragara. Il trio ha già lavorato insieme anni fa sul tema del velo islamico.

Gli appuntamenti di oggi si inseriscono nell’ambito della rassegna “Centorizzonti - Paesi & Paesaggi”, organizzata da Echidna. La giornata è dedicata all’accostamento tra sacro e profano, perché a chi fosse interessato vengono proposte anche le visite guidate alle terre di Ezzelino, dal Colle di Romano al Santuario della Madonna del Monte sul Colle Castellaro a San Zenone, a cura dell’Academia Sodalitas Ecelinorum (info www.echidnacultura.it).

La vicenda de “L’è morta” risale al 1948. Dopo la presunta apparizione, comincia il flusso di pellegrini e curiosi che fa la fortuna degli abitanti del paese: si affittano stanze e parcheggi per biciclette, si vendono ai fedeli sacchetti di terra scavata dal cortile della donna. Ma la “santa” beffa tutti e non muore, e poco importa che quella notte sia comunque colta da una misteriosa infermità che non la farà più uscire di casa. Quello che sembrava il riscatto anche economico di una comunità finirà con il dileggio e la cacciata del parroco.

Nella tradizione di Centorizzonti, l’allestimento dello spettacolo è particolare: gli spettatori saranno disposti in cerchio intorno agli attori, quasi come un coro tragico, a replicare la folla radunata sotto la casa del prodigio.

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