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18 settembre 2018

Spettacoli

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11.09.2018

Il desiderio di possesso e la strage scongiurata

Carlo Massari di C & C Company
Carlo Massari di C & C Company

VALDAGNO La crudeltà nelle relazioni e meccanismi di potere, legati al tema “Domino” scelto per la settima edizione di Crash Test al Palalido a Valdagno, sono stati sviluppati dagli spettacoli in gara nella seconda giornata di concorso con due linguaggi diversi: da “Beast without beauty” della bresciana C& C Company attraverso la danza e con un teatro dal lessico estremizzato in “Str(a)ge” dei romani bologninicosta. In “Beast without beauty” (“Bestia senza bellezza”) i danzatori e performer Carlo Massari ed Emanuele Rosa, sotto lo sguardo del personaggio osservatore, immobile ma presente, di Giuseppina Randi, riescono completamente, con i loro movimenti, sguardi ed effetti sonori, nell’intento di rappresentare la violenza borghese, dove, nella rincorsa per un ruolo di prestigio sociale, tutti lottano contro tutti e dilaga un perverso desiderio di possesso sessuale. L’unico deterrente al non aggredire l’altro è, in un ambiente dove regnano l’apparenza e la finta buona educazione, il timore superficiale di non sbavarsi il trucco o rovinarsi la messa in piega. Ed ecco, quindi, che anziché a colpi di coltello, la guerra nascosta e repressa, fino all’implosione finale, si gioca a colpi di cinismo, meschinità ed opportunismo. Incontro con gli artisti, cambio palco e la scena passa a “St(r)age” con Aurora Di Gioia, Giorgia Narcisi, Daniele Tagliaferri e Andrea Zatti, per la regia e drammaturgia di Sofia Bolognini. Alla base del lavoro c’è un progetto di ricerca sociale, con interviste con giovani attori e registi i cui dati raccolti sono stati sintetizzati in questo allestimento performativo mediante una storia inventata. Si mostra, con un linguaggio senza sconti (forse troppo hardcore) il lato peggiore del “dietro le quinte” dell’ambiente teatrale, nella gavetta, spesso umiliante, nella smaniosa ricerca di un posto di lavoro e di una speranza, con personaggi addolorati, confusi ed isolati. Ne esce una immagine di questo contesto teatrale, ben lontana dall’ideale trionfo di arte e bellezza, ma, di gran lunga, più simile ad un ring dove prevalgono la violenza, le offese, le aggressioni. Il rischio di un (seppur finto) suicidio di massa c’è, in un momento di alta tensione, con tanto di attori schierati davanti alla platea a fine spettacolo, con una pistola giocattolo in mano e un timer per il conto alla rovescia proiettato sullo schermo. Due persone del pubblico si alzano e invitano i protagonisti a deporre le armi. Il teatro, nel senso più alto, non può e non deve morire. L.GU.

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