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18 novembre 2018

Spettacoli

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09.09.2018

Domino, gioco di potere ispirato a Orwell e Huxley

Laura Guarducci VALDAGNO Volge al termine la settima edizione di “Crash Test Festival” a Valdagno dedicato al contemporaneo, che ha sviscerato, nei più diversi linguaggi, il tema “Domino, il gioco del potere”. Oggi 9 settembre, come evento di chiusura, andrà in scena alle 20.30 al Palalido lo spettacolo fuori concorso, ad ingresso gratuito, “Domino”, a seguito del quale sarà svelato il nome della compagnia vincitrice decretata dalla giuria. Per l’intera giornata, si svolgeranno molte attività collaterali in più luoghi. Come da tradizione, in sala Marzottini in viale Gaetano Marzotto, si terranno, dalle 9.30 alle 18, i laboratori pratici gratuiti con le compagnie finaliste esibitesi nei giorni precedenti, della durata di due ore ciascuno, nell’ordine Snc Granara Mariottini Sorrentino Strazza, Compagnia Ragli, C& C Company e bologninicosta (per partecipare, è necessario aver inviato una mail, entro la sera precedente, a info@crashtestfestival.it). Alle 19, nel “salottino” allestito al Palalido, avrà luogo l’ultimo incontro del workshop “Spettatori Critici” condotto da quattro giovani critici ed aperto a chiunque voglia affinare le “tecniche” di comprensione di un lavoro teatrale. La kermesse, organizzata dal giovane collettivo “Livello 4”, si chiuderà al Palalido, luogo principale di svolgimento del festival, con la visione , alle 20.30, dello spettacolo fuori concorso “Domino” della compagnia ferrarese “Teatro Nucleo”, intitolato come il tema di quest’anno ed ispirato a romanzi quali “1984” di Orwell, “Il mondo nuovo” di Huxley e “Il racconto dell’ancella” di Atwood. La regia è di Natasha Czertok, in scena con gli attori Annamaria D’Adamo, Daniele Giuliani, Marco Luciano, Martina Pagliucoli, Veronica Ragusa, Chiara Venturini. In un presente distopico, i personaggi si muovono come pedine di un gioco crudele, freddi ingranaggi e funzioni di un sistema perverso che sembra non lasciare scampo. Cuore del gioco è un misterioso meccanismo di selezione al quale sono sottoposte le quattro donne protagoniste, sorvegliate e condotte da tre guardie dal sorriso perenne e inquietante. Lo spettacolo, tramite un linguaggio multidisciplinare, che va dalla danza, all’uso delle proiezioni, al teatro e alla musica, vuole portare l’attenzione sulla progressiva diminuzione di beni primari, sulla concreta, lenta e graduale perdita della libertà di pensiero, sull’innalzarsi di nuovi muri e frontiere anche sociali, sulla poesia come strumento di salvezza, sul bisogno di credere in qualcosa o qualcuno e la rivolta come atto necessario. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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